PISA – Un legame tra il futuro dell’innovazione tecnologica e il ricordo di chi ha speso una vita intera per la scuola e per i suoi ragazzi. Il Liceo Filippo Buonarroti di Pisa si appresta a vivere una giornata di profonda commozione e di alto valore didattico, legata all’intitolazione ufficiale del Laboratorio di Robotica alla memoria di Paola Pucci.
La nuova aula d’avanguardia dell’istituto pisano – punto di riferimento per gli indirizzi Scientifico, Scienze Applicate e Linguistico ESABAC – porterà da oggi il nome della stimata docente di informatica. La professoressa Pucci ha accompagnato e formato intere generazioni di studenti: prima al plesso “Fermi” di Pontedera, poi il trasferimento al liceo di Pisa, dove ha lasciato un’impronta indelebile. Un percorso, il suo, conclusosi dietro la cattedra nel settembre del 2020 con il traguardo della pensione a 64 anni, pochi mesi prima della prematura scomparsa, avvenuta nel marzo del 2021 a causa del Covid.
La cerimonia e i protagonisti
All’appuntamento prendono parte le massime autorità locali, i colleghi di una vita e gli affetti più cari della docente: dal Dirigente Scolastico al Presidente della Provincia, Massimiliano Angori, fino ai professori Francesco Summa e Lorenzo Guerriero, insieme ai familiari della professoressa Pucci.
Il taglio del nastro è stato infatti l’occasione per mostrare il cuore pulsante dell’istituto, grazie alla presentazione dei progetti di robotica realizzati direttamente dagli alunni del Buonarroti, coordinati e supervisionati dai professori Macauda e Guerriero. Un modo concreto per dimostrare come i semi gettati dalla professoressa Pucci continuino a dare i loro frutti tecnologici e umani.
Di seguito si riportano le dichiarazioni raccolte a margine della cerimonia.
Le dichiarazioni del preside Alessandro Salerni
“L’intitolazione formale del laboratorio ha richiesto un lungo e complesso iter burocratico di dieci mesi per l’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie, compresa quella del Ministero dell’Interno. Al mio arrivo in questa scuola, nel 2018, il progetto per il laboratorio di robotica ideato da Paola era già pronto, ma abbiamo dovuto gestire l’intera transizione relativa ai fondi statali del Piano Nazionale Scuola Digitale. Successivamente, a causa dell’emergenza sanitaria e della cronica carenza di spazi, l’aula è stata inizialmente adibita alle lezioni ordinarie; solo in seguito il laboratorio è diventato effettivamente operativo e la sua dotazione tecnologica è stata ulteriormente potenziata grazie ai fondi europei del PNRR.
Abbiamo scelto di celebrare questa attesa intitolazione durante i “Giorni della Scienza”, un evento di tre giorni organizzato dalla professoressa Bianchi che apre la scuola al territorio e, in particolare, agli studenti delle scuole medie. Ci è sembrato il contesto ideale per ricordare Paola, inserendo la cerimonia in quella che è una vera e propria festa in cui i ragazzi possono sperimentare liberamente con gli strumenti dei vari laboratori.
Pur avendo lavorato con lei soltanto per due anni, ricordo Paola come una docente di eccezionale spessore umano: una persona schietta, forte e di grande generosità. È stata una vera pioniera dell’insegnamento dell’informatica nei licei, portando avanti con convinzione il messaggio fondamentale che la scienza debba essere anche pratica, così da permettere ai giovani di acquisire la “cittadinanza digitale” necessaria per orientarsi nel mondo moderno. Questo laboratorio di robotica rappresenta il bellissimo regalo che Paola ha lasciato alla nostra scuola. I festeggiamenti si concluderanno, quindi, con l’inaugurazione ufficiale dello spazio e una piccola dimostrazione pratica”.
Le dichiarazioni di Massimiliano Angori
“Innanzitutto, ringrazio il dirigente scolastico, il professor Salerni, per questa opportunità e per avermi invitato qui insieme a voi in un momento così speciale, rivolgendo un caro saluto agli studenti, al personale scolastico, ai familiari presenti e a tutti gli ex colleghi di Paola. Nell’arco della vita, cerchiamo spesso persone a cui ispirarci e da ricordare, proprio come lei, e la decisione di dedicarle questo luogo assume un grandissimo significato. Come ha ben sottolineato il preside, Paola insegnava una disciplina capace di unire la teoria all’operatività; oggi abbiamo sempre più bisogno non solo di conoscere, ma anche di “saper fare”, un aspetto dal profondo valore pratico. Questo si lega a un’altra grande sfida contemporanea, quella della comunicazione: oggi tutti sanno scrivere sui social, ma in pochi sanno realmente comunicare, poiché facciamo molta fatica ad ascoltare in modo attivo e a rispondere, piuttosto che limitarci a “sentire”.
Non a caso, riflettendo su questo tema mentre ascoltavo un podcast mattutino di Repubblica, ho pensato a quanto sia prezioso che i ragazzi abbiano a disposizione una radio per realizzare i propri contenuti. Infatti, in un’epoca dominata dai social e dalla connessione continua, un’indagine intergenerazionale ha rivelato un paradosso sorprendente: alla richiesta di indicare la parola che maggiormente li rappresentasse nella vita di oggi, le persone non hanno risposto “stress” o “fatica” per i troppi impegni, ma hanno scelto in assoluto la parola “solitudine”. È un vero paradosso che nel periodo della comunicazione globale, in cui siamo perennemente raggiungibili al cellulare perfino alle due di notte, il sentimento dominante sia proprio questo.
Per questo motivo, la creazione di un laboratorio di robotica abbinato a un canale podcast gestito dai ragazzi non è affatto casuale, ma rappresenta un’iniziativa di estremo significato per ricordare l’insegnante di questa disciplina, in un liceo che ha sicuramente un grande futuro davanti a sé. Anche la Provincia si sta impegnando per supportare la scuola, ed è attualmente in attesa del verdetto del Capo dello Stato in seguito al ricorso presentato per il mancato contributo dei fondi del PNRR.
In conclusione, questa inaugurazione è sicuramente la scelta migliore che poteste fare per mantenere viva la memoria della vostra collega all’interno di questo istituto”.
Le dichiarazioni di Eugenio Contatore, marito di Paola Pucci
Voglio sottolineare una cosa sopra ogni altra: lei amava la tecnologia, ma soprattutto amava il rapporto tra la tecnologia e l’uomo, e in particolar modo come questo legame potesse arricchire i giovani. Aveva un rapporto speciale con loro. Qui mi commuovo perché, purtroppo, non ho potuto partecipare al suo funerale, ma i miei figli mi hanno raccontato di una testimonianza di affetto e di gratitudine da parte dei suoi studenti che personalmente non mi aspettavo. È stato un momento straordinariamente importante. Proprio da questo, pur non avendola mai vista direttamente all’opera in classe, ho capito la profondità dell’affetto che la legava ai ragazzi. Ha saputo trasmettere non solo le sue conoscenze, ma anche la sua immensa voglia di vivere.
Per questo motivo, come dicevo all’inizio, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla bellezza di questi ambienti e dal vedere tutti questi giovani così attivamente impegnati. Non me lo aspettavo: ero rimasto al ricordo di quello che lei chiamava semplicemente “il laboratorio di informatica”, con le apparecchiature che si guastavano spesso e il tecnico che non arrivava mai in tempo. Vedere ora questi ragazzi così coinvolti mi riempie di gioia, e sono ansioso di assistere alle prossime attività che ci mostreranno.
Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno avuto l’idea di organizzare questa splendida iniziativa. Credo che lei, da lassù, ne sia veramente orgogliosa e contenta. Ringrazio anche i miei figli qui presenti; dei quattro, tre hanno frequentato questa scuola, mentre una inizialmente aveva fatto una scelta diversa, anche se poi, alla fine del liceo, si è pentita dicendomi: “Papà, forse era meglio se fossi andata al Buonarroti!”. E di questo, ne sono certo, Paola sarebbe stata davvero fiera. Grazie a tutti, è un vero privilegio essere qui con voi”.
Le dichiarazioni di Andrea Contatore, figlio di Paola Pucci
“La maggior parte delle cose le ha già dette papà, ma vorrei condividere con tutti voi un momento di allegria.
Frequentavo questa scuola fin da ragazzino, facendo disperare mamma tra professori e colleghi a cui lei dava indicazioni sui compiti che avrei dovuto svolgere. Come ha ricordato papà, la mamma ha dato tantissimo non solo a noi figli, ma anche ai suoi alunni. Ricordo in particolare la sua dedizione nel preparare i compiti in classe: a differenza di chi magari salva un file sul computer per riutilizzarlo l’anno successivo e sbrigarsi prima, lei ogni anno creava tracce nuove. Ci studiava, le modificava, ci perdeva tantissimo tempo e a volte ci impazziva; lo faceva perché ci credeva profondamente e le dava una grande soddisfazione.
Vi lascio con due aneddoti simpatici. Quando ero più piccolo e frequentavo i primi anni delle superiori, i suoi alunni scoprirono che ero il figlio della professoressa Pucci e mi offrirono persino dei soldi per rubare i compiti dal suo computer e passarli ai ragazzi di quarta e quinta. Ovviamente non ho mai accettato, figuriamoci se mi sarei mai cacciato in simili “loschi traffici”!
Un altro ricordo divertente riguarda il laboratorio di informatica, dove la mamma aveva sempre un freddo terribile perché il riscaldamento non funzionava. Per questo motivo si portava sempre una stufina da casa. Quando è andata in pensione l’ha regalata a me e a mia moglie; oggi la teniamo nel nostro bagno e, quando fa freddo, la accendiamo proprio in sua memoria.
Volevo semplicemente alleggerire un po’ l’emozione, anche se in realtà qui di tensione non ce n’è, dato che tutti hanno parlato con il sorriso sulle labbra e con grande cordialità. Noi, come famiglia – marito, figli e nipoti –, viviamo questo momento con grande affetto e serenità, e mi faceva davvero piacere condividere con voi questi ricordi felici.
Con questo, vi ringraziamo ancora una volta di cuore”.
Le dichiarazioni di Niccolò Viale, ex studente
“Ritengo che un laboratorio di robotica sia estremamente importante perché, in questo periodo storico sempre più digitalizzato, l’accesso alle competenze informatiche e alle nuove tecnologie rischia spesso di diventare un privilegio di classe, legato alle condizioni di partenza di uno studente. Avere accesso a un laboratorio del genere permette quantomeno di azzerare le distanze e mettere tutti sullo stesso piano, offrendo a ciascuno la possibilità di esplorare la propria curiosità. Questo spazio, infatti, offre l’opportunità di fare pratica, ma soprattutto permette di sbagliare, sperimentare e sviluppare delle idee proprie.
Da quando ho frequentato il liceo sono passati quindici anni, quindi non ricordo esattamente le singole nozioni che i professori insegnavano o i loro specifici metodi didattici; tuttavia, di alcuni di loro mi è rimasto impresso un ricordo profondo legato alla persona che erano, un’impronta forte e forse persino irrazionale. Una cosa che ho sempre ammirato della professoressa Pucci, e che ho percepito chiaramente, è che fosse una persona a cui nessuno ha mai regalato nulla. Aveva delle idee che ha voluto portare avanti da sola, con forza e determinazione, contando unicamente sulle proprie competenze, senza scorciatoie o aiuti di alcun tipo.
Per questo motivo, credo che questo laboratorio sia un bellissimo regalo per gli studenti che verranno, e ritengo che quello della professoressa sia in assoluto il nome migliore a cui intitolarlo”.
Le dichiarazioni di Luca Guerra, ex collega
“L’ho conosciuta molto prima che diventasse una professoressa perché all’epoca lavoravamo entrambi in quell’azienda che ha fatto la storia dell’informatica in Italia: l’Olivetti.
Molti anni dopo, pur avendo fatto per gran parte della mia vita lavorativa l’informatico “vero”, tra virgolette, mi sono ritrovato negli ultimi anni della mia carriera a insegnare in questo liceo. Essendo però un professore alle primissime armi, telefonai a Paola – che aveva già insegnato in questa scuola – e le chiesi come si facesse a fare il professore di informatica qui. Lei mi rispose semplicemente: “Non ti preoccupare, ci sono le mie dispense”.
Ed è stato davvero così: ho imparato a fare l’insegnante usando il suo materiale. Il preside ha detto una cosa verissima a proposito del laboratorio, ma Paola ha fatto un lavoro immenso insieme alla professoressa Pagliariccio (che mi dispiace non sia qui oggi, e credo dispiaccia molto anche a lei), scrivendo le dispense per tutti gli argomenti dei cinque anni di informatica. Ancora oggi che do ripetizioni, i ragazzi vengono da me e mi dicono: “Prof, noi stiamo studiando su queste, che sono le dispense di Paola Pucci e della Pagliariccio”.
Quindi lei ha sicuramente fatto la storia dell’informatica in questa scuola, compiendo un lavoro straordinario che è stato utilizzato da generazioni di insegnanti e studenti. Di questo le va dato un grandissimo merito, anche perché nessuno le chiedeva di farlo: lo ha fatto unicamente per la sua passione e per ciò in cui credeva profondamente”.
Davide Caruso


