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San Lorenzo, cosa desideriamo davvero? Lavoro e casa prima di matrimonio e figli

A San Lorenzo si può chiedere praticamente di tutto a una stella cadente. Se però la domanda è meno poetica – “che cosa deve succedere nella mia vita per poter dire che è andata bene?” – le risposte diventano piuttosto concrete. Prima viene un lavoro stabile. Poi una casa. Matrimonio e figli restano nella lista, ma hanno perso il diritto automatico ai primi posti.

È la fotografia del Life Aspirations Report 2026 di Ipsos, realizzato in 30 Paesi per capire quali traguardi vengano associati a una vita di successo e quanto le persone pensino di poterli raggiungere. Il risultato più evidente riguarda la sicurezza economica: il 65% considera importante avere un lavoro stabile a tempo pieno e il 58% indica la proprietà della casa. Entrambi precedono matrimonio e genitorialità.

Il rapporto, però, racconta qualcosa di meno scontato di una semplice classifica delle priorità. Giovani e anziani sono infatti più simili di quanto si pensi quando devono indicare ciò che conta. La distanza si apre soprattutto dopo, quando viene chiesto se quei traguardi sembrino davvero raggiungibili. In altre parole, abbiamo cambiato meno desideri di quanto abbiamo cambiato aspettative.

Perché esprimiamo un desiderio quando vediamo una stella cadente?

Casa e lavoro vengono prima di matrimonio e figli

L’idea che ogni generazione riscriva completamente le regole della precedente è allettante, ma i dati Ipsos la ridimensionano. Sul significato di una vita riuscita emerge una forte convergenza tra fasce d’età: anche le generazioni più giovani continuano ad attribuire valore a lavoro, casa, matrimonio e figli.

Se si guarda alle aspettative dei più giovani, il quadro è tutt’altro che quello di una generazione decisa ad abolire le tappe tradizionali della vita adulta. Secondo i dati Ipsos raccolti nel 2026, sei appartenenti alla Gen Z su dieci pensano che un giorno avranno una casa di proprietà; più di uno su due si aspetta di sposarsi o entrare in un’unione civile e circa uno su due pensa che diventerà genitore. La rilevazione alla base del rapporto ha coinvolto 22.693 adulti sotto i 75 anni in 30 Paesi tra il 20 febbraio e il 6 marzo 2026.

Il problema è che la fiducia diminuisce procedendo verso le generazioni più giovani. Ipsos rileva che ogni generazione è meno sicura della precedente di poter raggiungere i principali traguardi della vita e, allo stesso tempo, è più propensa a dichiarare che soffrirebbe se non riuscisse a realizzarli.

È un dettaglio che cambia parecchio la lettura del cosiddetto “ritardo dell’età adulta”. Si può comprare casa più tardi, sposarsi più tardi o rinviare un figlio perché quei traguardi interessano meno. Ma si può anche arrivarci più tardi perché il percorso appare più difficile. Ipsos propende chiaramente per la necessità di considerare anche questa seconda spiegazione: le barriere di accesso possono pesare almeno quanto il cambiamento dei valori.

E qui entra il reddito. Le famiglie con entrate più elevate risultano più propense a considerare importanti i traguardi tradizionali, hanno maggiori probabilità di averli già raggiunti e sono anche più fiduciose di poter centrare quelli ancora mancanti. Il denaro, quindi, non determina soltanto ciò che possiamo comprare. Incide anche su quanto realistico ci sembra immaginare il nostro futuro.

Lui pensa al matrimonio più di lei

Anche sulle differenze tra uomini e donne Ipsos offre un risultato poco intuitivo. In quasi tutti i mercati analizzati, gli uomini sono più propensi delle donne a considerare il matrimonio un segno importante di una vita riuscita: il divario medio è di 7 punti percentuali. Sulla genitorialità la differenza resta a favore degli uomini, con 5 punti percentuali.

La vecchia caricatura dell’uomo allergico all’altare, almeno in questa indagine, non regge molto bene. Attenzione però a ciò che il dato misura. Ipsos non sta dicendo che gli uomini si sposino prima, che facciano più figli o che siano più disponibili a occuparsi della famiglia. Misura il valore attribuito a matrimonio e genitorialità come indicatori di successo personale. Insomma, uomini e donne possono guardare allo stesso traguardo e attribuirgli un peso diverso nella propria idea di vita riuscita.

C’è poi un altro confronto destinato a far discutere, questa volta sui più giovani. Nei Paesi occidentali il 58% della Gen Z ha già avuto un animale domestico da adulto o pensa di averne uno nel corso della vita; soltanto il 44% dice lo stesso della possibilità di diventare genitore.

Cani e gatti hanno battuto i bambini? Non esattamente. Lo stesso rapporto sottolinea che la Gen Z continua ad attribuire valore alla genitorialità e condivide in larga parte con le generazioni precedenti l’idea di quali siano le tappe importanti della vita. La differenza tra animali domestici e figli riguarda ciò che le persone si aspettano concretamente che accada, non una domanda su che cosa amino di più.

Chi guadagna di più crede di più nei propri progetti

Per molto tempo abbiamo interpretato i cambiamenti nei percorsi di vita soprattutto come cambiamenti nei valori: ci si sposa meno perché il matrimonio conta meno, si fanno meno figli perché interessa meno diventare genitori, si compra casa più tardi perché le nuove generazioni preferiscono maggiore libertà.

I dati sulle aspirazioni suggeriscono di aggiungere almeno una seconda domanda: quanto di ciò che non facciamo dipende dal fatto che non lo vogliamo e quanto dal fatto che non siamo sicuri di riuscirci?

La distinzione attraversa generazioni e classi di reddito. Chi dispone di maggiori risorse guarda ai grandi traguardi con maggiore fiducia; chi è più giovane tende a considerarli meno certi, pur attribuendo loro un’importanza spesso simile a quella delle generazioni precedenti.

Il risultato è una specie di classifica a due colonne. Da una parte ciò che vorremmo: lavoro, casa, relazioni, famiglia. Dall’altra ciò che riteniamo possibile.

Immagine di copertina: AI/Gemini

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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