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“Correre a piedi nudi per due libri non è eroismo, è un fallimento sociale”: il caso Ramabai Ranveer divide il web

Non aveva scarpe da corsa, non aveva mai seguito un allenamento sportivo e indossava il sari di tutti i giorni. Quando il 29 agosto è partita la corsa comunitaria di tre chilometri ad Ambajogai, nel distretto di Beed nello Stato indiano del Maharashtra, Ramabai Ranveer aveva in testa un solo obiettivo: tagliare il nastro prima di tutte per incassare il premio in denaro destinato all’acquisto dei libri di studio per le sue figlie.

Vedova di 47 anni, Ranveer lavora come cuoca e mantiene da sola le due ragazze, Pooja e Arti. Di fronte al costo insostenibile dei testi necessari per la loro formazione e la preparazione ai concorsi pubblici, la donna ha visto nella competizione locale, organizzata per le celebrazioni di un istituto scolastico, l’unica soluzione.

Il caso: 3 chilometri in sari e a piedi nudi per 30 euro

Dopo aver perso le ciabatte nei primi metri del percorso, ha proseguito a piedi nudi sull’asfalto, vincendo la gara nella categoria femminile tra i 30 e i 60 anni e conquistando il premio di 3.000 rupie (circa 30 euro), successivamente integrato dagli organizzatori a 5.000 rupie.

La vicenda ha fatto subito il giro del mondo, trasformandosi da episodio di cronaca locale a simbolo delle barriere economiche che ostacolano il diritto allo studio. Il clamore ottenuto dalla notizia ha spinto le autorità statali del Maharashtra a promettere un ulteriore sostegno economico per il percorso scolastico delle figlie.

Ma per una donna che vince ce ne sono tante altre che perdono (le fonti non riportano il numero esatto delle partecipanti). Per questo, la storia di Ramabai Ranveer è un monito sulla disuguaglianza di reddito nel mondo, che nei casi più gravi può impedire persino l’accesso al materiale didattico di base.

Oltre la retorica dell’eroismo: perché la storia di Ramabai divide i social

Sui social, alcuni utenti fanno notare che trattare quella di Ramabai Ranveer come una storia “di ispirazione” o “edificante” rischia di romanticizzare la miseria e l’ingiustizia sociale. Una madre non dovrebbe mai essere costretta a correre a piedi nudi per garantire alle proprie figlie un diritto fondamentale come l’istruzione.

La contestazione evidenzia come dietro la straordinarietà della notizia nasconda la drammatica testimonianza di una crisi sistemica del diritto allo studio e della scarsa tenuta dello Stato sociale per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Il paradosso dell’India: l’istruzione è “gratuita” ma inaccessibile

In India la legge garantisce l’istruzione gratuita e obbligatoria per la fascia compresa tra i 6 e i 14 anni. Nei contesti rurali e periferici, però, la gratuità dell’istruzione non basta per accedere allo studio: quaderni, penne, uniformi, testi universitari, dispense e spese di trasporto pesano interamente, e spesso troppo, sulle casse familiari.

Il divario di genere nelle aree rurali

Questo divario colpisce soprattutto le giovani donne a causa della cultura patriarcale. Nelle famiglie a basso reddito, infatti, le risorse destinate all’istruzione superiore vengono concentrate sui figli maschi, mentre sulle figlie grava il rischio precoce di abbandono scolastico o di inserimento in occupazioni non qualificate.

Un minore su sei escluso da scuola: la crisi globale del diritto allo studio

La barriera materiale riscontrata in India trova corrispondenze allarmanti su scala globale. Secondo i dati del Global Education Monitoring Report dell’Unesco, nel mondo sono 273 milioni i bambini e i giovani esclusi dai percorsi educativi, un numero in crescita per il settimo anno consecutivo a causa di conflitti, crisi economiche e tagli alla spesa sociale. Nel mondo, un minore su sei è tagliato fuori dal diritto allo studio.

La media statistica, però, non rispecchia la realtà: nei Paesi a basso reddito il tasso di bambini e ragazzi in età scolare che non frequentano le lezioni è pari al 33%, contro il 3% registrato nelle economie ad alto reddito.

 Fonte dati: Global Education Monitoring Report dell’Unesco

Da Gaza al Maharashtra: quando penne e quaderni diventano un lusso

Come certifica l’Unesco, nei Paesi colpiti da conflitti ed emergenze umanitarie, la privazione del diritto all’istruzione raggiunge livelli estremi. La cancelleria, bene scontato nei sistemi educativi occidentali, si trasforma così in una merce inaccessibile.

Questa situazione si verifica anche nella Striscia di Gaza, dove i bambini sono tornati a studiare in presenza dopo tre anni, ma in un contesto totalmente diverso rispetto al 2023. Come denunciato dall’Unicef, gli attacchi israeliani hanno distrutto o danneggiato il 98% delle scuole palestinesi costringendo le scolaresche nelle tende o in altre costruzioni di fortuna, mentre le restrizioni alle importazioni hanno fatto schizzare i prezzi della cancelleria di base. A Gaza il prezzo di un quaderno è quintuplicato, quello delle matite è quadruplicato e l’acquisto di zaini è diventato un lusso fuori portata per molte famiglie.

Per approfondire:

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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