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Come il caldo cambia le abitudini di caprioli e daini in Toscana: lo studio su Integrative Zoology

Il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature estive stanno modificando le abitudini degli animali selvatici nei boschi toscani. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Integrative Zoology ha analizzato come il caldo, unito alla presenza del lupo e dell’uomo, influenzi il comportamento di due specie di ungulati: il capriolo e il daino.

La ricerca ha coinvolto otto aree protette del centro Italia, con una forte concentrazione in Toscana, tra cui il Parco Regionale della Maremma e diverse riserve naturali come Alpe della Luna, Acquerino-Cantagallo e le foreste dei bacini del Merse. Attraverso l’utilizzo di fototrappole attive nelle estati comprese tra il 2021 e il 2023, i ricercatori hanno raccolto dati per circa 12.400 giornate di monitoraggio in 196 siti differenti. Il lavoro è stato condotto da un team di studiosi supportato, tra gli altri enti, dalla Regione Toscana e dall’Università di Siena.

I risultati mostrano strategie di adattamento differenti tra le due specie per difendersi dall’afa. Entrambi gli erbivori tendono a ridurre le proprie attività diurne quando le temperature si alzano, per limitare il dispendio energetico e lo stress termico. Il capriolo, tuttavia, reagisce alle giornate più calde spostando i propri movimenti durante le ore notturne, accettando il rischio di incontrare predatori pur di trovare refrigerio.

Al contrario il daino, originariamente meglio adattato ai climi semi-aridi e fisiologicamente più tollerante alle alte temperature, mostra una risposta diversa. Questa specie non aumenta in modo marcato la propria vita notturna per sfuggire al calore, ma regola i propri ritmi cercando un compromesso spaziale e temporale per evitare i lupi, le cui abitudini di caccia si concentrano soprattutto di notte.

L’indagine ha preso in esame anche l’impatto del disturbo antropico. Nelle aree monitorate, la presenza umana legata alle attività ricreative diurne non ha generato alterazioni significative nei ritmi degli ungulati. Questo dato è spiegabile dal fatto che i parchi analizzati risultano relativamente poco disturbati e presentano densità di visitatori basse e sostenibili.

La mappatura di queste dinamiche offre strumenti utili per la gestione e la conservazione faunistica. Con la prospettiva di un progressivo prolungamento della stagione estiva e il costante aumento del riscaldamento globale, la capacità flessibile degli animali di adattare i propri ritmi biologici diventerà un fattore essenziale per la vitalità delle popolazioni selvatiche.

REDAZIONE

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