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martedì 17 Febbraio 2026
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“Non siamo in Marocco”, scoppia il caso al Ruffini di Genova per una circolare sul Ramadan

Il delicato equilibrio tra laicità dello Stato e inclusione religiosa è tornato al centro del dibattito pubblico a Genova. Una disposizione interna emanata dalla dirigenza dello storico istituto superiore Vittorio Emanuele II-Ruffini ha presto creato polemica. La scuola, che conta oltre 1.400 studenti distribuiti tra liceo, istituto tecnico, professionale e corsi per adulti e detenuti, è diventata il fulcro di una controversia che ha coinvolto i vertici dell’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione.

Protagonista dell’accaduto è la dirigente scolastica Roberta Pizzirani, la quale ha inviato al corpo docente e al personale amministrativo una comunicazione formale intitolata “Ramadan, accorgimenti”. L’obiettivo dichiarato del documento era quello di “garantire il benessere psicofisico delle studentesse e degli studenti e favorire un clima scolastico inclusivo” in vista del mese sacro per i musulmani. Ma qualcosa è andato storto.

La circolare sul Ramadan

La circolare della discordia forniva indicazioni specifiche sulla gestione della didattica. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Secolo XIX, il documento suggeriva di posticipare verifiche e interrogazioni dopo la prima settimana di digiuno per permettere agli studenti di adattarsi ai nuovi ritmi biologici, e di programmare tali prove preferibilmente nelle prime ore del mattino, quando la soglia di attenzione e le energie cognitive sono più elevate. Veniva inoltre raccomandato di non fissare test valutativi in concomitanza con la veglia di preghiera del ventisettesimo giorno o per la festa di fine Ramadan. Infine, si invitavano i docenti di scienze motorie a valutare eventuali esoneri dalle lezioni pratiche.

La reazione interna è stata immediata. Un gruppo di insegnanti ha espresso forte preoccupazione per quella che è stata percepita come un’“intromissione della dirigente nell’organizzazione e nelle gestione delle lezioni”, segnalando formalmente la questione all’Ufficio Scolastico Regionale. La stessa sorpresa è stata registrata tra la componente studentesca a maggioranza non musulmana.

L’intervento dell’Ufficio Scolastico Regionale

La situazione ha raggiunto il suo apice istituzionale quando il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Antimo Ponticiello, è intervenuto tempestivamente chiedendo chiarimenti diretti alla preside Pizzirani.

A seguito del colloquio, Ponticiello ha diffuso una nota ufficiale, diffusa dal quotidiano genovese, volta a smorzare i toni della polemica. Nel comunicato si legge che “l’iniziativa, come assicurato dalla dirigente, intende promuovere un clima inclusivo, non si dettano misure prescrittive e generalizzate per il personale scolastico, ma “consigli” e “indicazioni” per tener conto delle specifiche esigenze dei ragazzi che osservano il digiuno”. L’Ufficio Scolastico ha precisato che tali suggerimenti non intendono comprimere la libertà di insegnamento o danneggiare gli altri alunni, ma si inseriscono in una strategia di “personalizzazione dei percorsi e nella prevenzione della dispersione scolastica”.

La richiesta di ispezione al Ministero dell’Istruzione

La vicenda è presto esplosa anche sul piano politico. Tre consiglieri regionali della Lega (Sara Foscolo, Sandro Garibaldi e Armando Biasi) hanno criticato duramente il provvedimento. Per i tre, la circolare rappresenta una “inaccettabile e pericolosa islamizzazione nelle nostre scuole. Non vogliamo arretrare sui nostri valori, non vogliamo calpestare la nostra identità, non vogliamo rinnegare le nostre tradizioni, non vogliamo che la scuola diventi un laboratorio di propaganda e di sottomissione all’Islam. Ci risiamo, ma non siamo in Marocco o Pakistan.”. Gli esponenti politici, secondo quanto ripotato dal quotidiano, hanno ribadito che la scuola deve restare laica e, per questo, hanno chiesto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara l’invio immediato di ispettori ministeriali a Genova.

La dirigente Pizzirani ha difeso la propria posizione sottolineando che si tratta di consigli nati dal buonsenso, finalizzati ad aiutare soprattutto i ragazzi dei corsi pomeridiani: “È una forma di rispetto per gli studenti musulmani che praticano il Ramadan. Mi sembra sensato agevolarli, piuttosto che farli stare a casa. Non ci trovo niente di strano, se poi ci sono alcuni insegnanti dei corsi del mattino che si scandalizzano per la mia lettera, io mi scandalizzo per altro e mi hanno capito. Ripeto, non è un’imposizione, ma un consiglio. Non ho altro da dire”.

Il caso solleva una questione di portata nazionale: in assenza di linee guida ministeriali sulla gestione del Ramadan, le singole scuole si trovano a navigare tra la necessità di rispettare il diritto alla libertà religiosa e quella di mantenere l’uniformità dei programmi educativi per tutta la popolazione scolastica.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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