PISA – Un contributo toscano aiuta a chiarire i meccanismi che regolano la nascita e lo sviluppo delle stelle nell’universo. L’Università di Pisa, attraverso il lavoro del ricercatore Michele Cignoni del Dipartimento di Fisica e associato alla sezione locale dell’INFN, fa parte del team internazionale che ha firmato uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Nature Astronomy. La ricerca rivela come le formazioni stellari più grandi impieghino meno tempo per emergere dalle nubi di gas e polvere rispetto a quelle di dimensioni inferiori.
L’analisi si basa sulle rilevazioni congiunte dei telescopi spaziali James Webb e Hubble, che hanno permesso di mappare circa 8.900 giovani ammassi stellari situati all’interno di quattro galassie, identificate come M51, M83, NGC 628 e NGC 4449. Sfruttando la sensibilità agli infrarossi del telescopio Webb, gli studiosi sono riusciti a ricostruire la sequenza evolutiva di questi corpi celesti, partendo dalle fasi iniziali in cui sono avvolti da gas ionizzato e polveri, fino al momento in cui diventano visibili alle lunghezze d’onda dell’ottica tradizionale.
I dati indicano una chiara differenza temporale legata alla dimensione. Gli ammassi stellari più massicci riescono a disperdere il materiale della loro nube originaria in circa 5 milioni di anni. Al contrario, le formazioni più piccole richiedono un periodo di sviluppo più lungo, stimato tra i 7 e gli 8 milioni di anni.
“Questo lavoro rappresenta uno dei censimenti più ampi delle prime fasi di vita degli ammassi stellari e mostra, su base statistica, che la loro massa regola il tempo necessario a liberarsi dalla nube natale”, ha spiegato Cignoni illustrando la mole dei dati analizzati.
I tempi di emersione di queste strutture cosmiche hanno ricadute dirette sulla comprensione delle dinamiche galattiche e sulla formazione dei pianeti. Quando un ammasso stellare si libera rapidamente della sua nube, la forte radiazione ultravioletta investe in anticipo i dischi di polvere e gas che circondano le singole stelle giovani. Questa esposizione precoce riduce di fatto la finestra temporale a disposizione per la crescita di nuovi corpi planetari.
Lo studio si inserisce all’interno del programma di osservazione FEAST (‘Feedback in Emerging extrAgalactic Star clusTers’). Il coordinamento del progetto e la guida della ricerca sono stati curati da Alex Pedrini e Angela Adamo dell’Università di Stoccolma.
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