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Inflazione, Caselli( Bocconi): “Manovra punti su potere d’acquisto e crescita, le accise hanno le gambe corte”

(Adnkronos) – L’inflazione torna a preoccupare e, con una crescita fragile, il rischio maggiore per l’Italia è che il Pil rallenti fino ad avvicinarsi allo zero. Stefano Caselli, professore di Finanza e direttore di SDA Bocconi, ha spiegato all’Adnkronos perché la priorità della prossima Manovra deve essere difendere il potere d’acquisto e rafforzare la crescita con l’utilizzo del risparmio privato. 

Professor Caselli, l’inflazione ad agosto ha segnato un nuovo picco, come va letto il dato?
 

“L’inflazione c’è e deve essere osservata con grande attenzione, perché rappresenta un pericolo per qualsiasi sistema economico. Ha però due facce. Da un lato c’è la crescita dei costi, questa volta fortemente legata all’energia, che si trasferisce anche sui trasporti, dall’altro ci sono le aspettative, cioè la percezione di quanto a lungo possa durare questa fase. Entrambi gli aspetti sono pericolosi perché finiscono per ridurre il potere d’acquisto delle famiglie. Bisogna quindi intervenire con lucidità e lungimiranza”. 

A trainare l’accelerazione sono soprattutto energia e carburanti. Quanto è concreto il rischio che lo shock si trasferisca al resto dell’economia, rendendo l’inflazione più persistente?
 

“Il rischio è molto concreto, perché energia, carburanti e trasporti attraversano l’intero sistema economico: riguardano le famiglie ma anche le imprese, dalle più piccole alle più grandi. Occorre quindi agire su entrambi i fronti: direttamente sui costi, contrastando il caro-prezzi, e sulle aspettative. La percezione dell’inflazione dipende infatti anche da quanto famiglie e imprese pensano possa durare la crescita dei prezzi”. 

Il Governo è intervenuto prorogando ancora lo sconto sulle accise…
 

“Nel brevissimo periodo è una scelta corretta, perché consente di alleviare la pressione dei costi su famiglie e imprese e contemporaneamente dà il segnale che si sta intervenendo. Ma le accise hanno le gambe corte: la loro riduzione non può continuare per sempre e questo è evidente anche a cittadini e imprese, quindi non riesce a incidere davvero sulle aspettative. Inoltre genera un beneficio indifferenziato, sia per chi ha un’elevata capacità di spesa sia per chi ne ha poca. Nel lungo periodo non è sufficiente a fermare l’inflazione e bisogna ragionare su altri strumenti”. 

Con risorse pubbliche limitate, quale dovrebbe essere allora la priorità della manovra: famiglie o imprese?
 

“Le poche risorse disponibili dovrebbero essere concentrate innanzitutto sulla perdita di potere d’acquisto. Per le famiglie si potrebbe intervenire, ad esempio, sulla tredicesima e sulla tassazione dei salari più bassi, dando maggiore capacità di spesa a chi è maggiormente in difficoltà. Sul fronte delle imprese si potrebbe invece ridurre la fiscalità sulle aziende più piccole. Significa concentrare le risorse su famiglie e imprese con minore capacità di spesa: sarebbe un segnale più concreto rispetto al semplice intervento sulle accise”. 

E nel medio-lungo periodo?
 

“Bisogna intervenire sulle aspettative attraverso una vera politica energetica. Occorre lavorare sulle raffinerie, che rappresentano un collo di bottiglia sul fronte dei carburanti, sulla liberalizzazione del mercato e sul controllo dei prezzi. E poi serve un segnale forte sulle altre fonti energetiche, a partire dal nucleare, perché indicherebbe la volontà dell’Italia di diventare più autonoma dal punto di vista energetico. La partita va giocata contemporaneamente sul breve e sul lungo periodo”. 

Con l’inflazione che torna a salire e una crescita ancora fragile, qual è oggi il rischio maggiore per l’Italia?
 

“Il rischio maggiore è che la crescita del Pil rallenti fino ad avvicinarsi allo zero. Lo scenario geopolitico e l’incertezza non aiutano. La crescita resta però l’elemento più importante perché consente di affrontare contemporaneamente inflazione, debito e incertezza. Per sostenerla non possiamo utilizzare soltanto risorse pubbliche, che sono scarse e devono fare i conti con deficit e debito: dobbiamo mobilitare maggiormente le risorse private”. 

Si riferisce al risparmio delle famiglie?
 

“Sì. In Italia abbiamo circa 6.400 miliardi di euro di risorse finanziarie nelle mani delle famiglie, una quantità straordinaria di risparmio. Questo non significa spingere le famiglie verso investimenti avventurosi, ma creare le condizioni perché una parte di queste risorse possa arrivare maggiormente all’economia reale: finanziamento delle imprese e sostegno ai progetti infrastrutturali. È una leva fondamentale per attivare la crescita” 

Quindi anche la prossima manovra dovrebbe puntare a mobilitare il risparmio privato?
 

“Assolutamente. Nella manovra e nei provvedimenti collegati bisogna ragionare con grande attenzione sugli strumenti capaci di convogliare una parte del risparmio verso l’economia reale, innanzitutto in Italia e poi nel contesto europeo. È una delle partite più importanti, perché abbiamo bisogno di nuove leve per spingere la crescita del Pil”. 

La possibile uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo che cosa rappresenterebbe?
 

“Sarebbe un segnale molto forte per i mercati. Altri Paesi, in Europa e a livello internazionale, stanno facendo maggiore ricorso al deficit e aumentando il debito, e questo riporta al centro il tema della sostenibilità dei conti pubblici e della spesa per interessi. Se l’Italia riuscisse a mostrare disciplina di bilancio, darebbe un messaggio importante”. 

Con quali conseguenze per l’economia?
 

“Significherebbe dimostrare che l’Italia vuole evitare di destinare troppe risorse al pagamento degli interessi sul debito e utilizzarle invece per sostenere la crescita. Sarebbe anche il segnale di un Paese che vuole crescere non attraverso nuovo debito, ma utilizzando altre strade, compresa la mobilitazione del risparmio privato. Non risolverebbe tutti i problemi, ma sarebbe un segnale molto forte e ci permetterebbe di concentrarci maggiormente sulla crescita”. 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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