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Referendum, non solo derby in musica Sal da Vinci-Vasco: nel ’74 Eurovision in onda in ritardo per voto sul divorzio

(Adnkronos) – Da una parte Sal Da Vinci con la sua ‘Per sempre sì’, dall’altra ‘C’è chi dice no’ di Vasco Rossi: anche la musica si schiera per il referendum sulla giustizia di domenica e lunedì prossimi. Se la canzone vincitrice di Sanremo è diventata il jingle perfetto per scandire i tempi nel comizio finale di Fratelli d’Italia a Milano della settimana scorsa, la pluridecennale hit del rocker di Zocca ha aperto, in una nuova veste e con un altro artista, il palco dei comitati del no di ieri a piazza del Popolo, ma tanti altri brani potrebbero essere ‘arruolati’ in questa tornata referendaria. In una sorta di ipotetica playlist, in effetti, sono molte altre le hit che nel titolo, e poi nel ritornello, si ‘schierano’, inconsapevolmente sia chiaro, a favore di uno o dell’altro schieramento. Proviamo qui a fare una carrellata, pescando qua e là nei repertori di musica leggera, dagli anni ’70 a oggi. 

Laura Pausini, per esempio, potrebbe andare bene tanto per chiudere un comizio referendario di Forza Italia, quanto per uno dei vari appuntamenti del campo largo in giro per l’Italia. La cantautrice romagnola intona, è vero, “Io sì”, la canzone con cui ha vinto il Golden Globe nel 2021, ma nel 2008 cantava anche “Invece no”. Dopo tutto, lei per prima aveva detto di non essere “dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che significa seguire un partito”.  

Chi, invece, non va bene per tutti i gusti è senza dubbio “Sì”, di Gigliola Cinquetti. Nel 1974, quando l’Ugola d’oro partecipò all’Eurovision portando sul palco di Brighton il brano, la Rai decise di rimandare la messa in onda del festival a dopo il 12 maggio, giorno in cui si votò per il referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio, proprio per evitare che si potesse influenzare il voto degli italiani. 

Perentori e facilmente arruolabili, ma nello schieramento opposto, poi, ci sono Mina e Gianni Bella, con la loro “No”. Sia per la Tigre di Cremona, sia per il cantautore di Catania il no è da rivolgere al proprio amato, non certamente a un referendum costituzionale, ma si tratta di una playlist, e tutto fa brodo. Anche Claudio Baglioni con la sua, manco a dirlo, “Noi no”, e questa sì che andrebbe bene per festeggiare la vittoria, se arriverà, in un comitato per il no lunedì. Così come “Come no” di Baby K se si volessero coinvolgere i più giovani e farli ballare al ritmo di reggaeton. 

Più giovani che, ancora, potrebbero trovarsi in “Sì, ah” di Frah Quintale. Certo, la canzone del rapper bresciano dovrebbe essere ‘zoomata’ solo in quelle paroline magiche da spot elettorale, ma come sound, per tenere viva l’attenzione, ci siamo. A differenza di “Certo che sì” di Pierdavide Carone, più romantica, meno da jingle, ma pur sempre ‘schierabile’. Infine, c’è “Dimmi di sì” dei Pooh, che con il suo ritmo trascinante sarebbe perfetta per essere canticchiata nel segreto dell’urna da chi questa riforma la vuole. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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