(Adnkronos) – Sono sei i candidati bengalesi che il Partito Democratico ha presentato nelle sue liste in vista delle elezioni comunali di Venezia, dove si presenta come sindaco il segretario regionale dem Andrea Martella. Si tratta di Kamrul Syed e Rhitu Miah per Venezia, Ali Afay e Sumiya Begum per la municipalità di Mestre Carpenedo, Tanzima Akter Nisha per quella di Chirignago Zelarino e Ali Hossain per quella di Favaro Veneto.
La comunità bengalese è una delle più numerose in Laguna e da tempo sta impegnando, anche con raccolte fondi – come avvenuto durante la festa di fine Ramadan – per la costruzione di una moschea a Mestre, che dovrebbe sorgere sul terreno di un’ex falegnameria in via Giustizia. Della comunità bengalese fa parte anche Prince Howlader, che in un primo tempo si diceva fosse in corsa per essere candidato nelle liste di Fratelli d’Italia, candidatura che poi è saltata.
“Nulla contro l’integrazione, ma questa lista, per come si presenta, sembra il riconoscimento di fatto di una separetezza, messa in piedi da una comunità che cerca di rappresentare se stessa e non la città di Venezia”, dice all’AdnKronos, Raffaele Speranzon, senatore veneziano di Fratelli d’Italia. “Se le persone vogliono integrarsi e diventare nostri cittadini, nel percorso della legge, non ci sono problemi, ma i problemi nascono invece se se si vuole solo rivendicare la propria diversità, di costumi, usanze e tradizioni che a volte confliggono con quello che caratterizza invece la nostra cultura, la nostra identità”.
Speranzon accusa il partito democratico per una operazione “chiaramente strumentale”. “Vogliono cercare di avere il voto di tutta la comunità dei bengalesi presenti nel territorio”. Mentre noi pensiamo “che le comunità possano avere tante sensibilità, che tra l’altro non credo possano essere ben rappresentate dal Pd, che su alcuni temi, come la famiglia, i diritti Lgbt, le adozioni, l’utero in affitto, si fa portatore di idee radicalmente diverse proprio da quelle della comunità che vorrebbbero rappresentare”.
Quindi “solo strumentalizzazione e nulla più”, sottolinea il senatore meloniano. “Il rispetto del valore del ruolo della donna -avverte Speranzon- per noi non è negoziabile, ci sono concezioni della donna lontane anni luce dai principi della nostra Costituzione. Vorrei capire come faranno le donne del partito democratico a condividere la loro lotta politica con chi quei principi li nega…”.
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