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UPatch, cos’è il “cerotto” intelligente che veglia sui neonati (e gli salva la vita)

Per le madri con gravidanze ad alto rischio, l’attesa tra un’ecografia e l’altra è spesso carica di ansia. Oggi, un dispositivo indossabile a ultrasuoni promette di trasformare questa attesa in una sorveglianza continua, capace di vedere ciò che i test tradizionali non riescono a cogliere. Parliamo di UPatch, un piccolo cerotto a ultrasuoni che potrebbe cambiare per sempre l’assistenza ostetrica. Perché nella medicina moderna, paradossalmente, uno dei momenti più critici della vita umana, quale la permanenza nel grembo materno, è anche uno dei meno monitorati con continuità.

Fino ad ora, i medici si sono dovuti affidare a “istantanee”: brevi ecografie o test come la cardiotocografia che, per quanto utili, offrono solo una visione frammentaria. Come ha spiegato la dottoressa Jane Chueh, ostetrica per gravidanze ad alto rischio a Stanford, “ottenere dati accurati, anche per le pazienti ricoverate, richiede molto lavoro e i monitor attuali possono dare falsi segnali se il feto si muove. Questo è estremamente stressante sia per la paziente che per il personale medico”.

Tecnologia invisibile, protezione costante

L’UPatch non è un comune sensore. Si presenta come un adesivo flessibile grande circa come il palmo di una mano, che si applica all’addome della madre. La sua vera magia risiede nel modo in cui “insegue” il bambino: mentre i normali macchinari richiedono che un tecnico tenga ferma la sonda in un punto preciso, l’UPatch utilizza un sofisticato algoritmo di tracciamento intelligente.

Il dispositivo punta automaticamente verso la placenta, nel punto esatto in cui si attacca il cordone ombelicale. Poiché quell’area è relativamente stabile, l’algoritmo può monitorare il flusso sanguigno per ore, anche se il bambino fa le capriole o la madre si muove. Questa precisione permette di misurare non solo il battito cardiaco, ma anche il passaggio di ossigeno e nutrienti attraverso le arterie e la vena del cordone ombelicale, parametri vitali per identificare tempestivamente una sofferenza fetale.

Quattro giorni che hanno cambiato una vita

L’efficacia dell’UPatch è stata confermata da un episodio drammatico durante i test clinici. Una donna alla 28esima settimana di gravidanza, una fase ancora molto precoce, si era sottoposta al monitoraggio. L’esame iniziale del battito cardiaco sembrava del tutto normale, ma l’UPatch ha iniziato a segnalare anomalie profonde nelle fluttuazioni del flusso sanguigno nel cordone.

“Ho visto che il segnale del flusso era del tutto anormale”, racconta Tom Park, l’ingegnere che ha progettato il dispositivo. “Ho mostrato i dati ai medici presenti e hanno concordato sul fatto che il feto potesse essere in pericolo”. Grazie a quell’allerta silenziosa ma precisa, i medici hanno scoperto una grave disfunzione placentare che i test standard non avevano ancora evidenziato. La paziente è stata monitorata intensamente e quattro giorni dopo è stata sottoposta a un taglio cesareo d’urgenza. Il bambino, salvato grazie a quella segnalazione precoce, è stato curato in terapia intensiva neonatale e oggi sta bene.

Il futuro: dalla corsia di ospedale al salotto di casa

L’entusiasmo nella comunità scientifica è palpabile. La dottoressa Mariana Tome, ostetrica a Oxford, definisce UPatch come “il tipo di tecnologia che l’ostetricia aspettava da tempo, con il potenziale di far sentire le donne più sicure e supportate, riducendo al contempo visite ospedaliere e interventi non necessari”.

Attualmente il dispositivo è collegato a un computer, ma i ricercatori sono già al lavoro per creare una versione completamente wireless. L’obiettivo è ambizioso: permettere alle madri di monitorare la propria gravidanza dal divano di casa, inviando i dati in tempo reale ai medici.

Come ha sottolineato la professoressa Antoniya Georgieva di Oxford, questa innovazione punta a colmare un enorme divario globale: “I bambini nel grembo materno non possono ancora essere monitorati in modo affidabile, il che rappresenta una grave lacuna nell’assistenza materna in tutto il mondo. Questa tecnologia apre la possibilità di identificare i problemi molto prima”. Non si tratta solo di tecnica, ma di dare a ogni bambino la possibilità di nascere in sicurezza, ovunque si trovi la sua mamma.

 

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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