Castagne in Toscana, produzione in calo tra il 10% e il 30% ma qualità eccellente

La stagione della raccolta delle castagne in Toscana si apre con una flessione dei volumi stimata tra il 10% e il 30%, a fronte di un livello qualitativo eccellente. A incidere sulle quantità sono stati il caldo estremo e la prolungata siccità estiva, che intorno alla fine di luglio hanno rallentato l’accrescimento dei frutti nella delicata fase di passaggio dal fiore al riccio. Il quadro emerge dalle prime stime elaborate da Coldiretti Toscana in collaborazione con l’Associazione Nazionale Città del Castagno.

Le dinamiche climatiche hanno generato una situazione a macchia di leopardo sul territorio regionale, che spazia dal Mugello alla Lunigiana, fino alla Garfagnana, al Monte Amiata e alla Montagna Caprese. Nelle aree esposte a sud e con terreni meno profondi si registrano pezzature più piccole, mentre a quote più elevate le dimensioni dei frutti risultano ottimali. La percentuale di prodotto danneggiato da marciume o parassiti è comunque molto bassa, prospettando un’annata particolarmente favorevole anche per i trasformatori di farina.

Il comparto castanicolo rappresenta un asse portante per l’economia delle aree interne e montane. In Toscana la coltivazione si estende oggi su circa 3.700 ettari in produzione, in aumento rispetto ai tremila di cinque anni fa. Gran parte di queste superfici si trova su terrazzamenti con forti pendenze che impediscono l’uso di mezzi meccanici e impongono una raccolta quasi esclusivamente manuale. “La castanicoltura è una risorsa importante per le comunità rurali. Anche la più piccola riduzione può avere un impatto pesante, soprattutto nelle zone montane, dove i margini degli agricoltori sono limitati per compensare perdite e sostenere il proprio reddito”, ha spiegato la presidente regionale di Coldiretti, Letizia Cesani.

La tenuta economica del settore è supportata dalla legge sulla multifunzionalità agricola, che da venticinque anni permette alle imprese di integrare la vendita diretta con l’offerta gastronomica negli agriturismi, l’organizzazione di eventi e le attività all’aperto nei boschi. “E’ un settore che ha davanti sfide gigantesche e ha bisogno di essere incoraggiato e sostenuto a partire dal contrasto degli effetti dei cambiamenti climatici e dal ricambio generazionale”, ha precisato Cesani.

La regione vanta cinque produzioni a denominazione, pari a quasi un terzo del totale nazionale: il Marrone del Mugello IGP, il Marrone di Caprese Michelangelo DOP e la Castagna del Monte Amiata IGP per i frutti freschi, a cui si affiancano la Farina di Neccio della Garfagnana DOP e la Farina di Castagne della Lunigiana DOP. Nel 2025, secondo le rilevazioni Istat, i raccolti toscani avevano sfiorato i 60mila quintali.

Di fronte all’attuale contrazione produttiva e alla forte domanda, Coldiretti sollecita un’intensificazione dei controlli per evitare che merce straniera venga immessa sul mercato spacciandola per locale. Per garantirsi un prodotto tracciabile e sicuro, l’associazione consiglia l’acquisto diretto nelle aziende agricole, nei mercati di Campagna Amica o durante le feste paesane che animano il territorio in queste settimane.

REDAZIONE

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