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Tumori e metastasi, la svolta del Viagra: riduce il rischio di mortalità fino al 31%

Il principio attivo del Viagra è in grado di frenare la diffusione delle metastasi tumorali. A rilevarlo è uno studio internazionale coordinato dal Weizmann Institute of Science, che attraverso analisi di laboratorio e dati clinici raccolti su oltre 40.000 pazienti in vent’anni, ha scoperto come questo farmaco agisca come un inaspettato sabotatore biologico. Intrappolando il colesterolo all’interno di specifici magazzini cellulari, il “sildenafil” impedisce alle cellule maligne di acquisire la flessibilità necessaria per distaccarsi dal tumore originario e colonizzare il resto del corpo, aprendo nuove e promettenti strade per la terapia oncologica.

La “trappola del colesterolo”: come funziona il meccanismo

Per capire come un farmaco per la disfunzione erettile possa influenzare un tumore, dobbiamo immaginare la cellula cancerosa come una macchina che ha bisogno di carburante per mettersi in viaggio. Quel carburante, in questo caso, è il colesterolo.

Le cellule tumorali sono particolarmente “affamate” di colesterolo perché lo usano per costruire le loro membrane e per diventare abbastanza flessibili da staccarsi dal tumore principale, entrare nel flusso sanguigno e colonizzare altri organi. Lo studio ha scoperto che il Viagra interferisce proprio con questo processo attraverso un meccanismo precedentemente sconosciuto: il principio attivo “sildenafil” blocca un enzima chiamato PDE5, portando all’aumento di una molecola chiamata cGMP; questa molecola si lega a una proteina (NPC1) che funge da “trasportatore” di colesterolo all’interno della cellula. Il colesterolo rimane così intrappolato nei lisosomi, che sono una sorta di “centrale di riciclaggio” della cellula. Invece di essere usato per aiutare la cellula a migrare, il colesterolo resta bloccato nel magazzino.

In breve, il Viagra toglie alle cellule tumorali la capacità di utilizzare le risorse necessarie per diffondersi, rendendole più stanziali e meno pericolose.

Il mix con le statine

La scoperta più interessante emersa dallo studio riguarda l’effetto combinato tra il Viagra e le statine, i comuni farmaci utilizzati per abbassare il colesterolo nel sangue. Mentre le statine riducono la produzione di nuovo colesterolo, il Viagra blocca il trasporto di quello già esistente.

Analizzando i dati medici di oltre 40.000 uomini nell’arco di vent’anni, i ricercatori hanno osservato che coloro che assumevano regolarmente entrambi i farmaci prima della diagnosi di tumore avevano tassi di sopravvivenza significativamente più alti. In particolare, l’uso combinato è stato associato a una riduzione del rischio di morte entro cinque anni dalla diagnosi che può arrivare fino al 31%.

Il Viagra riduce il rischio di Alzheimer fino al 50%: lo studio

Una vulnerabilità specifica del cancro

Perché questo meccanismo non danneggia le cellule sane? I ricercatori hanno scoperto che le cellule tumorali hanno spesso una produzione ridotta di alcuni geni legati ai lisosomi, il che le rende molto più fragili e sensibili a questo blocco rispetto alle cellule normali. È come se il Viagra colpisse un “punto debole” specifico che le cellule sane non hanno.

Gli esperti invitano però alla cautela. È importante sottolineare alcuni punti fondamentali:

  • Prevenzione, non cura (per ora): i benefici maggiori sono stati osservati in chi assumeva il farmaco prima che il tumore venisse diagnosticato. Non ci sono ancora prove certe che iniziare a prendere il Viagra dopo la diagnosi garantisca lo stesso effetto.
  • Dati prevalentemente maschili: poiché il Viagra è prescritto quasi esclusivamente agli uomini, lo studio non ha potuto determinare con certezza se gli stessi benefici si applichino anche alle donne.
  • No al fai-da-te: il sildenafil è un farmaco che può avere effetti collaterali, come mal di testa, vampate di calore o problemi della vista, e può interagire negativamente con altri medicinali. Non deve assolutamente essere assunto senza controllo medico per scopi di prevenzione oncologica.

“Abbiamo valutato l’associazione tra utilizzo della diagnosi pre-cancro e sopravvivenza complessiva, in un’ampia coorte di pazienti oncologici – ha spiegato a Healthline Samah Hayek, epidemiologa senior al Clalit Research Institute e coautrice dello studio -. La nostra analisi ha incluso principalmente uomini perché il sildenafil viene prescritto soprattutto a loro. Di conseguenza non possiamo stabilire se un’associazione simili si osserverebbe nelle donne”. E ha chiarito: “Il nostro studio non ha esaminato se la somministrazione di Viagra ai pazienti dopo la diagnosi di cancro migliori gli esiti”. Pertanto, “i risultati sono incoraggianti, ma non significano che i pazienti oncologici debbano iniziare ad assumere Viagra”.

In sintesi, anche se in fase osservazionale, questa ricerca rappresenta comunque un passo avanti straordinario nella cosiddetta “riconversione dei farmaci”: l’idea di usare medicine sicure e già approvate per combattere nuove malattie. Se i futuri test clinici confermeranno questi dati, potremmo avere presto un nuovo, inaspettato alleato nella difesa contro la diffusione del tumore.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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