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martedì 30 Giugno 2026
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Protesi robotica, dalla Scuola Sant’Anna una nuova interfaccia a controllo magnetico per il ripristino della cinestesia

PISA – Un nuovo passo avanti per la protesica robotica arriva dai laboratori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Un gruppo di ricercatori ha sviluppato un’interfaccia capace di restituire a chi indossa una mano artificiale la percezione del movimento, superando un ostacolo storico per chi ha subito un’amputazione: la perdita della cinestesia.

La cinestesia è la capacità, naturale e intuitiva, di percepire la posizione e il movimento dei propri arti nello spazio senza doverli guardare. Chi perde una mano e utilizza una protesi tradizionale si ritrova privato di questa sensazione, rendendo l’uso del dispositivo meccanico meno fluido e naturale.

Per risolvere questo limite, il team pisano ha messo a punto la myokinetic kinesthetic interface (MKkI). La tecnica prevede l’impianto mininvasivo di piccoli magneti all’interno dei muscoli residui dell’avambraccio. Questi magneti vengono fatti vibrare da bobine esterne, chiamate solenoidi, che agiscono da remoto. Questa vibrazione stimola in modo mirato esclusivamente la muscolatura, generando sensazioni di movimento analoghe a quelle reali.

L’interfaccia è stata integrata con la mano robotica Mia Hand, prodotta dalla spin-off Prensilia, e testata per sei settimane su un paziente di 34 anni. I risultati hanno mostrato che, grazie agli stimoli, il paziente è stato in grado di percepire l’apertura e la chiusura della mano artificiale con movimenti coordinati.

Il dottor Federico Masiero, primo autore dello studio, ha spiegato che si tratta di una “stimolazione intracorporea” che non richiede alcun contatto con la pelle, distinguendosi dalle tecniche tradizionali che utilizzano vibrazioni superficiali, spesso imprecise perché attivano anche i recettori cutanei.

Il progetto guarda ora al futuro. Dopo la validazione di questo dimostratore preliminare, il gruppo di ricerca guidato dal professor Christian Cipriani punta alla realizzazione di un impianto permanente. Tale sviluppo, sostenuto dal Piano Nazionale Complementare al PNRR tramite il progetto Fit 4 Medical Robotics, permetterà di testare l’efficacia dell’interfaccia su periodi prolungati e con un numero maggiore di persone.

I risultati ottenuti dal team italiano sono stati messi a confronto con quelli di una ricerca indipendente condotta dalla Cleveland Clinic negli Stati Uniti. La collaborazione tra le due istituzioni ha confermato che la percezione del movimento, a livello della mano, viene vissuta come un gesto coordinato delle dita, validando ulteriormente la validità dell’approccio proposto.

REDAZIONE

© Riproduzione riservata

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