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India, la Gen Z fonda il “Partito degli Scarafaggi” e punta alla rivoluzione

In Italia li abbiamo chiamati choosy e fannulloni, in India li hanno chiamati “scarafaggi” e “parassiti”. Così, la presidente della Corte Suprema indiana, Surya Kant, ha definito alcuni giovani attivisti e giornalisti indipendenti senza un impiego stabile a metà maggio. In un Paese dove decine di milioni di giovani sono laureati ma disoccupati, l’insulto della giudice ha dato il via a una inedita protesta della Gen Z, già vessata dalle condizioni socio-economiche del Paese.

La risposta è partita da Boston, dove il trentenne indiano Abhijeet Dipke, comunicatore politico, ha scritto un post su X: “What if all cockroaches come together?” (“E se tutti gli scarafaggi si unissero?”). Poi è andato a giocare alla PlayStation.

Quando è tornato al pc, ha capito che la sua provocazione era stata come una miccia per i giovani indiani. Nel giro di pochi giorni è partita la “Roach Revolution”, la Rivoluzione degli Scarafaggi.

Cosa è il Partito degli Scarafaggi

In pochi giorni è nato il Cockroach Janta Party (Cjp), il Partito Popolare degli Scarafaggi, una palese caricatura del Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito di governo del premier Narendra Modi. L’account Instagram del movimento ha superato i 22 milioni di follower in una settimana, doppiando i numeri del partito di governo. E da semplice meme, il Cjp si è trasformato nella più grande espressione di dissenso giovanile digitale degli ultimi dodici anni in India.

“La voce dei pigri e dei disoccupati”: l’identità del Cjp

L’estetica del Cockroach Janta Party è quella tipica della Gen Z: meme, ironia tagliente, video brevi. Il logo è la sagoma di uno scarafaggio appoggiato su uno smartphone. La biografia ufficiale del partito recita, con feroce sarcasmo, “Voice of the Lazy and Unemployed” (La voce dei pigri e dei disoccupati).

Lo stesso Dipke ha dichiarato: Ho deciso che i criteri per entrare in questo partito sono: devi essere pigro, devi essere cronicamente online, devi essere disoccupato. Esattamente le stesse parole che la presidente della Corte Suprema ha usato per insultare e sminuire i giovani”.

È il ribaltamento di uno stigma: i giovani indiani hanno preso le peggiori etichette riservate a loro dalle vecchie generazioni e ne hanno fatto un finto manifesto politico in modo da evidenziare le costanti discriminazioni subite.

I numeri dietro la protesta: perché i giovani indiani sono arrabbiati

La rabbia incanalata dal Partito degli Scarafaggi non nasce solo dalle dichiarazioni della giudice Surya Kant. Il Cjp ha intercettato un malessere strutturale, legato a una profonda crisi economica e di prospettive. È come se la generazione Z indiana fosse in una pentola a pressione pronta a esplodere. Dietro la “Rivoluzione degli Scarafaggi” ci sono diverse cause:

  • La disoccupazione giovanile: mentre il tasso di disoccupazione generale in India è del 3,1%, per la fascia tra i 15 e i 29 anni sale quasi al 10%. E per chi ha in tasca una laurea, la situazione è ancora più drammatica: secondo i dati dell’Azim Premji University, la disoccupazione tra i laureati sotto i 25 anni supera il 40%. Come riassume Dipke: “Circa il 60-70% dei laureati non ha un lavoro. Questo significa che avere una laurea in India oggi non è più un vantaggio, ma un peso”;
  • Lo scandalo degli esami truccati: il merito, che dovrebbe essere l’ascensore sociale in un Paese competitivo, non è più valorizzato. A maggio, il più importante test nazionale di ammissione a medicina (il Neet, con oltre 2,27 milioni di candidati) è stato travolto da accuse di fughe di notizie e corruzione. Nello stesso periodo, errori madornali nell’organizzazione di altri test hanno vanificato i sacrifici di milioni di studenti. La fiducia nel sistema universitario è crollata;
  • L’aumento del costo della vita:l’inflazione, l’aumento dei prezzi dei carburanti e l’impatto indiretto delle tensioni geopolitiche internazionali hanno spinto alle stelle il costo della vita, generando una crisi che colpisce duramente i giovani, impossibilitati a emanciparsi.

Dallo schermo alla strada: le 5 riforme chieste dal movimento 

Nonostante l’approccio satirico, l’agenda del Cockroach Janta Party è molto seria. Il movimento ha stilato un manifesto in cinque punti:

  1. Riforma radicale degli esami nazionali per fermare corruzione e fughe di notizie;
  2. Riserva del 50% dei seggi in Parlamento e nei ministeri per le donne;
  3. Divieto per i giudici federali in pensione di accettare incarichi politici “dorati”;
  4. Maggiori tutele per l’indipendenza dei media;
  5. Stop alle cancellazioni sospette dalle liste elettorali dei cittadini.

A inizio giugno, il fondatore Abhijeet Dipke ha annunciato il suo ritorno in India per trasformare il consenso digitale in mobilitazione reale. Il primo atto politico è stato fissato per domani, sabato 6 giugno, a Nuova Delhi: una protesta pacifica per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione, sostenuta, secondo gli organizzatori, da una petizione di 800.000 studenti.
“Trasformeremo questo movimento in un gruppo di pressione che rende il governo responsabile,” ha dichiarato Dipke.

Nel frattempo, l’iniziativa si allarga. Nel Maharashtra (Stato dell’India Centro-occidentale con capitale Mumbai) un gruppo di giovani della città di Solapur si è presentato alla Commissione Elettorale locale per chiedere la registrazione formale della “Cockroach Janata Party”, rivendicando lo scarafaggio come simbolo elettorale ufficiale.

La risposta del governo

La politica istituzionale, colta di sorpresa, ha reagito in modo maldestro.

Inizialmente il governo ha liquidato il Cjp come una “furbata online” orchestrata dall’opposizione. Poi, di fronte alla valanga di adesioni, la reazione ha cambiato tono: l’account X ufficiale del partito è stato bloccato in India, il sito web risulta oscurato e il fondatore ha denunciato tentativi di manomissione del profilo Instagram.

I partiti di opposizione, fiutando l’enorme malcontento, hanno preso le difese dei ragazzi, parlando di un movimento che rappresenta “la voce di una generazione stanca di disoccupazione, fughe di test e fallimenti della governance”.

Quella che era iniziata come una battuta da gamer per vendicare un insulto giudiziario si è trasformata in uno specchio. Riflette un’India che i report governativi sulla crescita economica spesso ignorano: milioni di ventenni connessi, molto istruiti e senza prospettive, che hanno smesso di ascoltare la retorica della politica tradizionale. E ora vogliono costruire una reale alternativa partendo dal basso.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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