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Maturità 2026, tutte le novità sull’esame: dalle prove alle materie

Le date sono fissate, le materie no. A meno di cinque mesi dalla prima prova scritta, in programma il 18 giugno, la Maturità 2026 resta appesa al decreto atteso entro il 31 gennaio, quello che indicherà la disciplina della seconda prova e le quattro materie del colloquio orale. È in questo intervallo, destinato a chiudersi a breve, che si concentrano aspettative, strategie di studio e scelte organizzative delle scuole.

Quella che debutta a giugno è la prima Maturità costruita interamente secondo la riforma voluta dal ministro Giuseppe Valditara. Cambiano funzione, struttura e peso delle prove. L’esame torna a essere obbligatorio in ogni sua parte e assume un ruolo esplicito di orientamento, legando in modo più stretto valutazione scolastica, formazione scuola-lavoro e curriculum dello studente. L’elenco delle materie completerà il quadro, ma l’assetto generale è già definito.

Cosa misura la nuova Maturità

La Maturità 2026 non si limita a certificare il livello di apprendimento raggiunto. La riforma le assegna una funzione orientativa dichiarata, pensata per accompagnare lo studente nelle scelte successive al diploma, dall’università ai percorsi negli ITS Academy fino all’ingresso diretto nel lavoro. L’esame diventa così uno snodo, non solo una verifica conclusiva, con l’obiettivo di restituire un profilo complessivo del percorso svolto.

In questo contesto acquista rilievo il Curriculum dello studente, che entra nel colloquio orale come elemento di riferimento. Il documento raccoglie il percorso di studi, le certificazioni conseguite e le attività extrascolastiche; in una sezione distinta sono riportati anche gli esiti delle prove nazionali. Dopo il parere del Garante per la protezione dei dati personali, la commissione potrà consultare prima dell’esame solo le prime tre parti. La sezione sulle prove Invalsi sarà disponibile allo studente solo dopo il conseguimento del diploma, tramite l’E-Portfolio della Piattaforma Unica, e potrà essere allegata a discrezione del diplomato.

La funzione orientativa si rafforza anche attraverso la formazione scuola-lavoro, nuova denominazione dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento. Il cambio di etichetta segnala una scelta precisa: evidenziare il legame strutturale tra istruzione e sistema produttivo, superando l’idea di esperienze accessorie. Le attività svolte in questo ambito concorrono alla valutazione finale e incidono sul giudizio espresso nel colloquio.

Resta fermo l’obbligo di sostenere tutte le prove. L’esame è valido solo se il candidato partecipa regolarmente a ogni fase. La norma interviene dopo i casi di rifiuto volontario dell’orale registrati lo scorso anno e definisce un perimetro chiaro: non è più possibile selezionare le prove utili al raggiungimento della sufficienza. L’esame torna a essere un atto unitario.

Come è strutturato l’esame di maturità 2026

L’esame di maturità 2026 si articola in due prove scritte e in un colloquio orale. La prima prova, comune a tutti gli indirizzi, è dedicata alla lingua italiana e si svolgerà il 18 giugno; verifica le competenze di comprensione, analisi e produzione scritta. La seconda prova, fissata per il 19 giugno, riguarda una disciplina caratterizzante il percorso di studi ed è individuata annualmente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con decreto emanato entro il mese di gennaio.

In diversi casi la materia della seconda prova è già determinata dalla struttura dell’indirizzo. Al Liceo Artistico varia in base alla specializzazione, come arti figurative, architettura e ambiente o scenografia. Al Liceo delle Scienze Umane è fissata in antropologia, pedagogia e sociologia. Negli istituti tecnici di Amministrazione, finanza e marketing resta economia aziendale. Per specifici percorsi del secondo ciclo, in particolare nell’istruzione professionale e in ordinamenti speciali, può essere prevista anche una terza prova scritta. L’introduzione, le modalità di svolgimento, la durata e le discipline coinvolte sono definite di volta in volta dal decreto ministeriale e possono includere prove tecnico-operative o pratiche.

Il colloquio orale costituisce l’elemento di maggiore discontinuità. Dalla Maturità 2026 si svolge su quattro discipline individuate annualmente con decreto; per il primo anno di applicazione rientrano tra queste anche le materie delle prove scritte. Il colloquio è finalizzato a verificare l’apprendimento disciplinare, la capacità di utilizzare le conoscenze in modo consapevole, di collegarle e di sostenere un’argomentazione personale. Alla valutazione concorrono il credito scolastico maturato nel triennio, le esperienze di formazione scuola-lavoro e gli elementi del Curriculum dello studente accessibili alla commissione prima dell’esame.

Commissioni d’esame e valutazione: cosa cambia

La riforma interviene anche sull’organizzazione delle commissioni d’esame. Ogni commissione opera su due classi ed è composta da cinque membri: un presidente esterno, due commissari esterni e due interni. La riduzione rispetto al passato risponde all’esigenza di semplificare il sistema e contenere i costi, accompagnata dall’introduzione di una formazione specifica per i commissari.

La struttura della valutazione resta ancorata al punteggio in centesimi, con un margine di integrazione ridotto. Per gli studenti che raggiungono almeno 90 punti complessivi tra credito scolastico e prove d’esame, la commissione può attribuire fino a tre punti aggiuntivi, ridimensionando il peso del cosiddetto bonus.

Sul piano operativo emergono criticità segnalate dai sindacati. Anief indica compensi fermi da anni: circa 1.249 euro lordi per i presidenti di commissione, 911 euro per i commissari esterni e 399 per quelli interni, con un rimborso chilometrico soggetto a tetti fissati da un decreto del 2007 e non previsto per i docenti interni. A questo si aggiungono ritardi nei pagamenti, carichi di lavoro elevati, difficoltà nel reperire commissari esterni in alcune aree del Paese e nomine spesso tardive.

Il ministero rivendica la scelta di una macchina più leggera come condizione per garantire sostenibilità e investire sulla qualità delle valutazioni. Restano aperti il confronto sulle modalità di correzione delle prove, l’organizzazione del colloquio e la gestione delle specificità territoriali, mentre il decreto di gennaio è chiamato a sciogliere gli ultimi nodi operativi.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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