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Le farfalle più belle sono le più protette: lo studio delle Università di Firenze e Pisa sul pregiudizio estetico

L’aspetto visivo di una specie animale influenza le decisioni sulla sua tutela e l’interesse della comunità scientifica. È quanto emerge dallo studio internazionale Beauty Bias in Butterfly Conservation and Research, pubblicato sulla rivista Current Biology. La ricerca è stata coordinata da Leonardo Dapporto e Mariagrazia Portera dell’Università di Firenze, con il contributo attivo di Alessandro Cini, docente del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, figurante tra gli autori principali del progetto.

L’indagine ha coinvolto oltre 21.000 persone da più di cento Paesi, chiamate a esprimere un giudizio sull’estetica di centinaia di farfalle europee. I ricercatori hanno poi incrociato le valutazioni con il volume di pubblicazioni scientifiche dedicate alle singole specie, l’interesse del pubblico su piattaforme come iNaturalist e Flickr, la presenza negli strumenti normativi europei e il livello di rischio indicato nelle Liste Rosse della Iucn.

I risultati confermano l’esistenza di un ‘beauty bias’, un pregiudizio estetico che ha orientato le strategie di conservazione. Le farfalle giudicate più belle hanno attratto precocemente l’attenzione pubblica e scientifica, ottenendo di conseguenza maggiori tutele legali e finanziamenti. Al contrario, il meccanismo rischia di ignorare le reali priorità ecologiche: diverse specie minacciate ma visivamente meno appariscenti continuano a ricevere risorse insufficienti a causa di logiche decisionali radicate nei decenni passati.

Le implicazioni di questo fenomeno si estendono oltre l’ambito dei lepidotteri. “Se il bias estetico gioca un ruolo anche all’interno di un gruppo di insetti particolarmente amato e percepito positivamente dall’opinione pubblica, è facile immaginare quanto possa essere ancora più determinante quando la società deve decidere quali animali proteggere, confrontando specie percepite in modo molto diverso: dai mammiferi considerati ‘teneri’ e dagli uccelli variopinti fino a ragni, vespe, calabroni e mosche”, ha spiegato il professor Cini.

Molti organismi ritenuti sgradevoli o inutili ricoprono ruoli fondamentali per l’equilibrio ambientale. “La loro protezione non dovrebbe dipendere da quanto ci piacciono, ma dallo stato di salute delle loro popolazioni, poiché tutti hanno importanza all’interno degli ecosistemi”, ha concluso il ricercatore, auspicando politiche di tutela basate esclusivamente sull’importanza ecologica e sul reale rischio di estinzione.

REDAZIONE

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