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Senegal, approvata la nuova legge anti-Lgbt: cosa c’è dietro

Il Parlamento del Senegal ha approvato una riforma legislativa che inasprisce drasticamente le sanzioni contro la comunità Lgbtq+, raddoppiando le pene detentive e criminalizzando ogni forma di sostegno pubblico alle persone omosessuali. La misura, sostenuta da 135 deputati con soli tre astenuti e nessun voto contrario, porta la pena massima per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso a 10 anni di reclusione.

L’approvazione della legge rappresenta il culmine di una promessa elettorale del presidente Bassirou Diomaye Faye e del primo ministro Ousmane Sonko. Tuttavia, un’indagine esclusiva dell’agenzia Reuters rivela come la spinta decisiva per questa riforma non sia stata esclusivamente locale, ma figlia di una stretta collaborazione con l’attivismo conservatore degli Stati Uniti.

L’asse transnazionale: il ruolo di “MassResistance”

Secondo quanto riportato da Reuters, i sostenitori senegalesi della legge hanno pianificato strategie di campagna e tattiche di mobilitazione insieme a MassResistance, un gruppo “pro-famiglia” con sede nel Massachusetts che definisce l’omosessualità una “minaccia per la salute pubblica”. Si tratterebbe del primo caso documentato di influenza diretta da parte di un’organizzazione statunitense sulle politiche anti-Lgbt in Africa dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.

Arthur Schaper, direttore sul campo di MassResistance, ha confermato alla Reuters che esiste una “nuova spinta” globale per questi divieti, favorita dal fatto che l’amministrazione Trump non intende “molestare o bullizzare” i governi stranieri affinché adottino quelle che definisce “ideologie distruttive”. Questo segna una netta inversione di tendenza rispetto alle amministrazioni Obama e Biden, che avevano inserito i diritti Lgbt tra le priorità della politica estera.

Diritti Lgbt “a rischio negli Stati Uniti”, ecco perché

La partnership locale e le tattiche di pressione

In Senegal, il partner chiave del gruppo statunitense è stato And Samm Jikko Yi, una rete che riunisce organizzazioni islamiche e della società civile. Ababacar Mboup, ex coordinatore della rete, ha ammesso di aver contattato MassResistance nel dicembre 2024 per discutere la modifica della legge e l’apertura di una sede locale del gruppo americano.

Le conversazioni hanno riguardato l’uso di materiali educativi e tattiche di advocacy presso le autorità senegalesi. Questa strategia non si ferma ai confini del Senegal: MassResistance è attiva anche in Ghana, dove i legislatori stanno valutando una legge simile. Frank Mackay Anim-Appiah, attivista ghanese, ha dichiarato a Reuters di considerare Schaper un “collega” in una “battaglia comune”.

Diritti umani e salute pubblica

La nuova legge non si limita a punire i rapporti sessuali, ma introduce il reato di “promozione” dell’omosessualità, punibile con multe fino a 10 milioni di franchi della comunità finanziaria africana (circa 15mila euro). Questa ambiguità normativa preoccupa esperti e organizzazioni internazionali:

  • Il capo dei diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, ha definito la legge “profondamente preoccupante”, mentre Human Rights Watch ha avvertito che tali misure espongono persone già stigmatizzate a un clima di costante violenza e paura.
  • Gli operatori sanitari temono che la criminalizzazione spinga la comunità Lgbt a nascondersi, rendendo impossibili i programmi di prevenzione e cura. Anche se la diffusione dell’Hiv in Senegal sia tra le più basse dell’Africa occidentale (0,3%), i dati governativi mostrano che tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini la prevalenza sale drasticamente, raggiungendo il 49% in alcune zone di Dakar.
  • Già nel febbraio 2026, almeno 27 persone sono state arrestate con l’accusa di “atti contro natura”. Molti membri della comunità hanno già iniziato ad abbandonare il Paese verso Mauritania, Gambia e Costa d’Avorio.

Il governo senegalese ha respinto le critiche internazionali, sostenendo che la legge riflette i valori culturali e religiosi della nazione. Nel frattempo, il Dipartimento di Stato statunitense ha ribadito che la nuova linea politica mira a garantire che il denaro dei contribuenti americani non venga “sprecato in questioni sociali e di genere divisive”.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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