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Sempre più uomini scelgono la vasectomia

La scelta di non avere figli, o di non averne altri, non passa sempre da un rinvio, da un metodo contraccettivo temporaneo o da una decisione lasciata alla partner. Per un numero crescente di uomini prende la forma di un intervento destinato a chiudere la vita riproduttiva: la vasectomia.

È un cambiamento poco visibile nel dibattito sulla denatalità. Quando diminuiscono le nascite, l’attenzione si concentra quasi automaticamente sull’età delle donne, sulla maternità rinviata, sul lavoro di cura e sulle difficoltà di conciliazione. Molto più raramente ci si chiede quali decisioni stiano prendendo gli uomini, quando considerino completa la propria famiglia e quanti scelgano di escludere definitivamente la possibilità di una paternità futura.

Una nuova ricerca australiana offre un punto di osservazione. Tra gli uomini di età compresa fra 18 e 44 anni, le vasectomie registrate ogni anno sono passate da 18.544 nel 2016 a 29.848 nel 2024, con un aumento superiore al 60%. Il tasso è salito da 402 a 568 interventi ogni 100 mila uomini della stessa fascia d’età. La crescita ha interessato tutti gli Stati e i territori del Paese.

La scelta definitiva arriva prima?

La vasectomia rimane soprattutto una decisione presa da uomini che hanno già avuto figli e ritengono concluso il proprio progetto familiare. I nuovi dati, tuttavia, mostrano un aumento anche nelle fasce più giovani.

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Tra i 18 e i 24 anni il tasso è passato da 5,3 a 8,4 interventi ogni 100 mila uomini. L’incremento percentuale è significativo, ma i numeri assoluti restano molto bassi: non esiste, dunque, un “boom” di vasectomie tra i giovanissimi. La parte principale del fenomeno continua a concentrarsi tra i 25 e i 44 anni. Dopo il massimo raggiunto nel 2023, inoltre, nel 2024 è stata osservata una lieve flessione.

Il dato suggerisce però che la contraccezione permanente possa entrare prima nel percorso decisionale di alcuni uomini. Non significa necessariamente rinunciare del tutto alla paternità. Un trentacinquenne con due o tre figli che sceglie l’intervento rappresenta un caso diverso da un venticinquenne senza figli che decide di non averne mai.

Lo studio non consente di distinguere queste situazioni. I dati Medicare registrano la procedura, ma non indicano quanti figli abbia l’uomo, se viva in coppia, quali metodi contraccettivi siano stati utilizzati in precedenza o quali motivazioni abbiano determinato la scelta. Non permettono quindi di stabilire se stiano aumentando soprattutto i padri che non vogliono allargare la famiglia oppure gli uomini che escludono la genitorialità fin dall’inizio.

Gli autori del preprint (parliamo quindi di un lavoro reso pubblico prima di completare la revisione scientifica tra pari, ndr). che hanno confrontato l’andamento degli interventi per età e territorio tra il 2015 e il 2024, richiamano diversi fattori potenziali: il costo delle abitazioni, l’instabilità lavorativa, le spese per crescere i figli e una maggiore condivisione della responsabilità contraccettiva nella coppia.

Nello stesso periodo la fecondità australiana è scesa. Nel 2024 il tasso totale ha raggiunto 1,481 figli per donna, contro 1,795 nel 2014, restando molto al di sotto del livello di sostituzione demografica. Le nascite registrate sono state 292.318. La contemporaneità dei due fenomeni non dimostra, però, che le vasectomie abbiano provocato il calo della natalità

Cosa comporta una vasectomia

La vasectomia è un intervento di contraccezione permanente che interrompe o chiude i dotti deferenti, i canali attraverso i quali gli spermatozoi raggiungono il liquido seminale. Viene generalmente eseguita in anestesia locale e dura tra i 20 e i 40 minuti.

L’intervento non blocca la produzione degli spermatozoi, che continuano a essere prodotti dai testicoli e vengono poi riassorbiti dall’organismo. Non modifica i livelli di testosterone, la libido, l’erezione o la capacità di raggiungere l’orgasmo. Anche l’eiaculazione continua: cambia la presenza degli spermatozoi nel liquido seminale, non la funzione sessuale.

La contraccezione, tuttavia, non è immediata. Dopo l’operazione possono essere necessari alcuni mesi e fino a una ventina di eiaculazioni per eliminare gli spermatozoi rimasti nei dotti. Fino a quando un esame del liquido seminale non conferma il risultato, è necessario utilizzare un altro metodo contraccettivo.

Una volta verificata l’efficacia, la vasectomia è tra i metodi contraccettivi maschili più affidabili. Il servizio sanitario australiano indica meno di una gravidanza ogni mille partner nel primo anno. L’intervento non protegge invece dalle infezioni sessualmente trasmissibili, per le quali resta necessario il preservativo.

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La possibilità di invertire la procedura esiste, ma non deve essere considerata una garanzia. La ricanalizzazione richiede un nuovo intervento, non sempre riesce a ripristinare la presenza di spermatozoi e non assicura una successiva gravidanza. Le probabilità di successo possono inoltre diminuire con il passare del tempo. Per questo le autorità sanitarie raccomandano di affrontare la vasectomia come una decisione permanente.

La relativa semplicità dell’operazione rispetto alla sterilizzazione femminile contribuisce alla sua diffusione. La legatura delle tube richiede generalmente un intervento più invasivo, con maggiori rischi, costi e necessità organizzative. La vasectomia può quindi rappresentare, nelle coppie che non desiderano altre gravidanze, un modo per trasferire sull’uomo una parte del carico contraccettivo storicamente sostenuto dalle donne.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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