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La Grecia ha un problema con gli studenti fuoricorso

La Grecia ha avviato una trasformazione radicale dei propri atenei pubblici, cancellando definitivamente dai registri oltre 300.000 iscritti inattivi. Questa manovra senza precedenti ha quasi dimezzato la popolazione studentesca nazionale, colpendo chi aveva iniziato il percorso prima del 2017 senza più risultare attivo. Solo una minima parte di questi fuori corso storici è riuscita a rinnovare l’iscrizione, segnando la fine del modello di “apprendimento permanente”.

Mentre il governo punta a scalare le classifiche internazionali migliorando l’efficienza amministrativa, il mondo accademico si interroga sulle cause profonde di questi ritardi. Il futuro dell’istruzione ellenica si sposta ora verso un sistema basato su tempi certi e merito, pur tra le preoccupazioni per le fasce sociali più deboli. Atene ridefinisce così il valore del titolo di studio, cercando di allinearsi agli standard delle moderne università europee.

La fine delle iscrizioni illimitate

Il Ministero dell’Istruzione greco ha rimosso ufficialmente 308.605 studenti dai propri elenchi. L’operazione ha riguardato i corsi di laurea quadriennali e ha coinvolto chi non dava esami da anni. Attualmente, la popolazione studentesca attiva conta poco più di 350.000 unità distribuite in 25 istituzioni pubbliche. Solo circa 35.000 persone hanno presentato con successo una domanda di reintegro per il 2025. In passato, la legge consentiva di mantenere lo status di studente a tempo indeterminato, facilitando lunghe interruzioni per motivi lavorativi o personali. Oggi, questa pratica è stata vietata per legge, imponendo un limite massimo di sei anni per concludere i corsi quadriennali e otto per quelli quinquennali.

Qualità e prestigio al centro della legge

Secondo le autorità, la presenza di migliaia di inattivi non gravava direttamente sulle casse dello Stato, poiché l’università pubblica in Grecia è gratuita per gli studenti dell’Unione europea. Tuttavia, causava gravi difficoltà amministrative e ostacolava la programmazione degli investimenti. Il viceministro dell’istruzione Nikos Papaioannou ha dichiarato che elenchi aggiornati sono un requisito fondamentale per migliorare la qualità accademica e scalare i ranking internazionali. La ministra dell’istruzione Sofia Zacharaki ha aggiunto che lo status di studente non può essere valido per tutta la vita, sottolineando la volontà di valorizzare titoli che riflettano reale impegno e passione. Il problema? Le opposizioni temono che la riforma colpisca chi deve lavorare per mantenersi, privando i giovani più svantaggiati della flessibilità necessaria.

Oltre una questione economica

Una ricerca dell’Università di Patrasso ha analizzato le ragioni che portano all’abbandono o al ritardo degli studi. Le difficoltà economiche rappresentano solo una piccola parte degli studenti e riguardando il 12,3% degli intervistati. Il fattore determinante è rappresentato dalle ragioni accademiche, indicate dal 49,8% degli studenti, che faticano a rispondere al livello richiesto dai programmi. Seguono i motivi personali (30%) e gli impegni lavorativi (20,5%). La ricerca evidenzia che la fase più critica è il secondo e terzo anno, periodo in cui la maggior parte degli studenti interrompe la frequenza regolare.

Una strategia per il futuro degli atenei

Gli esperti suggeriscono che la semplice cancellazione degli iscritti non risolverà i “problemi stagnanti” del sistema. Tra le criticità identificate figurano un livello di istruzione obbligatoria insufficiente, la mancanza di orientamento professionale nelle scuole e la grave carenza di personale docente rispetto al numero di studenti. Per invertire la rotta, la ricerca propone interventi strutturali come:

  • La creazione di un Osservatorio sulla frequenza per monitorare i progressi in tempo reale.
  • L’introduzione di test periodici per colmare le lacune degli studenti fin dal primo anno.
  • La fissazione di una soglia minima di successo per ogni esame; se troppi studenti vengono bocciati, l’università deve intervenire sul programma o sui metodi d’insegnamento.
  • Il potenziamento di servizi di supporto come il centro Kedima della stessa Università di Patrasso, che offre assistenza didattica e psicologica.

Mentre il sistema pubblico si riorganizza, la Grecia sta anche aprendo alle università private accreditate, segnando un passaggio storico verso un panorama educativo più diversificato e competitivo.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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