PISA – Un team di ricercatori ha ricostruito le dinamiche fisiche e climatiche alla base del crollo del ghiacciaio della Marmolada, avvenuto il 3 luglio 2022 e costato la vita a undici persone. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters nell’articolo intitolato Climate Warming and Ice Weakening Trigger Alpine Glacier Collapses: The Marmolada Case.
Lo studio individua in una condizione di ‘equilibrio critico’ il fattore scatenante del collasso. Attraverso l’uso di un modello termo-meccanico tridimensionale, gli esperti hanno analizzato le forze in gioco, evidenziando come l’evento sia stato il risultato di una combinazione di elementi. Un ruolo centrale è stato giocato dall’aumento delle temperature, che ha innescato un progressivo indebolimento strutturale. Le condizioni insolitamente calde del periodo precedente al crollo hanno prodotto grandi quantità di acqua di fusione. Infiltrandosi alla base del ghiacciaio, il liquido ha generato una sottospinta idraulica, destabilizzando l’intera massa glaciale.
A questo si è aggiunta la complessa conformazione interna del ghiacciaio. I ricercatori hanno rilevato la presenza di un diffuso sistema di fratture, il quale ha ridotto la resistenza meccanica del ghiaccio e favorito il distacco.
La ricerca rappresenta l’evoluzione del lavoro di consulenza tecnico-scientifica richiesto dalla Procura della Repubblica di Trento. Il gruppo di studio è stato coordinato da Carlo Baroni e Alberto Bellin, e ha visto la partecipazione di docenti e ricercatori dell’Università di Pisa, dell’Università di Trento, dell’Università di Padova e dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Pisa.
“Il contributo dei ricercatori Unipi si è particolarmente concentrato sul ruolo esercitato dalla complessa struttura interna del ghiacciaio e sulla caratterizzazione di diverse generazioni di sistemi di fratture secondarie che hanno contribuito a ridurre la resistenza al taglio del ghiaccio e generato le superfici di distacco della massa glaciale”, spiega il professor Carlo Baroni del Dipartimento di Scienze della Terra di Pisa, sottolineando come questi risultati abbiano chiarito i meccanismi di innesco del cedimento.
Alberto Bellin, docente dell’Università di Trento, descrive l’approccio tecnico adottato: “Nello studio abbiamo usato un modello di stabilità globale tridimensionale che tiene conto di tutte le forze agenti e dell’effetto della temperatura. Abbiamo notato come in Marmolada la presenza di acqua all’interfaccia fra la roccia e il ghiaccio abbia ridotto la componente stabilizzante delle forze agenti sul ghiacciaio causandone il crollo, ulteriormente favorito dall’aumento della temperatura”.
Il modello di stabilità elaborato dal team di ricerca non si limita a spiegare il caso della Marmolada. Secondo gli autori, anche in una versione semplificata, questo approccio potrà essere impiegato come strumento predittivo per monitorare altre aree alpine. Di fronte al rapido arretramento dei ghiacciai legato ai cambiamenti climatici, il sistema offre una base concreta per valutare la tenuta degli ambienti glaciali e supportare la prevenzione dei rischi futuri.
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