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Nebbia mentale e “furto” di dopamina: qual è il legame tra mestruazioni e Adhd?

Le mestruazioni e l’Adhd sono collegate? Ad approfondire il legame tra le une e l’altro è una raccolta di testimonianze della Bbc, che ha esplorato come le fluttuazioni ormonali possano agire come un vero e proprio “turbo” per i sintomi dell’Adhd, rendendo la gestione quotidiana una sfida quasi insormontabile per molte donne. Per chi convive con il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (Adhd) il controllo è spesso frutto di un lavoro estenuante: Layla, una donna di 30 anni, ha raccontato al quotidiano britannico di dover impostare decine di sveglie solo per riuscire a vestirsi o preparare la borsa. Eppure, questo castello di carte crolla puntualmente ogni mese: con l’avvicinarsi delle mestruazioni, quel faticoso senso di ordine semplicemente evapora, lasciando il posto a una sensazione di impotenza, come se si cercasse di “aggrapparsi a una palla che continua a rotolare”.

Lo studio

Dietro la testimonianza di Layla, ci sono i dati di uno studio condotto dai ricercatori della King’s College London e della Queen Mary University, che hanno finalmente messo nero su bianco ciò che migliaia di donne segnalavano da tempo sui social media. La ricerca, guidata dalla dottoressa Jessica Agnew-Blais e pubblicata su The British Journal of Psychiatry, ha analizzato 715 donne tra i 18 e i 34 anni, scoprendo che chi soffre di Adhd vive una realtà biologica profondamente diversa.

Secondo lo studio, il rischio di soffrire di Disturbo Disforico Premestruale – una forma di sindrome premestruale talmente severa da essere invalidante – è più alto nelle donne con Adhd. I numeri parlano chiaro:

  • Mentre solo il 9,8% delle donne senza Adhd soffre di tale disturbo, la percentuale sale al 31,4% tra chi ha una diagnosi clinica di Adhd.
  • Ancora più impressionante è il dato relativo alle donne che, pur non avendo una diagnosi formale, presentano alti livelli di sintomi: in questo gruppo, ben il 41,1% manifesta i sintomi premestruali disforici.

Il “furto” della dopamina: perché succede?

Il motivo di questo legame risiede in una complessa interazione neurochimica. La psichiatra Sally Cubbin, coinvolta nel progetto di ricerca, ha spiegato che ormoni ed estrogeni sono legati a doppio filo alla dopamina. Quest’ultima è il neurotrasmettitore “del benessere” che permette di concentrarsi e regolare le emozioni, ed è proprio la sostanza che scarseggia nel cervello di chi ha l’Adhd.

Nella fase che precede il ciclo, i livelli di estrogeni crollano. Poiché gli estrogeni supportano l’efficacia della dopamina, il loro calo rende i sintomi dell’Adhd improvvisamente molto più acuti. È per questo che Héloise, una studentessa universitaria di 19 anni, ha descritto alla Bbc il suo farmaco per l’Adhd come un “bastone” che improvvisamente si spezza: durante il ciclo, lei assume la medicina ma “aspetta e aspetta” una reazione che non arriva mai. In quei giorni, la terapia farmacologica sembra semplicemente smettere di funzionare.

Adhd e orgasmo femminile: quale legame?

Non solo distrazione: impulsività e salute mentale

L’approfondimento evidenzia che l’impatto degli ormoni non riguarda solo la concentrazione. Il calo di dopamina spinge il cervello a cercare gratificazioni immediate, portando a “decisioni azzardate” e comportamenti impulsivi. Layla racconta di voglie alimentari incontrollabili, come un impulso irrefrenabile a mangiare determinati alimenti pur sapendo che la faranno stare male: “Una volta che l’idea ti entra in testa, è difficilissimo spegnerla”.

Lo studio ha inoltre evidenziato che la combinazione di Adhd con ansia o depressione crea una vulnerabilità ancora maggiore: queste donne hanno un rischio 4,5 volte superiore di soffrire di Disturbo Disforico Premestruale rispetto alla popolazione generale. Un altro dato specifico riguarda il sonno: le donne con entrambi i disturbi soffrono di insonnia con una frequenza doppia rispetto alle altre.

Verso una medicina più consapevole

Storicamente, l’Adhd è stato considerato un “disturbo da maschi”, portando a una cronica sottodiagnosi tra le donne. Tuttavia, ricerche come questa stanno aprendo la strada a una medicina di genere che tenga conto del ciclo vitale femminile, dalla pubertà alla menopausa.

Una delle prospettive più interessanti citate nello studio riguarda la possibilità di una farmacoterapia personalizzata: in alcuni casi clinici, regolare (ovvero aumentare) il dosaggio degli stimolanti durante la fase premestruale ha portato a netti miglioramenti sia nell’umore che nella gestione dei sintomi. Capire che questi crolli mensili non sono un fallimento caratteriale, ma una risposta biologica, è per molte donne il primo passo per vivere la propria neurodivergenza con meno senso di impotenza e più consapevolezza.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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