(Adnkronos) – Lo stress da caldo “mette a dura prova sia il fisico che la mente”. Una situazione che quest’anno è particolarmente difficile a causa dell’afa protratta per settimane, con il susseguirsi delle ondate di calore, come spiega all’Adnkronos Salute David Lazzari, presidente di Benèpsys, l’Osservatorio benessere psicologico e salute. “Il caldo intenso è di per sé uno ‘stressor’ (fattore di stress). Questo perché il nostro organismo deve mantenere la temperatura interna entro limiti molto stretti. Quando la temperatura ambientale è elevata, soprattutto se associata ad alta umidità, deve aumentare il lavoro di termoregolazione: vasodilatazione cutanea, sudorazione, modificazioni della circolazione e maggiore impegno cardiovascolare. Se il caldo persiste, questo adattamento diventa un vero carico fisiologico. Dal punto di vista psicofisiologico, quindi, non siamo semplicemente davanti a una sensazione sgradevole”.
L’organismo in queste condizioni ambientali “entra in una condizione di stress e mobilita i sistemi deputati all’adattamento, compreso il sistema nervoso autonomo e, nelle condizioni di stress termico più significativo, i sistemi neuroendocrini con rilascio di catecolamine e cortisolo. Sono gli stessi grandi sistemi che partecipano alla risposta generale allo stress”, descrive Lazzari. A questo si aggiunge un secondo meccanismo molto importante: “Il caldo può compromettere il recupero. Dormire peggio, sudare, sentirsi continuamente affaticati e non riuscire ad avere momenti di vero sollievo significa consumare risorse senza riuscire a ricostituirle adeguatamente. È qui che la ‘bilancia dello stress’ aiuta a capire il fenomeno: l’ambiente, che normalmente può essere una risorsa, con afa intensa e persistente diventa esso stesso una richiesta. Aumentano quindi le richieste di adattamento e contemporaneamente possono diminuire risorse come sonno, recupero, energia e capacità di regolazione”. Questo ha anche conseguenze psicologiche: “Quando il sistema è già impegnato a fronteggiare il caldo, resta meno margine per gestire le altre sollecitazioni quotidiane. Possiamo sentirci più stanchi, avere maggiore difficoltà a concentrarci e diventare più irritabili o insofferenti – sottolinea lo psicologo – L’irritabilità è infatti descritta tra i possibili sintomi dello stress da calore e, nelle forme più importanti, il sovraccarico termico può arrivare a modificare anche lo stato mentale”.
Come difendersi? “Nel quotidiano suggerirei quattro regole molto semplici: la prima è ridurre le ‘richieste’ quando possibile. Nelle ore e nelle giornate più calde è ragionevole ridimensionare ritmi, impegni e aspettative di efficienza. Non possiamo eliminare la richiesta rappresentata dal caldo, ma possiamo evitare di sommare inutilmente altre richieste. Il secondo consiglio è proteggere soprattutto il recupero. Sonno, pause e permanenza in ambienti più freschi diventano vere risorse di compensazione. Più il caldo dura, più è importante creare momenti nei quali il sistema possa uscire dalla condizione di continua attivazione. Terzo: riconoscere i segnali psicologici. Se ci accorgiamo di essere insolitamente irritabili, insofferenti o poco concentrati, consideriamo che il caldo può contribuire. In quei momenti è meglio evitare, quando possibile, discussioni o decisioni importanti ‘a caldo'”. Quarto e ultimo suggerimento: “Agire sul corpo per proteggere anche la mente. Idratarsi, evitare sforzi eccessivi e l’esposizione nelle ore peggiori, cercare ambienti freschi. Diminuendo il carico termico riduciamo anche la quantità di adattamento che chiediamo all’organismo”, conclude Lazzari.
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