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Dal ritiro di Ariana Grande agli insulti a Georgina Rodriguez: il peso del body shaming sulla salute mentale

Troppo magra. Troppo grassa. Alta. Bassa. Muscolosa. Flaccida. Lo sguardo altrui è diventato un tribunale permanente, una ghigliottina digitale pronta a scattare per ogni millimetro di pelle che non aderisce ai canoni dominanti. Così, il corpo è diventato oggetto dell’algoritmo pubblico, una performance costante soggetta a un voto che non abbiamo mai chiesto e che crea una ferita profonda in chi subisce commenti negativi e body shaming.

Questa ferita è diventata insostenibile anche per chi sembrava aver raggiunto la vetta del successo. Il recente annuncio della cantante Ariana Grande, che ha deciso di ritirarsi dagli eventi pubblici dopo il suo Eternal Sunshine Tour a causa del “continuo e incessante giudizio da parte dell’opinione pubblica”, è l’emblema di questa sofferenza. La cantante ha spiegato che le speculazioni ossessive sul suo dimagrimento e sulla sua salute l’hanno spinta a cercare riparo nel silenzio. Di segno opposto, ma ugualmente significativo, è il caso che negli ultimi giorni ha riguardato Georgina Rodriguez. L’imprenditrice argentina, modella e influencer, nota al grande pubblico per essere la compagna del calciatore Cristiano Ronaldo, è stata oggetto di commenti offensivi che le davano della “grassa” dopo alcune foto in yacht. L’influencer ha scelto di rispondere rivendicando il diritto del corpo femminile di cambiare. “Pensiamo davvero ancora che la felicità abbia una taglia?”, ha scritto, sottolineando quanto sia tossico l’ideale di perfezione imposto dai media. E non ultima, anche l’imprenditrice digitale Chiara Ferragni, presa di mira in queste ore perché secondo i suoi follower “ingrassata e invecchiata”. “Smettetela di commentare il corpo delle donne”, ha scritto l’influencer su Ig, spiegando che non sempre la magrezza è sinonimo di salute e che invecchiare è un privilegio.

Ma quanto pesa il giudizio online proprio salute fisica e mentale delle persone? E quali conseguenze ha su chi non possiede gli strumenti psicologici o legali per difendersi?

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni risponde alle critiche social (Screenshot Instagram)

Body shaming e violenza online

La ricerca scientifica conferma che non si tratta di casi isolati. Le rilevazioni dell’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere configurano la violenza online come un vero e proprio “rituale mattutino” per le ragazze in Europa: molte iniziano la giornata controllando lo smartphone per vedere cosa è stato detto di loro durante la notte. Lo studio ha rilevato che oltre una donna su dieci subisce abusi online, con molestie che si adattano alle piattaforme: se su YouTube i contenuti inappropriati vengono mascherati, su Instagram il body shaming passa spesso attraverso i messaggi diretti, mantenendo le giovani in uno stato di allerta perenne.

Francesca Michielin e lo sfogo social: il corpo delle donne non è un argomento pubblico

Gli adolescenti nel mirino

Ad avere la peggio sono gli adolescenti, come conferma uno studio condotto da ricercatori dell’Università Palacký di Olomouc, nella Repubblica Ceca su un campione di quasi 10.000 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. I dati mostrano una traiettoria evolutiva preoccupante:

  • A 11 anni, la reazione principale è la somatizzazione: i bambini manifestano il disagio con mal di testa, dolori addominali e nausea.
  • Tra i 15 e i 17 anni, il dolore viene “medicato” con l’uso di sostanze (alcol e droghe) e sfocia in una perdita di fiducia relazionale.
  • Nelle ragazze, la tendenza è quella di interiorizzare il colpo, con un aumento esponenziale di pensieri negativi, sentimenti di inutilità e, nei casi più gravi, ideazioni autolesionistiche.

“Il dispositivo della vergogna”

A questo fenomeno l’Università di Siena ha dedicato negli scorsi mesi un libro, curato dalle docenti Laura Occhini (psicologa), Eleonora Pinzuti (linguista) e Maria Rita Mancaniello (pedagogista). Le autrici definiscono il body shaming come un “dispositivo della vergogna” che agisce in modo differenziato: se le donne vengono colpite per come appaiono (specialmente nella fascia 16-25 anni, dove il 61% si dichiara vittima), gli uomini vengono spesso attaccati per la loro prestazione fisica o per l’eccessiva magrezza, sfociando talvolta nella vigoressia. La professoressa Pinzuti ha avvertito che “cambiare le parole sui corpi significa cambiare la cultura in cui quei corpi esistono”, invitando a una vigilanza linguistica contro gli insulti che sminuiscono l’individuo.

Dal punto di vista educativo, la professoressa Mancaniello ha sottolineato che il body shaming rompe i legami di reciprocità anche negli ambienti che dovrebbero essere sicuri, come la scuola o lo sport, trasformandoli in luoghi di competizione feroce e svalutazione.

#SkinnyTok, TikTok blocca l’hashtag che celebra la magrezza estrema a tutti i costi

Le conseguenze del body shaming

Le conseguenze del body shaming sulla salute delle persone sono profonde e – come abbiamo visto – variano in base all’età e al genere. Come emerge dalle ricerche condotte dall’Università di Siena e dagli studi su larga scala in Europa, l’impatto non si limita a un momentaneo disagio emotivo, ma può sfociare in veri e propri disturbi clinici diagnosticabili.

Le vittime manifestano frequentemente stati depressivi, ansia generalizzata e attacchi di panico, specialmente quando devono affrontare situazioni sociali. A livello emotivo, le persone colpite sperimentano un profondo senso di vergogna, umiliazione e colpa per il proprio aspetto fisico.

Negli adolescenti, in particolare tra le ragazze dai 13 anni in su, il body shaming è associato a un aumento dei pensieri negativi su di sé e, in casi gravi, a ideazioni autolesionistiche o al desiderio di “sparire”. Questo dolore psicologico viene spesso “scaricato” sul corpo attraverso diverse modalità, con disturbi alimentari e uso di sostanze. Spesso le vittime tendono a chiudersi, evitando luoghi pubblici o contesti educativi e sportivi, che vengono percepiti come ambienti ostili e giudicanti. Con l’aumentare dell’età, cresce la sfiducia interpersonale. Le esperienze negative online vengono generalizzate, portando l’individuo a dubitare della sincerità di amici, partner e familiari. Soprattutto tra i ragazzi, la risposta alla denigrazione può trasformarsi in aggressività verso gli altri (shaming ritorsivo), in un tentativo di riaffermare il proprio potere sociale.

In sintesi, il corpo smette di essere un mezzo con cui interfacciarsi nel mondo e diventa un “algoritmo pubblico” da monitorare costantemente. Per questo motivo, le istituzioni sottolineano l’urgenza di giornate di sensibilizzazione per promuovere l’accettazione di sé e un uso consapevole del linguaggio.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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