(Adnkronos) – Forma particolare e molto aggressiva, il glaucoma pseudoesfoliativo è una malattia oculare che si caratterizza per la tendenza a progredire e a peggiorare in tempi molto rapidi. La patologia, che colpisce più di 100mila persone in Italia, rappresenta fino al 30% di tutti i casi della patologia ad angolo aperto.
“Come per tutte le forme di glaucoma però il numero di casi reali potrebbe essere molto più alto in quanto è una malattia sottodiagnosticata. Si caratterizza da una pressione oculare molto elevata e quindi le capacità visive peggiorano rapidamente. Per questo è ancor più fondamentale intervenire tempestivamente per poter evitare danni permanenti alla vista. Esistono diversi possibili trattamenti chirurgici che possono bloccare lo sviluppo della malattia e preservare la vista ai pazienti”, afferma Luciano Quaranta, professore, direttore e fondatore del Centro oculistico italiano, che alle forme più gravi di glaucoma – informa una nota – ha appena dedicato 2 corsi formativi per gli specialisti. Gli eventi sono stati promossi insieme alla Associazione italiana per lo studio del glaucoma e dall’European Glaucoma Society.
Al centro della discussione scientifica ci sono stati i principali interventi curativi e le ultime evidenze prodotte dalla ricerca. “Stiamo parlando di una patologia oculare molto seria e che rappresenta una delle principali cause di cecità nel nostro Paese – sottolinea Quaranta – Comprendere le diverse opzioni di terapia disponibili e scegliere la migliore è il primo passo da fare per proteggere la vista a lungo termine. Il glaucoma pseudoesfoliativo è associato alla dispersione di materiale a provenienza dalla capsula del cristallino. Come intervento chirurgico ‘preventivo’ vi è l’estrazione della cataratta in fase molto precoce e dopo, in base alla gravità del quadro clinico, sono diverse le possibili opzioni. Negli ultimissimi anni – chiarisce – sono stati introdotti nuovi interventi mini-invasivi che però al momento non possono ancora rappresentare il nuovo standard di cura”.
“Come è emerso dal recente corso che abbiamo promosso, gli interventi ‘classici’ (trabeculectomia e scelerectomia profonda) sembrano funzionare meglio rispetto alle ‘nuove’ chirurgie. Quest’ultime sono però di solito più gradite ai nostri pazienti in quanto a volte si verifica effettivamente un recupero visivo più rapido. Inoltre, in caso di fallimento possono essere intrapresi ulteriori trattamenti più invasivi”, prosegue.
In Italia si calcola che le persone colpite da glaucoma siano oltre 500mila ma potrebbero esserci altrettanti casi sommersi e non ancora diagnosticati. “La chirurgia ‘tradizionale’ per tutte le forme di glaucoma consiste soprattutto in interventi a filtrazione sottocongiuntivale – illustra Quaranta – Riusciamo a creare una comunicazione fra la porzione anteriore dell’occhio e lo spazio sottocongiuntivale. In questo modo possiamo far uscire il liquido umor acqueo e regolarizzare la pressione interna dell’occhio. Sono trattamenti molto efficaci soprattutto quando svolti all’inizio dell’insorgenza di una patologia che però è quasi sempre silente. Intervenire precocemente, contro il glaucoma, è molto difficile”, rimarca l’esperto.
“La diagnosi stessa è spesso tardiva a causa di sintomi non sempre evidenti o comunque sottovalutati dai pazienti. Esistono delle persone che devono essere considerate a rischio e quando iniziano ad avere problemi di vista devono rivolgersi subito ad uno specialista. La patologia, infatti, colpisce sopra i 50 anni e spesso in presenza di altre malattie oculari come la miopia o ipermetropia elevata. C’è poi l’ereditarietà che non è un fattore trascurabile e quindi ‘osservati speciali’ – conclude – sono tutti coloro che hanno già avuto casi di famiglia”.
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