(Adnkronos) – “Mi stupisco sinceramente che le proteste dei giovani siano esplose soltanto adesso”. Fabri Fibra, per la prima volta a Sanremo come ospite della serata finale del Premio Tenco, si schiera dalla parte dei ventenni scesi in piazza in questi giorni e lega la loro rabbia alla difficoltà di costruirsi un futuro tra stipendi troppo bassi, affitti proibitivi e una pressione sociale che spinge continuamente a consumare.
“Quando avevo 21 anni lavoravo in un’azienda in provincia per 1.200 euro e avevo già capito che il sistema era truccato. Oggi, dopo 25 anni, uno stipendio è arrivato a 1.800 euro. E cosa ci fai? Mille euro se ne vanno per l’affitto”, osserva il rapper marchigiano incontrando la stampa nella Città dei Fiori. “C’è il carovita, c’è una pressione sociale enorme. Devi avere il telefono, devi uscire, devi pagarti la vita sociale. I soldi non bastano. Ecco perché scendono in piazza i ventenni: a vent’anni hai meno da perdere. E poi a trenta molti sono già rassegnati”.
Fibra ricorda che i suoi vent’anni non sono stati poi così diversi alla prova dei fatti. “Io sono cresciuto con Berlusconi che mi parlava del Milan e della fig* e mi faceva credere che tutto fosse possibile, che la festa fosse fuori: ‘Trovati un lavoro, ce la farai, devi crederci, fai l’imprenditore’”, racconta. “Io, nella società normale, un ruolo normale non l’ho trovato. Per fortuna la musica mi ha dato questa possibilità. Oggi un ventenne cresce con i social, con la pressione di essere continuamente giudicato e in una società nella quale i giovani vengono sfruttati soprattutto per farli spendere. La vita è diventata un duty free totale: esisti solo se spendi”.
“Non posso pretendere di capirli, però li rispetto, perché rispetto la loro rabbia”, sottolinea Fibra, che riconosce nella propria storia personale un punto di contatto con le difficoltà raccontate dai ragazzi. “Vengo dalla provincia e, arrivando a Milano, non ho mai respirato un attimo. Ho sempre faticato per stare al passo con la città, avrò fatto più di quindici traslochi. Appena riuscivo a guadagnare qualcosa in più, passavo dal monolocale al bilocale, fino ad arrivare a un trilocale. Tutto quello che ho l’ho sempre sudato e questo mi ha tenuto a contatto con la realtà”.
Non è un caso, secondo Fibra, che nelle manifestazioni di questi giorni sia tornata a risuonare ‘In Italia’, il brano pubblicato nel 2008 con Gianna Nannini e riproposto nel 2024 in una nuova versione con Baby Gang ed Emma. “Quando uscì mi dicevano: ‘Come sei tragico’. Quando è uscita la nuova versione mi hanno detto: ‘Entusiasta, eh?'”, ironizza. Ma il quadro raccontato dal pezzo, osserva, non ha perso attualità: “Già allora raccontavo un sistema nel quale una persona deve chiedersi quanto dovrà faticare per non finire a lavorare dieci ore al giorno in fabbrica per 1.600 euro, o quanti pacchi dovrà consegnare per non essere tentata di guadagnare di più spacciando”.
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