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Tuccino, “il ristoratore dei vip” riaccende il tema del fine vita in Puglia. Decaro: “Credo che i tempi siano maturi”

Pasquale Centrone, noto a Polignano a Mare e nel barese come “Tuccino” per via dell’omologa attività imprenditoriale, ha riacceso il dibattito sul suicidio assistito in Puglia. Nei giorni scorsi “il ristoratore dei Vip”, affetto da 20 anni di Sla, ha pubblicato un post dove chiedeva di essere portato in Toscana per porre fine alle sue sofferenze, chiamando in causa il presidente della Regione: “Io, Pasquale Centrone, nomino il signor governatore della Regione Puglia Antonio Decaro mio esecutore testamentario per il suicidio assistito, il fine vita. La prego signor Governatore, mi porti in Toscana dove è possibile eseguire il fine vita. Non ne posso più di soffrire così!”.

Dall’appello social alla promessa di Decaro

L’ex sindaco di Bari non ha ignorato il suo appello, che ha rimesso il tema del suicidio medicalmente assistito nell’agenda politica pugliese: “È un argomento che tocca le coscienze di ognuno di noi. Una questione complessa che ci interroga e che chiede risposte”, ha replicato Decaro, che poi ha assicurato: “Sono certo che il Consiglio regionale pugliese non si sottrarrà ad una discussione franca sul tema del fine vita, nel rispetto delle idee e delle riflessioni di ciascuno di noi. Credo che siano maturi i tempi per avviare un confronto e per cercare di fare sintesi, in un prossimo Consiglio, tra le legittime posizioni di ciascuno”.

Dopo aver riportato l’attenzione sulle atroci sofferenze che deve patire chi è nella sua stessa condizione, Centrone ha chiarito in un altro post: “Non ho nessuna intenzione di morire”. La sua, spiega, è una richiesta alle istituzioni affinché implementino un piano concreto di assistenza domiciliare. “È questo quello che io voglio. Non ho nessuna intenzione di morire, quindi pensate a quello che dite scrivendo su di me. Grazie”, ha quindi ribadito “il ristoratore dei vip” sui social.

La contraddizione è solo apparente. Già nel primo post, in cui denunciava l’assenza “a quelli come me, pazienti fragili, di terzo livello, di una assistenza domiciliare duratura e dignitosa”, Centrone faceva esplicito riferimento all’obiettivo di “scuotere le coscienze” sul tema.

Le sue parole hanno generato anche l’analisi sull’assistenza domiciliare e sul “fine-vita” dell’ex assessore al Bilancio della Regione Puglia, Fabiano Amati: “Intervengo di nuovo sulla vicenda di Pasquale Tuccino, e vediamo se riusciamo a capire qual è la battaglia da fare, indicata con precisione da Pasquale. Pasquale non ha aperto il dibattito sul fine vita, che pure bisognerebbe portare a concretezza approvando un testo di legge come quello che presentai nelle scorsa legislatura e che mi fu prima bocciato. Pasquale contesta, con la sua denuncia, le modalità di gestione dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi)”. Per Amati, la denuncia di Tuccino porta con sé un “intento di lotta civile, di fronte al quale non si può fare altro che togliersi il cappello e mettersi a dare una mano”.

Cosa è il Comitato Etico sul fine vita previsto in Puglia

La proposta di legge di Fabiano Amati sul fine vita approdò una prima volta nell’assise regionale pugliese il 14 giugno del 2022, una seconda il 5 ottobre dello stesso anno e una terza, il 18 gennaio del 2023. Nei primi due casi fu bocciata dalla maggioranza di centrosinistra, nel terzo caso venne interrotta alla già in fase di discussione generale.
Nel frattempo, la Corte costituzionale aveva ribadito che il suicidio medicalmente assistito in Italia non è un reato “a patto che ci siano precise condizioni”. In seguito a quella sentenza la Regione Puglia approvò, in meno di 24 ore, una delibera che istituiva all’interno del Policlinico di Bari un Comitato Etico, ovvero un organo territorialmente competente a rendere il parere sulle richieste pervenute dalle singole Asl. Quella delibera, tuttavia, non ha cambiato nulla in concreto.

Il problema del provvedimento sta nel fatto che non viene stabilito un tempo massimo entro il quale il Comitato deve decidere il caso, ma solo che si dovrebbe esprimere “nel più breve tempo possibile”. Inoltre, le Asl non hanno ottemperato ad un altro punto previsto dalla delibera: “Assicurare alle persone in condizioni corrispondenti a quelle enucleate dalla Corte costituzionale” l’accesso alle procedure di suicidio medicalmente assistito nonché “a fornire tutti i chiarimenti necessari a pazienti, familiari, associazioni e chiunque abbia interesse”. A distanza di tre anni e mezzo restano le parole. Non solo quelle della delibera, ma quelle di chi, come Tuccino, prova a cambiare la situazione richiamando l’attenzione sulla sofferenza di chi è costretto a vivere nel dolore senza poter accedere a un’assistenza domiciliare continuativa e dignitosa.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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