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martedì 4 Agosto 2026
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India, chi sono gli ‘scarafaggi’ di Modi: la Gen Z (senza futuro) più popolosa al mondo

Si sono ribellati e hanno portato alle dimissioni di un ministro. Li hanno chiamati “scarafaggi” e hanno fatto di un insulto una bandiera. Parliamo della Generazione Z indiana che ha appena inflitto al governo di Narendra Modi la più grande sconfitta politica degli ultimi dodici anni. Definiti spregiativamente “parassiti” dalle istituzioni, questi ragazzi hanno trasformato gli insulti in un movimento sociale enorme, il Cockroach Janta Party. Il suo scopo? Spiegare alla classe dirigente che dinanzi all’assenza di politiche in materia di welfare, lavoro e istruzione, non intendono girarsi dall’altra parte.

Una vicenda, questa della Gen Z indiana, diventata un caso internazionale e che ha sollevato una questione cruciale: quando la demografia di un Paese diventa un problema? La risposta è retorica: la demografia non è mai il problema in sé, ma lo diventa quando mancano politiche strutturali capaci di gestire la popolazione. In Italia, ad esempio, la sfida sarà il declino demografico composto da una popolazione che invecchia, un welfare che scricchiola e la mancanza di prospettive che scoraggia la natalità. In India, la situazione è opposta: un “dividendo demografico” con oltre 900 milioni di giovani sotto i 35 anni che però si scontra con un’economia che cresce senza creare occupazione dignitosa. Ma andiamo con ordine.

Bambini manifestano con la Gen Z in India - Afp
Bambini manifestano con la Gen Z in India – Afp

Il collasso del sistema meritocratico

Per milioni di giovani indiani, l’unico percorso verso la classe media e il “posto fisso” passa attraverso esami nazionali. Il più importante è il National Eligibility cum Entrance Test, il test di ammissione a medicina sostenuto ogni anno da circa due milioni di studenti. Le famiglie investono fortune in scuole preparatorie, spesso indebitandosi per anni. Il governo ha annullato l’esame dopo la scoperta di una massiccia fuga di notizie, un episodio che si era già verificato nel 2024: il testo della prova uscì allo scoperto quando i bauli sigillati furono aperti durante il trasporto verso i centri d’esame. Gli inquirenti affermarono che la violazione fu limitata, coinvolgendo circa 40-50 persone, perciò, in quel caso, la Corte Suprema stabilì che l’integrità complessiva dell’esame rimaneva intatta. Quest’anno, invece, gli insegnanti sono stati accusati di averlo fatto trapelare dall’interno del sistema prima che raggiungessero le sedi d’esame. annullandolo a livello nazionale, e la reazione è stata tragica: circa 20 candidati si sono suicidati per la disperazione. Tra loro, il 23enne Pradeep Kumar, il cui padre ha venduto un terreno e chiesto prestiti per 4 milioni di rupie (circa 40.000 euro) per permettergli di studiare. Questo scandalo ha messo a nudo un sistema educativo gestito da un’agenzia nazionale con personale insufficiente e troppi servizi esternalizzati, incapace di garantire la sicurezza dei test.

La nascita del Cockroach Janta Party

Gli studenti sono scesi in piazza. Le autorità hanno risposto con disprezzo. Il presidente della Corte Suprema e esponenti del governo hanno definito i giovani disoccupati manifestanti come “parassiti” e “scarafaggi”. Invece di subire l’umiliazione, Abhijeet Dipke, un trentenne di origine Dalit laureato alla Boston University, ha trasformato lo slur (l’offesa) nel nome di un movimento satirico: il “Cockroach Janta Party (Cjp)”, appunto “il partito popolare degli scarafaggi”.

In pochi giorni, il movimento ha raccolto milioni di follower sui social, diventando la voce di una generazione “sovraqualificata e frustrata”. Il movimento ha superato barriere storiche di casta, religione e lingua, unendo i giovani attorno al tema del diritto all’istruzione e al lavoro. Oltre alla riforma scolastica, il Cjp ha lanciato richieste radicali, tra le quali il divieto di incarichi politici per i giudici dopo il ritiro, la riserva del 50% dei posti in parlamento per le donne e la cancellazione delle licenze per i media controllati dai grandi gruppi industriali.

Ragazza manifesta in India - Afp
Ragazza manifesta in India nell’ambito delle proteste del Partito popolare degli scarafaggi a New Delhi – Afp

L’assedio di Nuova Delhi e la caduta di un ministro

La protesta si è spostata fisicamente a Jantar Mantar, il cuore delle manifestazioni a Nuova Delhi. Per 36 giorni, migliaia di giovani hanno attuato un sit-in sfidando la repressione della polizia, che ha risposto con cariche, gas lacrimogeni e idranti. Il governo ha provato a usare la propaganda, definendo i manifestanti “terroristi” e interrompendo la connessione internet nell’area, ma la forza pacifica dei giovani e l’uso intelligente dei meme hanno reso questi strumenti inefficaci.

Il 25 luglio 2026, il governo Modi ha subito una rara e clamorosa sconfitta: il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan è stato costretto alle dimissioni. È stata una vittoria storica per gli “scarafaggi”, che hanno ottenuto anche risarcimenti da 100.000 euro per le famiglie degli studenti suicidi e l’istituzione di una commissione per rivedere l’intero sistema degli esami truccati. Il fondatore Abhijeet Dipke ha chiarito che questa non è la fine dell’esperienza politica. Il Cjp ha deciso di non trasformarsi immediatamente in un partito elettorale per timore di ritorsioni giudiziarie, ma punta a restare un movimento di pressione sociale per “riportare fiducia nelle istituzioni”.

Istruzione, sanità e lavoro: per cosa protesta la GenZ in Marocco (e nel Mondo)

Cosa succede se ignori i giovani?

La vicenda della Generazione Z indiana offre una risposta. Negli ultimi dodici anni il governo di Narendra Modi ha puntato su centralizzazione del potere, identità nazionale, infrastrutture e digitalizzazione, ottenendo stabilità politica e una crescita economica sostenuta. Risultati, questi, che non si sono tradotti, secondo numerosi economisti e osservatori, in un’espansione altrettanto significativa delle opportunità occupazionali per la popolazione giovane. È proprio questo divario tra crescita economica e prospettive individuali ad aver alimentato parte del malcontento espresso dalle proteste della Generazione Z. E con una disoccupazione che colpisce il 40% dei laureati sotto i 25 anni, la rabbia della Generazione Z resta una minaccia latente. Gli analisti prevedono che se il governo non saprà offrire risposte concrete, il movimento degli scarafaggi potrà pesare in modo decisivo sulle elezioni generali del 2029.

Il caso Italia: e se la Gen Z sparisce?

Mentre l’India lotta con l’eccesso di giovani, l’Italia affronta una silenziosa sparizione che mette in scacco il futuro della nazione. Nel 2025 il Paese ha toccato il minimo storico con soli 355.000 nati. Con i decessi (652.000) che quasi raddoppiano le nascite, l’Italia perde ogni anno una popolazione pari a una città come Catania. Qui la demografia diventa un problema perché la Gen Z italiana è intrappolata dietro un muro economico di precarietà e stipendi bassi che raffredda ogni desiderio di futuro. A fotografare questo scenario è il dossier “Volere o Potere” della Fondazione Natalità, in collaborazione con Istat, il quale ha rilevato che non è un problema di volontà – se le donne potessero realizzare i propri desideri, in Italia nascerebbero il doppio dei bambini (760.000) – ma un drammatico deficit di libertà. Le donne, schiacciate nel ruolo di caregiver tra figli e genitori anziani (la generazione sandwich), rinunciano alla maternità per necessità, con un tasso di inattività per ragioni familiari di 21 a 1 rispetto agli uomini. Senza giovani che lavorano e contribuiscono, il primato della longevità italiana (83,4 anni), inoltre, si trasforma in un “boomerang” per il welfare: un sistema sanitario e pensionistico che non può reggere con una base produttiva che si svuota.

In sintesi, pur partendo da situazioni demografiche opposte, India e Italia mostrano come il numero dei giovani, da solo, non determini il destino di un Paese. A fare la differenza sono le politiche pubbliche: la capacità di trasformare una popolazione numerosa in una risorsa o, al contrario, di sostenere una società che invecchia senza perdere dinamismo economico e sociale. In entrambi i casi, investire nei giovani non è soltanto una questione di equità, ma una condizione essenziale per la crescita e la stabilità del Paese, sia che siano “troppi” sia che siano “troppo pochi”.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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