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Lo Stato ti paga il ‘match’: il Giappone prova così a rilanciare la natalità

Prima del bonus bebè, il bonus appuntamento. Prima del passeggino, il profilo verificato. Prima del secondo figlio, forse, una chat che comincia con un “ciao”. In Giappone, dove la crisi demografica è ormai una questione nazionale, una prefettura ha deciso di intervenire in un punto molto precoce della catena che porta alla nascita di un bambino: non la gravidanza, non il congedo parentale, non l’asilo nido, ma l’incontro tra due persone.

Da aprile, la prefettura di Kochi, nell’isola di Shikoku, ha introdotto un contributo per i giovani single che usano app di incontri certificate. Il rimborso può arrivare fino a 20mila yen, poco più di 110 euro, e serve a coprire costi di iscrizione, registrazione, canoni mensili e altre spese legate all’utilizzo delle piattaforme. La misura è rivolta a residenti single tra i 20 e i 39 anni e riguarda le spese sostenute tra il primo aprile 2026 e il 10 marzo 2027. Anche chi usa più applicazioni può fare domanda, ma il tetto massimo resta unico: 20mila yen a persona.

Le app di dating entrano nelle politiche per la natalità

Il programma di Kochi non riguarda tutte le app indistintamente. Il rimborso è previsto per servizi certificati come piattaforme online di presentazione matrimoniale, quindi pensati per incontri orientati a relazioni stabili o al matrimonio. Per ottenere il contributo, gli utenti devono documentare le spese e rispettare i requisiti fissati dalla prefettura. Lo schema è semplice: si paga l’app, si presenta la domanda, si riceve il rimborso. Il resto – chat, appuntamenti, compatibilità – resta (ovviamente) fuori dal perimetro pubblico.

È proprio questo contrasto a rendere la storia curiosa. La parte più sfuggente della vita privata – l’attrazione, il tempismo, il caso, la voglia di conoscere qualcuno – viene agganciata a una procedura pubblica. Lo Stato non entra nell’amore, ma prova ad abbassare una barriera d’accesso all’incontro.

In Giappone questo passaggio ha un peso particolare perché la natalità è ancora strettamente legata al matrimonio. Le nascite fuori dal matrimonio restano molto più rare che in molti Paesi occidentali; di conseguenza, quando diminuiscono i matrimoni o aumenta l’età in cui ci si sposa, l’effetto sulle nascite è diretto.

Secondo un’indagine del 2024 dell’Agenzia giapponese per i bambini e le famiglie, circa un quarto delle persone sposate sotto i 40 anni ha conosciuto il coniuge attraverso una matching app. La quota, pari al 25,1%, supera quella di chi ha incontrato il partner sul lavoro o attraverso relazioni professionali, indicata al 20,5%, e quella di chi lo ha conosciuto a scuola o all’università.

La piattaforma digitale, quindi, non è più soltanto un’abitudine privata. È diventata una delle porte d’ingresso alla vita familiare. Le amministrazioni che se ne occupano non stanno necessariamente scommettendo sull’algoritmo come cupido, ma prendono atto che una parte crescente del mercato matrimoniale passa da lì.

Kochi non è un caso isolato nel panorama giapponese. Altre amministrazioni hanno già sperimentato servizi pubblici di matching, eventi per single e strumenti digitali orientati al matrimonio. Anche Tokyo ha lavorato a una propria app dedicata a chi cerca una relazione stabile, con verifiche sull’identità e informazioni personali più strutturate rispetto alle piattaforme commerciali. La novità di Kochi è la forma molto concreta dell’aiuto: un rimborso diretto per chi decide di usare app certificate.

Il Giappone cerca coppie, non solo bambini

La cornice è il declino demografico giapponese. Le statistiche preliminari del ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare indicano per il 2025 705.809 nascite, in calo per il decimo anno consecutivo. I decessi sono stati più di 1,6 milioni e il saldo naturale negativo si è avvicinato a 900mila persone. Il numero dei matrimoni, secondo i dati preliminari, è risalito a poco più di 505mila, ma il quadro di lungo periodo resta segnato da una natalità molto bassa e da una popolazione sempre più anziana.

In questo scenario, le politiche pubbliche si muovono su più livelli. C’è il costo dei figli, tra casa, educazione e cura. C’è il lavoro, con orari lunghi e carriere poco compatibili con la famiglia. C’è il tema della parità di genere, ancora centrale nella divisione dei compiti domestici e genitoriali. E poi c’è una questione più elementare: la possibilità concreta di trovare un partner.

Il bonus dating app interviene proprio qui. Non promette di invertire la curva demografica, né potrebbe farlo da solo. Ma fotografa una diagnosi: la denatalità non è soltanto una storia di coppie che non fanno figli, è anche una storia di coppie che non si formano.

La scelta di puntare sulle app ha anche una dimensione territoriale. Kochi è una prefettura fatta di costa, montagne e centri non paragonabili ai grandi poli urbani. In contesti meno densi, le occasioni di incontro possono essere limitate, soprattutto per chi ha superato l’età della scuola o dell’università e lavora in ambienti ristretti. Una piattaforma può ampliare il raggio geografico e sociale, mettendo in contatto persone che altrimenti non si incrocerebbero.

Il contributo non copre il “successo” dell’appuntamento, ma il tentativo. È una differenza importante. L’amministrazione non paga il matrimonio, né premia chi ha un figlio dopo aver usato una piattaforma. Rimborsa un costo iniziale, lasciando tutto il resto alla libertà delle persone.

La misura racconta anche un cambiamento nel linguaggio pubblico della natalità. Per molto tempo le politiche familiari hanno parlato soprattutto a coppie già formate o a famiglie già esistenti: chi aveva figli, chi stava per averne, chi poteva averne un altro. Qui il destinatario è il single. Non gli viene chiesto di diventare genitore, almeno non direttamente. Gli viene offerto un aiuto per cercare una relazione.

Il successo di un intervento simile sarà difficile da misurare. Si potranno contare le domande presentate, gli utenti rimborsati, forse i matrimoni o le relazioni dichiarate a distanza di tempo. Sarà molto più complicato capire quante coppie si sarebbero formate comunque e quante nasceranno davvero grazie al contributo. Intanto, il “bonus appuntamento” di Kochi ha già reso visibile una parte meno raccontata della crisi demografica. Non quella dei reparti maternità vuoti, delle scuole che chiudono o delle pensioni da finanziare, ma quella che comincia molto prima, quando una persona vorrebbe forse costruire una famiglia ma non trova l’occasione, il tempo o il contesto per incontrare qualcuno.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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