l pagamento dell’assegno unico e universale di luglio 2026 è previsto per il 20 e il 21 del mese, ma per migliaia di famiglie italiane questa mensilità potrà arrivare più ricca del solito grazie ai conguagli con gli arretrati maturati da marzo.
Il tema riguarda in particolare i nuclei familiari che hanno presentato l’Isee aggiornato al 2026 a ridosso della scadenza del 30 giugno, ultimo termine utile per recuperare integralmente le somme non percepite nei mesi precedenti.
Perché luglio è un mese diverso per l’assegno unico
L’importo dell’Auu dipende in larga parte dall’Isee del nucleo familiare, un indicatore che deve essere aggiornato ogni anno per garantire il calcolo corretto della prestazione. La prima scadenza fondamentale da ricordare è quella del 28 febbraio: chi non presenta l’Isee aggiornato entro quella data riceve automaticamente l’importo minimo previsto, pari a 58,30 euro per figlio nel 2026.
Chi ha saltato questo primo appuntamento aveva comunque la possibilità di recuperare inviando la dichiarazione Isee 2026 entro il 30 giugno, termine ultimo per ottenere anche tutti gli arretrati dovuti a partire da marzo.
È proprio questo meccanismo di recupero a spiegare perché, per alcune famiglie, l’assegno unico di luglio potrebbe risultare significativamente più alto rispetto a quello dei mesi precedenti.
Assegno unico luglio 2026, quando arriva
Per il mese di luglio l’Inps ha fissato due date di riferimento, il 20 e il 21 luglio, leggermente più avanti rispetto al calendario di giugno. È importante però distinguere tra due situazioni: in queste date vengono accreditati gli assegni già in corso di validità, che non hanno subito variazioni di importo rispetto al mese precedente. Chi invece rientra nei casi di conguaglio, cioè chi ha aggiornato l’Isee e attende il ricalcolo dell’importo, riceverà il pagamento soltanto nell’ultima settimana del mese, seguendo lo stesso schema già adottato per le altre mensilità del 2026.
Quando arrivano gli arretrati con il conguaglio
Per chi ha presentato l’Isee aggiornato a inizio giugno, è molto probabile che l’importo corretto, comprensivo degli arretrati da marzo, venga già erogato con la mensilità di luglio.
La situazione è diversa per chi ha inviato la dichiarazione a ridosso della scadenza del 30 giugno: in questi casi, i tempi tecnici necessari per l’inserimento e la registrazione dei dati nel sistema Inps potrebbero comportare un rinvio del conguaglio al pagamento di agosto.
L’Istituto, nelle proprie comunicazioni ufficiali, ha chiarito che gli arretrati vengono sempre pagati “con un successivo conguaglio”, il che significa attendere generalmente almeno la fine del mese successivo a quello di presentazione dell’Isee.
Chi perde il diritto agli arretrati
Giova ricordare che chi non ha rispettato la scadenza del 30 giugno, perde definitivamente il diritto agli arretrati. In questo caso, l’assegno continuerà a essere corrisposto con l’importo minimo, e l’adeguamento scatterà solo a partire dal mese successivo alla presentazione, tardiva, dell’Isee aggiornato, senza alcun recupero delle somme arretrate.
Gli importi 2026: dal minimo al massimo previsto
Per effetto della rivalutazione annuale dell’1,4%, disposta dall’Inps con la circolare n. 7/2026, gli importi dell’assegno unico per il 2026 vanno da un minimo di 58,30 euro per figlio, riservato a chi non presenta l’Isee o supera la soglia di 46.582,71 euro, fino a un massimo di 203,80 euro per figlio per i nuclei che rientrano nella fascia Isee più bassa, fino a 17.468,51 euro. Questi valori variano poi in base a diversi fattori aggiuntivi, come il numero di figli a carico, la presenza di figli con disabilità o genitori under 21.
L’impatto dell’Auu sulle famiglie italiane
L’Auu continua a rappresentare una delle principali misure di sostegno alla natalità e al reddito familiare in Italia.
Secondo l’ultimo osservatorio statistico pubblicato dall’Inps il 17 giugno, nel primo quadrimestre del 2026 sono stati erogati alle famiglie 6,6 miliardi di euro, un dato che si aggiunge ai 19,8 miliardi complessivamente distribuiti nel corso del 2025. I numeri confermano il peso crescente di questa prestazione nel sistema di welfare familiare italiano, in un contesto demografico segnato da una natalità ancora in calo, mentre le famiglie dipendono sempre di più dai trasferimenti pubblici per mantenere i figli.
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