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“Immigrati trattati in modo disumano negli Usa”: la denuncia di Zoe Saldana e la discriminazione indiretta

Zoe Saldana contro ogni tipo di discriminazione: quella diretta e quella indiretta (o “discriminazione alla rovescia”). In occasione del Locarno Film Festival, dove è stata premiata con il Pardo d’onore alla carriera, la Neytiri della saga Avatar ha acceso i riflettori sulle discriminazioni subite dagli immigrati negli Usa e sulle logiche del tokenismo nel mondo del cinema. Accanto a lei il marito, regista e produttore italiano, Marco Perego, un “immigrato europeo” negli Usa.

Zoe Saldana, il marito italiano e la legge Usa

A marzo 2025, Zoe Saldana, è diventata la prima americana di origine domenicana a vincere l’Oscar come attrice non protagonista per il ruolo ricoperto nel film ‘Emilia Perez’. Ora denuncia le sofferenze subite dalle minoranze: “Mio marito è italiano, è un immigrato europeo, ma gli immigrati vengono trattati in modo disumano negli Usa”, dice la star di Hollywood dal palco della kermesse svizzera.

Per Saldana, “orgogliosa cittadina americana figlia di immigrati” della Repubblica Dominicana e di Porto Rico, la questione migratoria è una ferita aperta che riguarda i diritti civili basilari: “Spero che vivranno in un mondo diverso, senza zone grigie”, confessa.

Marco e Zoe, che si sono conosciuti in aereo durante un volo per New York, si sono sposati nel 2013 e hanno tre figli: i gemelli dodicenni Cy Aridio e Bowie Ezio, e Zen, 9 anni. La famiglia vive nella California del Sud e ha scelto di adottare il il doppio cognome Perego-Saldaña.

Impossibile non pensare a cosa sta avvenendo negli Usa di Donald Trump con l’irrigidimento delle politiche migratorie e la violenta repressione degli agenti Ice. Ma la stretta è iniziata dieci anni fa: Saldana parla, infatti, del giro di vite sui migranti datato 2016, quando gli Usa hanno registrato un radicale cambio di rotta politico e legislativo sul tema migratorio. La stretta, approvata dall’amministrazione Obama a ridosso delle elezioni presidenziali, non è bastata a impedire il trionfo di Donal Trump.

La stretta del 2016

Proprio in quella fase di transizione, il sistema normativo ha iniziato a inasprire le misure di controllo al confine, aprendo la strada a quelle controverse politiche di “tolleranza zero” che avrebbero portato alla sistematica e traumatica separazione dei bambini dai propri genitori alla frontiera con il Messico.

L’attrice ha spiegato come, mentre lei e il marito immigrato stavano costruendo e accogliendo la loro famiglia negli Stati Uniti, assistevano alla disgregazione delle famiglie altrui a causa di leggi sull’immigrazione in drammatica evoluzione. È in quel preciso clima normativo, che ha ispirato anche il film The Absence of Eden diretto dallo stesso Perego, che Saldana ha toccato con mano la disumanità con cui gli stranieri venivano respinti e criminalizzati dal sistema.

Il tokenismo: quando la discriminazione è al rovescio

La discriminazione, fa notare l’attrice, non si arresta alle frontiere nazionali: cambia abito e si insinua nei luoghi di lavoro dorati di Hollywood sotto forma di inclusione. Passando dal tema dell’immigrazione a quello della rappresentanza nell’industria culturale, Saldana ha rivendicato il diritto di non essere trasformata in una semplice quota etnica. “Non voglio essere scelta solo perché sono nera”, ha spiegato.

Il concetto è stato poi ampliato per chiarire quale debba essere il vero metro di giudizio in ambito professionale: “Non voglio pensare che qualcuno mi abbia scelta perché sono nera o latina, ma perché sono brava, perché sono disciplinata e porto qualcosa al personaggio”. Saldana rifiuta insomma di essere la pedina che permette agli studios di spuntare la casella della diversità per mettersi al riparo dalle polemiche.

Le parole della star mettono a nudo la frustrazione del “doppio carico” che grava su molte donne e professionisti appartenenti a minoranze: l’obbligo di dimostrare costantemente la propria eccellenza tecnica e, al contempo, la fatica di dover sfuggire al sospetto di essere stati assunti soltanto come concessione al politicamente corretto. D’altra parte, ammette anche la discriminazione al contrario che può colpire chi non rientra in nessuna minoranza.

Mentre alcuni settori o grandi realtà provano a equilibrare uomini e donne sul piano numerico, la vera parità di genere, sottolinea l’attrice, è ancora lontana: “le donne hanno bisogno di più opportunità”. Zoe Saldana conclude con un messaggio di speranza: “Amo le donne. Insieme siamo incredibili”.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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