fbpx
11.2 C
Pisa
lunedì 26 Gennaio 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Divieto social under 16, dall’Australia all’Europa: cosa ne pensa l’esperta di Oxford

Il divieto dei social per i minori di 16 anni torna a creare dibattito. In Australia, è già una realtà operativa da dicembre 2025. Il Regno Unito ne sta accelerando la discussione alla Camera con votazioni cruciali e l’Europa punta a rafforzare le tutele per i minori nei prossimi mesi. Ma un interrogativo è sorto spontaneo: queste restrizioni proteggeranno davvero i ragazzi o creeranno nuovi pericoli? Gli esperti di Oxford hanno analizzato luci e ombre di questa rivoluzione digitale: ecco cos’è emerso.

 Dall’Australia al Regno Unito: l’effetto domino

Il 10 dicembre 2025 è stata una data storica per l’Australia: migliaia di adolescenti si sono svegliati trovando i propri account TikTok, Snapchat, Instagram e YouTube bloccati. Le aziende tecnologiche rischiano ora multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani se non adottano misure ragionevoli per escludere gli under 16.

Sulla scia di questo modello, il Regno Unito si sta muovendo rapidamente. La Camera dei Lord ha recentemente approvato, con 261 voti favorevoli contro 150, un emendamento per introdurre un divieto simile. Sebbene il governo britannico proceda con cautela attraverso una consultazione pubblica, la pressione politica di oltre 60 deputati laburisti e conservatori spinge verso una regolamentazione più severa. Anche l’Unione europea, pur non avendo ancora imposto un divieto totale, ha introdotto con il Digital Services Act (Dsa) regole ferree per proteggere i minori da contenuti inappropriati e algoritmi che creano dipendenza.

 Il parere di Oxford: rischi e “gap di fiducia”

Nonostante la popolarità di queste misure tra i genitori, la dottoressa Victoria Nash, esperta dell’Oxford Internet Institute, ha invitato alla prudenza. Secondo Nash, il successo di queste politiche dipenderà dalla capacità di ridurre i danni senza causare impatti negativi eccessivi. Esistono, infatti, due grandi rischi:

  1. Spostamento verso il “sommerso”: gli adolescenti potrebbero migrare verso piattaforme meno studiate e meno regolate.
  2. Mancanza di resilienza: negando ai giovani la possibilità di decidere quali rischi correre, si impedisce loro di sviluppare la resilienza necessaria nel mondo digitale.

La dottoressa Nash sottolinea inoltre l’esistenza di un “gap di fiducia”: i genitori appoggiano i divieti perché non si fidano della capacità delle aziende di proteggere i propri figli. Tuttavia, rimuovere semplicemente le app non riporterà magicamente i ragazzi a una “infanzia analogica”.

 La complessità scientifica dietro il benessere

Il dibattito tra gli esperti è acceso. La dottoressa Nash ha così riassunto i punti di vista della comunità scientifica: se da un lato, il famoso psicologo sociale statunitense Jonathan Haidt ha sostenuto che smartphone e social abbiano “ricablato” il cervello degli adolescenti, causando una crisi di salute mentale; dall’altro, critici come Andrew Przybylski, esperto in comportamento umano per Oxford, e Tamsin Ford, psichiatra britannica di Cambridge specializzata nella salute mentale dei bambini, hanno affermato che le prove scientifiche non supportano l’idea di un’ondata catastrofica causata esclusivamente dai dispositivi.

Studi su larga scala, infatti, hanno indicato che l’impatto sulla salute mentale è complesso: se l’uso eccessivo è associato a malessere, anche l’astinenza totale può avere esiti negativi, come la perdita di connessioni sociali fondamentali e, spesso, non è il tempo la sola variabile cruciale.

In Australia, dopo un mese di divieto, si nota un comportamento a “U”: se alcuni ragazzi hanno dichiarato di sentirsi “liberi” dalla pressione dei social, altri continuano a usare le piattaforme con date di nascita false o si rifugiano in spazi meno controllati come i siti di gaming.

 Verso nuove frontiere

È in questo contesto che nascono alternative al blocco totale. Una di queste è regolamentare sugli algoritmi che creano schemi compulsivi, ma anche insegnare ai ragazzi a vivere in un mondo tecnologico. Le istituzioni europee e americane stanno già sperimentando queste vie: se negli Stati Uniti 25 stati hanno introdotto leggi sulla verifica dell’età per i contenuti per adulti, l’Ue sta puntando sulla trasparenza algoritmica e sul divieto di pubblicità mirata ai minori.

La sfida del futuro, secondo gli esperti di Oxford, non sarà solo decidere a che età accedere ai social, ma come costruire un ecosistema digitale che sia sicuro per natura, senza privare i giovani dei benefici della connessione globale.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Pisa
poche nuvole
11.2 ° C
11.6 °
10.1 °
77 %
3.6kmh
20 %
Lun
11 °
Mar
10 °
Mer
10 °
Gio
11 °
Ven
9 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS