(Adnkronos) –
Donald Trump boccia la nuova proposta dell’Iran, allontana l’accordo per porre fine alla guerra e assesta una nuova stoccata all’Italia, ‘colpevole’ – come la Spagna e tutta la Nato – di non aver sostenuto gli sforzi americani. Il presidente degli Stati Uniti non risparmia nessuno nelle risposte alle domande dei giornalisti nel giardino della Casa Bianca. “Non sono soddisfatto”, dice riassumendo il giudizio sulla nuova offerta consegnata da Teheran al Pakistan, che continua a svolgere il ruolo di mediatore.Â
“I’m not happy”, dice Trump e la frase viene utilizzata anche per riassumere la posizione nei confronti di Italia e Spagna. Da giorni Trump prospetta l’ipotesi di ridurre il numero di soldati americani in alcuni paesi europei. Prima ha acceso i riflettori sulla Germania, poi si è spostato su Italia e Spagna. “Non sono contento di loro”, ripete, stigmatizzando il mancato sostegno dell’anima europea della Nato agli sforzi americani nella guerra. “Per loro -dice attribuendo arbitrariamente posizioni a Roma e a Madrid – va bene se l’Iran ha armi atomiche. Chiunque tolleri che l’Iran possieda un’arma nucleare non è molto intelligente”, sentenzia.Â
Le accuse all’Italia si aggiungono a quelle giĂ mosse nel passato recente e recentissimo. Ventiquattro ore prima, nello Studio Ovale, Trump ha risposto “probabilmente sì” alla domanda sull’ipotesi di ridurre il numero dei soldati statunitensi sul suolo italiano. Risalgono a metĂ aprile, invece, le critiche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. E’ molto diversa da quello che pensavo…”, le parole di Trump al Corriere della Sera il 14 aprile.Â
Italia e Spagna, ovviamente, non sono assolutamente favorevoli alla trasformazione dell’Iran in una potenza nucleare. Per Trump, lo stop al programma di arricchimento dell’uranio è il fulcro di ogni trattativa. “L’Iran vuole fare un accordo perchĂ©, di base, non ha piĂą un esercito. Ci sono grandi contrasti a Teheran, la leadership è divisa in 2-3 gruppi, magari anche 4. Anche i falchi vogliono fare un accordo. Lì, però, lasituazione è caotica. Vediamo cosa succede, ma direi che non sono contento. L’Iran sta chiedendo cose su cui non posso essere d’accordo. Abbiamo trattative in corso, ma loro non sanno nemmeno chi sia il loro leader e non è detto si arrivi ad un’intesa”, dice senza scendere nei particolari.Â
Secondo il Wall Street Journal, l’Iran avrebbe ammorbidito le proprie posizioni “nel tentativo di rilanciare i colloqui per terminare una situazione di stallo che si sta rivelando costosa per l’economia”. La nuova proposta fa un passo verso gli Stati Uniti con la disponibilitĂ a discutere le condizioni per l’apertura dello Stretto di Hormuz in parallelo alla valutazione delle garanzie americane di fermare gli attacchi e allentare il blocco dei porti iraniani. Finora Teheran ha considerato la rimozione del blocco navale come condizione primaria. Ora, invece, i vertici iraniani sarebbero disposti a discutere le questioni relative al dossier nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni statunitensi.Â
Trump, però, apparentemente tira dritto. “L’Iran non può avere armi nucleari”, è la linea rossa della Casa Bianca. Le opzioni si riducono alla scelta tra una forte escalation militare e la prosecuzione dei negoziati alla ricerca della fumata bianca: “Ci sono delle opzioni. Vogliamo andare lì, scatenare l’inferno su di loro e finirla per sempre?”, dice Trump prospettando la soluzione piĂą drastica. “Dal punto di vista umano, preferirei di no. Vogliamo intervenire pesantemente e annientarli o vogliamo fare qualcosa per un’intesa?”. La ripresa delle ostilitĂ non può essere esclusa del tutto. Trump, non a caso, è stato informato sui potenziali piani d’attacco, nel corso di un briefing con il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, e con il generale Dan Caine, il Capo dello Stato Maggiore congiunto americano dei nuovi piani per possibili attacchi contro l’Iran. “Abbiamo piĂą armi che mai, abbiamo piĂą del doppio delle dotazioni rispetto a quanto avevamo all’inizio” della guerra.Â
“Abbiamo risorse in molti paesi”, dice il presidente, che non ritiene di dover chiedere il via libera del Congresso per un’eventuale ripresa della guerra. La War Powers Resolution prevede che il presidente, a 2 mesi dall’inizio di una campagna militare, abbia bisogno dell’approvazione del Congresso per proseguire l’azione. “Molte persone considerano questa norma incostituzionale. Abbiamo una tregua in vigore, questo ci garantisce altro tempo”, dice Trump. Il presidente, in ogni caso, ha adottato passi formali per evitare lo stop: il 7 aprile, secondo la Cnn, ha notificato al Congresso la fine delle ostilitĂ . Formalmente, una nuova azione – secondo la Casa Bianca – ripartirebbe dal ‘giorno zero’.Â
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