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La verità sull’efficacia degli “aiutini” della fecondazione assistita

Un sogno. Un’attesa infinita. Un desiderio che toglie il fiato. Poi, la clinica. Il preventivo. La speranza che si paga. Un extra dopo l’altro. Promesse sussurrate. Risultati incerti. Per migliaia di coppie che lottano contro l’infertilità, la fecondazione in vitro (Ivf) non è solo una procedura medica, ma l’ultima ancora di salvezza. È un percorso emotivamente estenuante, dove ogni ciclo fallito pesa come un lutto. In questo scenario di estrema vulnerabilità, si è inserito un mercato fiorente di trattamenti “extra” (i cosiddetti add-on), venduti con la promessa di dare quella spinta decisiva verso il successo. Tuttavia, la più vasta revisione scientifica mai condotta sul tema, pubblicata su The Lancet, lancia un allarme chiaro: la maggior parte di questi “aiutini” non ha alcuna prova di efficacia e rischia di essere solo un inutile salasso economico e fonte di stress psicologico.

Una crisi di integrità scientifica

L’importanza di questa ricerca non risiede solo nell’analisi dei farmaci, ma nello svelare quella che i ricercatori identificano come una profonda crisi di integrità nel settore della riproduzione assistita. Il team guidato dalla dottoressa Sarah Lensen dell’Università di Melbourne ha analizzato 157 studi clinici, ma ha dovuto scartarne ben 72 perché ritenuti inattendibili.

Questi studi, spesso citati dalle cliniche per giustificare l’efficacia dei trattamenti, presentavano gravi lacune: dati potenzialmente manipolati, mancanza di registrazioni ufficiali o protocolli poco trasparenti. In un mercato altamente commercializzato, dove oltre il 70-75% dei pazienti paga per almeno un servizio extra, emerge il sospetto che la vendita di questi prodotti sia guidata più dal marketing che dai dati reali.

Cosa funziona e cosa no: il verdetto degli esperti

La revisione ha passato al setaccio dieci dei trattamenti più comuni, cercando prove concrete che portassero a un “nato vivo” (l’unico vero indicatore di successo per un genitore). Per sette procedure su dieci, i risultati sono stati negativi o inconcludenti. Il Pgt-A, cioè lo screening genetico, è spesso venduto come il modo definitivo per scegliere l’embrione perfetto, ma non ha mostrato benefici significativi sul numero totale di nascite, specialmente nelle donne più giovani. Nonostante la sua popolarità, l’agopuntura non è supportata da prove solide che indichino una corrispondenza con un aumento delle probabilità di successo della fecondazione. I corticosteroidi e gli intralipidi, usati per “calmare” il sistema immunitario, non hanno mostrato effetti reali sulla fertilità e possono comportare rischi inutili. Le iniezioni di plasma nelle ovaie o nell’utero restano, al momento, prive di fondamento scientifico solido. Biopsie costose come i test di ricettività endometriale cercano di individuare il momento perfetto per il trasferimento dell’embrione, ma non hanno migliorato le statistiche di nascita.

Solo tre procedure hanno mostrato qualche timido segnale di efficacia, anche se la qualità delle prove resta bassa: il “graffio” all’utero, scientificamente “endometrial scratching”, potrebbe aumentare leggermente le probabilità di gravidanza stimolando una risposta immunitaria favorevole e l’embryoglue, una sorta di “colla” biologica, pare aiuti l’embrione ad attecchire, sebbene i benefici non siano considerati definitivi.

La tecnica per selezionare gli spermatozoi più maturi (Picsi) è l’unica che ha mostrato una discreta capacità di ridurre il rischio di aborto spontaneo, pur non aumentando necessariamente il numero totale di nati vivi.

Il peso della disinformazione e il dovere dell’etica

Il problema principale, denunciano i ricercatori, è la comunicazione. I siti web delle cliniche e i forum sui social media tendono a esaltare i benefici di questi trattamenti “extra”, omettendo spesso i costi elevati e i potenziali rischi. Per un paziente, la semplice disponibilità di un trattamento in clinica viene percepita come un’approvazione implicita della sua utilità.

Sottoporsi a procedure invasive e costose senza una reale necessità medica non è solo un onere finanziario (alcuni add-on costano migliaia di euro), ma aggiunge un peso psicologico devastante.

In un percorso dove i tassi di successo standard sono già modesti (circa il 30-40% per ciclo), alimentare false speranze è un atto che solleva profondi interrogativi etici. La scienza oggi ci dice che la fecondazione assistita deve tornare alle sue radici: la medicina basata sull’evidenza. Per i ricercatori, è necessario che le autorità regolamentino con più forza questo settore e che le cliniche siano trasparenti. Quando si parla di creare una vita, la verità non può essere considerata un “optional” a pagamento.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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