PISA – L’eccellenza clinica e sanitaria dell’azienda ospedaliero universitario pisana è palpabile nelle sale dell’elettrofisiologia del reparto di cardiologia 2. Qui l’equipe di aritmologi interventisti riceve pazienti da tutt’Italia per la cura dei disturbi del ritmo cardiaco, per la cura (alternativa ai farmaci) della fibrillazione atriale, per l’impianto di elettrocateteri e la rimozione di quelli infetti o malfunzionanti con un metodo pionieristico e innovativo nato proprio a Pisa e poi negli anni copiato in tutto in mondo. Ed è da qui che è iniziata la visita – la seconda in pochi mesi – all’ospedale di Cisanello di Pisa dell’assessora alla sanità e alle politiche sociali della Toscana, Monia Monni.
“Questa visita, come le altre nelle varie aziende – dichiara -, è per toccare con mano le eccellenze sul territorio”.
L’eccellenza di Pisa, oltre che in cardiologia, è evidente anche negli altri reparti visitati dall’assessora. È palpabile nella radiologia interventistica, dove si trova uno degli angiografi di ultima generazione acquisito di recente con i fondi Pnrr: una struttura dove si effettuano da anni procedure di alta tecnologia per salvare arti in pazienti con ischemia critica ulcerativa, dove si installano shunt in pazienti cirrotici scompensati in attesa di trapianto o dove si effettuano interventi di radioembolizzazione trans-catetere in pazienti oncologici, drenaggi biliari, embolizzazioni di arterie lesionate o di aneurismi viscerali, embolizzazioni innovative per l’ipertrofia prostatica e fibromi uterini, oltre ad esami radiologici di routine.
La presenza di macchinari all’avanguardia è altrettanto palpabile In tutto il dipartimento di medicina radiologica, nucleare e di laboratorio dell’azienda si contano, fra le grandi apparecchiature di ultima generazione, sette angiografi, nove Tc e cinque risonanze magnetiche, di cui una 1.5 Tesla, un’apparecchiatura molto avanzata.
C’è anche un progetto che riguarda i malati di leucemia, illustrato all’assessora: uno studio, CartoALL, finanziato da Aifa e di cui l’Aooup è capofila, insieme all’Università di Pisa, un lavoro che si avvale della collaborazione con l’Irccs Istituto Romagnolo per lo studio dei tumori Dino Amadori di Meldola e dell’università di Bologna. L’obiettivo è sviluppare la prima terapia CAR-T italiana per la cura della leucemia linfoblastica acuta T e dei linfomi periferici a cellule T recidivati o refrattari (tumori rari del sangue e del sistema linfatico altamente aggressivi dovuti alla crescita anomala e incontrollata dei linfociti T, i globuli bianchi deputati alla difesa immunitaria).
Non da meno è la farmacia ospedaliera del Santa Chiara, ulteriore tappa della visita: la struttura produce farmaci galenici per terapie onco-ematologiche ed è impegnata in progetti innovativi di efficientamento. Quanto alle malattie rare, la Toscana ha da anni un ruolo da leadership e Pisa è centro di coordinamento della rete di riferimento europea per le malattie rare e complesse del tessuto connettivo e muscoloscheletriche.
La difesa del sistema sanitario pubblico devo però fare i conti su risorse nazionali che non vanno di pari passo con l’aumento dei costi, sulla demografia che evolve e su bisogni di salute che cambiano.
“Stiamo facendo – spiega l’assessora Monni – una riflessione su come necessariamente riorganizzare le nostre reti ospedaliere in un’ottica di innovazione e risparmio. Per farlo è utile parlare e ragionarne proprio insieme ad operatori ed operatrici, direttori generali, direttori sanitari e direttori amministrativi”.
Non si tratta di tagliare, chiarisce l’assessora, ma di valorizzare le eccellenze: si tratta non di arretrare nelle cure offerte ai cittadini ma anzi migliorarle laddove possibile, difendendo l’impianto pubblico ed universalistico del sistema sanitario.
“Abbiamo bisogno di tenere insieme il sistema sanitario più pubblico d’Italia, che è quello toscano – rimarca Monni – e per farlo dobbiamo riuscire ed essere più efficienti, dobbiamo innovare e migliorare la qualità della cura: dobbiamo riformare il concetto stesso di cura, che deve girare attorno alla persona, e spingere su un’impostazione di lavoro dove sempre più peso avranno le equipe multidisciplinari”.
“Quindi – conclude – dobbiamo capire dove ci sono le eccellenze da spingere ulteriormente in avanti e dove ci sono invece funzioni duplici in presidi che magari sono anche vicini e che possono essere razionalizzate, per investire e continuare a crescere in innovazione e tecnologia e per offrire una risposta di altissima qualità a tutte e a tutti”
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