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“Io mamma a 44 anni: un dono! Per i miei figli rifiuto il 99% dei lavori”

A 46 anni, con alle spalle 30 anni di carriera nel mondo della moda e 12 anni consecutivi in cima alla classifica Forbes delle modelle più pagate al mondo (2005-2016), Gisele Bündchen ha scelto di riscrivere le regole della propria vita. Nell’intervista per il numero 377 della rivista i-D (“The Mother Issue”), la supermodella brasiliana ha raccontato come la maternità a 44 anni sia stata un dono e quanto sia fiera della sua decisione di rifiutare circa il 99% delle proposte di lavoro che le vengono offerte. Non per tutte le donne, questa però, può essere una scelta libera. Scopriamo perché.

Il “dono” di Gisele

Nella sua casa nel nord di Miami, ogni potenziale ingaggio viene pesato su una bilancia affettiva: Bündchen si chiede sempre se accettare quel lavoro le farebbe perdere momenti irripetibili, come la partita di pallavolo della figlia Vivian, una passeggiata al parco con il figlio neonato o una sessione in cui il primogenito Benjamin fa il dj. Per proteggere questo spazio di serenità domestica, la modella ha persino silenziato il telefono, rimuovendo suonerie e sveglie.

Aver avuto un bambino in età matura – il più piccolo ha 16 mesi – rappresenta per lei un “dono” speciale. Gisele ha spiegato di trovarsi in una fase della vita in cui è pienamente realizzata, non sente più il bisogno di dimostrare nulla a nessuno e non si cura dei giudizi altrui. I figli le offrono l’opportunità di “vivere di nuovo” e ritrovare la meraviglia nelle piccole cose quotidiane. Questo momento felice si contrappone nettamente ai suoi vent’anni, quando si trovava sulla “ruota del criceto”: “Lavoravo fino a 360 giorni all’anno”, ha raccontato. Quella frenesia, culminata in attacchi d’ansia e panico a metà anni Duemila, l’ha spinta verso la ricerca interiore, la meditazione, lo yoga e il sollevamento pesi tre volte a settimana. Oggi Bündchen ridefinisce il successo: non più potere, denaro o fama, ma la capacità di trascorrere tempo con i propri figli e lasciare loro il ricordo di essere stata una grande madre.

L’83% delle donne under 35 è spesso stanca: 8 su 10 non hanno un’ora al giorno per se stesse

L’altra faccia della medaglia: in Italia la conciliazione è un obbligo

Se per Gisele Bündchen il rifiuto del lavoro rappresenta il culmine dell’autonomia personale, ci sono realtà in cui diventa un obbligo per conciliare la professione con la vita privata. A fotografare l’altra faccia della medaglia sono i più recenti dati Istat i quali hanno rilevato come in Italia la conciliazione tra impiego e vita familiare sia per molti una vera e propria trappola strutturale.

I dati ufficiali dell’istituto di statistica tracciano un quadro segnato da un netto divario di genere e da un forte sovraccarico di lavoro non retribuito.

Nei giorni festivi, ad esempio, le donne dispongono di 42 minuti in meno di tempo libero rispetto agli uomini (4 ore e 28 minuti contro 5 ore e 10 minuti). Il motivo risiede nel fatto che il loro carico di lavoro domestico e di assistenza familiare è pari a una volta e mezza quello maschile (3 ore e 52 minuti contro 2 ore e 35 minuti). Nelle giornate feriali, mentre gli uomini dedicano il tempo non libero prevalentemente al lavoro o allo studio (49,3%) e solo per il 19,9% alla cura della casa, le donne dividere la giornata quasi equamente tra lavoro/studio (35,2%) e mansioni domestiche/familiari (36,3%), subendo uno svantaggio di 19 minuti di tempo libero al giorno.

Nella fascia critica dei 35-54 anni, caratterizzata dai maggiori impegni familiari e professionali, la durata complessiva delle attività quotidiane supera le 12 ore e mezza al giorno. In questa fascia d’età, il tempo libero scende al minimo (2 ore e 31 minuti, meno del 20% della giornata), schiacciato dalle ore dedicate al lavoro domestico e di cura (3 ore e 43 minuti) e a quello professionale o di studio (oltre 6 ore e mezza). Inoltre, nei giorni feriali, il 5,9% della popolazione complessiva (e il 7,4% delle casalinghe) dichiara di non avere mai neppure un singolo momento di tempo libero.

Il lavoro, inoltre, spesso invade la vita privata in modo dirompente: il 45,6% degli occupati svolge mansioni lavorative durante il tempo libero o fuori dall’orario abituale. Le ragioni principali sono l’eccessivo carico di lavoro (30,6%), la necessità di terminare attività arretrate (32,6%) e un forte senso del dovere (25,4%). Per chi lavora da casa o in smart working, lo sconfinamento del lavoro nel tempo libero riguarda addirittura il 77,3% degli occupati.

In altre parole, se per la supermodella brasiliana, il potere di dire “no” al 99% delle opportunità lavorative nasce da una solida sicurezza economica, conquistata con anni di sacrifici, e dalla possibilità di plasmare il tempo sulle esigenze dei propri figli; molte altre donne, al contrario, rinunciano al lavoro o ridimensionano la carriera perché costrette da un sistema che scarica interamente sulle spalle dei privati – e in particolare delle donne – il peso della cura domestica e familiare. Il tempo di qualità con i propri figli, dunque, oscilla tra l’essere la massima espressione di libertà individuale e l’esito di una rinuncia forzata.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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