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La popolazione europea cresce: 452 milioni di abitanti grazie all’immigrazione

La popolazione dell’Unione europea ha raggiunto la quota stimata di 452 milioni di abitanti, un incremento di oltre 700.000 persone rispetto all’anno precedente grazie esclusivamente ai flussi migratori che compensano il calo naturale delle nascite. Secondo gli ultimi dati estratti da Eurostat a luglio 2026, l’Ue ha registrato un aumento demografico per il quinto anno consecutivo, superando la flessione causata dalla pandemia nel 2021.

Se guardiamo indietro nel tempo, la crescita è stata costante ma ha cambiato radicalmente velocità: nel 1960 gli abitanti erano 354,5 milioni, il che significa un aumento di 97,5 milioni di persone in circa sessant’anni. Ma mentre negli anni ’60 la popolazione aumentava in media di 3 milioni di persone all’anno, nell’ultimo decennio (2010-2020) il ritmo è sceso drasticamente a soli 0,6 milioni annui.

È la Germania a confermarsi il Paese più popoloso con 83,5 milioni di abitanti, seguita dalla Francia (69,1 milioni) e dall’Italia (58,9 milioni). Questi tre Stati, insieme, ospitano quasi la metà (47%) dell’intera popolazione dell’Unione.

Perché l’Europa non cresce più “da sola”

La notizia centrale che emerge dai dati demografici è il perdurare del saldo naturale negativo. Dal 2012, il numero dei decessi in Europa supera stabilmente quello dei nati vivi. Nel corso del 2025, questa forbice si è ulteriormente allargata: si sono registrati 3,46 milioni di nati vivi a fronte di 4,81 milioni di decessi.

Questo squilibrio ha generato una perdita “naturale” di circa 1,35 milioni di persone. Gli esperti di Eurostat sottolineano che questo trend è destinato a continuare a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dei tassi di fertilità che rimangono su livelli storicamente bassi. In questo scenario, la tenuta numerica del continente dipende ormai quasi interamente dalla capacità di attrarre persone dall’esterno.

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Il motore della crescita: l’immigrazione netta

A bilanciare il vuoto lasciato dalla denatalità è stata la migrazione netta positiva, pari a +2,05 milioni di persone nel 2025. È questo massiccio apporto che ha permesso alla popolazione totale dell’Ue di chiudere l’anno con un segno positivo di circa 0,7 milioni di unità. Ma non tutti i Paesi vivono però la stessa realtà:

  • Crescita trainata solo dai migranti: in 10 nazioni, tra cui Francia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi, la popolazione è aumentata solo grazie agli arrivi, poiché il numero dei morti superava quello dei nati.
  • Paesi in calo nonostante gli arrivi: in altri 9 Stati, inclusa l’Italia, la Germania e la Polonia, l’immigrazione non è stata sufficiente a coprire il deficit naturale, portando a una diminuzione della popolazione totale.
  • Le eccezioni positive: solo 6 Paesi (tra cui Danimarca, Irlanda e Svezia) hanno registrato sia un aumento naturale (più nati che morti) sia un saldo migratorio positivo.

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Regolari e residenti: da dove arrivano i nuovi cittadini extra-Ue?

Per comprendere la demografia europea, è fondamentale guardare ai flussi regolari analizzati da Eurostat per il 2023 e il 2024. Nel 2023, sono stati 4,4 milioni gli immigrati giunti nell’Ue da paesi extra-comunitari. La Spagna (24%), la Germania (21%) e l’Italia (9%) sono state le mete principali.

Nel 2024, gli Stati membri hanno rilasciato 3,5 milioni di primi permessi di soggiorno a cittadini non europei. Le nazionalità più rappresentate sono state quella ucraina (295.000 permessi), indiana (192.000), marocchina (188.000) e siriana (186.000). È interessante notare le motivazioni: il lavoro è la ragione principale (32%), seguita dai ricongiungimenti familiari (27%) e dallo studio (16%). In particolare, nel 2024 sono state emesse circa 78.100 Carte Blu per lavoratori altamente qualificati, di cui ben il 72% rilasciate dalla sola Germania.

Il peso degli ingressi irregolari sulla demografia

Un elemento spesso confuso con la statistica demografica generale è quello degli ingressi irregolari. I dati Frontex aggiornati al primo semestre del 2026 indicano che i passaggi irregolari verso l’Ue sono diminuiti del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con circa 39.000 rilevamenti preliminari. Il calo è vistoso sulla rotta dell’Africa occidentale (-71%) e su quella del Mediterraneo centrale (-59% rispetto al 2023), mentre l’unica rotta in aumento è quella del Mediterraneo occidentale (+46%), principalmente dall’Algeria.

Cosa rappresentano questi dati per la demografia? I flussi irregolari dominano spesso il dibattito pubblico, ma pesano numericamente molto meno sulla crescita totale rispetto ai milioni di ingressi regolari (lavoro, famiglia, studio) che vengono registrati ufficialmente nelle anagrafi. La crescita di 452 milioni di abitanti è dunque lo specchio di una migrazione “stanziale” e regolarizzata che serve a compensare un’Europa che, per ragioni naturali, perderebbe ogni anno oltre un milione di residenti.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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