Pievani (UniMi): “Con patogeni giocare d’anticipo e ridurre capacità diffusione”

(Adnkronos) – “Il rapporto tra gli esseri umani e i patogeni è una storia evolutiva in cui è necessario correre sempre più veloci per stare al passo con l’ambiente. I virus e i patogeni cambiano molto più rapidamente di noi, di conseguenza dobbiamo mettere in campo strategie diverse dalle loro. Sappiamo qual è la loro logica: usarci come veicoli per diffondersi. Dobbiamo giocare d’anticipo: conoscerli e studiarli prima per sviluppare vaccini, antidoti e informazioni preventive. Il vaccino è appunto lo strumento principale di prevenzione, che va però associato alla gestione dei cambiamenti ecologici e ambientali per ridurre le possibilità che virus e batteri si diffondano più di quanto non farebbero normalmente”. Lo spiega Telmo Pievani, professore di Filosofia delle scienze biologiche del dipartimento di Scienze farmacologiche dell’università degli studi di Milano, nel corso dell’evento ‘Influenti- Enduring Innovation in Influenza’ organizzato da CSL Seqirus e che ha anticipato l’avvio del Congresso nazionale della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), che si tiene fino a sabato 24 ottobre, a Genova. 

“Negli ultimi quarant’anni gli esseri umani hanno creato situazioni e ambienti molto favorevoli agli agenti patogeni – aggiunge Pievani – Ricordiamo tutti i mercati con gli animali vivi e morti messi tutti insieme nello stesso ambiente, la deforestazione, il commercio illegale di animali esotici, ma anche i viaggi intercontinentali in aereo e il fatto di essere 8 miliardi di esseri umani, gran parte dei quali concentrati in città. Se lo guardiamo dal punto di vista dei patogeni, queste sono tutte condizioni che li favoriscono. Poiché, lo sappiamo, bisogna capire come ridurre la probabilità che si diffondano e, in particolare, che effettuino il salto di specie”, dando luogo alle cosiddette “zoonosi. Anche gli allevamenti intensivi, ad esempio di volatili, sono luoghi in cui possono diffondersi molte potenziali pandemie, come i vari ceppi dell’influenza aviaria. Sapendo tutto questo, dobbiamo ridurre i presupposti ecologici delle pandemie: solo così avremo meno probabilità di affrontare un’altra emergenza come quella del 2020”. 

“Le fake news e la disinformazione scientifica – chiarisce – si combattono in due modi. Innanzitutto, le notizie false vanno non solo smentite ma anche smontate, mostrando i meccanismi e i trucchi grazie ai quali hanno così tanto successo. Il secondo è lavorare “in positivo”, ovvero far vedere la bellezza del metodo scientifico. La sua caratteristica principale, a mio parere, è l’imprevedibilità: molto spesso, nella ricerca di base, cerchiamo qualcosa e ne troviamo un’altra, completamente indipendente, che non stavamo cercando. Le più grandi innovazioni tecnologiche di oggi – conclude – sono emerse proprio così, attraverso la serendipità, ed è estremamente affascinante”. 

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