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Erosione e pressione antropica: lo studio dell’università di Pisa certifica la progressiva scomparsa del litorale

PISA – Il delicato equilibrio morfologico e biologico del tratto costiero compreso tra Pisa e Livorno è oggetto di una profonda e documentata alterazione. A certificarlo è un’indagine accademica condotta dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Regional Studies in Marine Science.

La metodologia e il quadro generale

L’impianto della ricerca si è basato su un rigoroso confronto temporale. Gli studiosi sono tornati a esaminare specifiche superfici di rilevamento della vegetazione (definite tecnicamente “plot”) le cui coordinate GPS erano state mappate in una precedente campagna di studi svoltasi tra il 2005 e il 2007. Il nuovo campionamento ha rivelato una drammatica contrazione degli ambienti dunali, evidenziando come, in diverse aree precedentemente sabbiose, oggi vi sia esclusivamente il mare. Un dato locale che si inserisce in un allarmante quadro nazionale: secondo i parametri della Direttiva Habitat dell’Unione Europea, in Italia ben l’89% di questi ecosistemi risulta attualmente in pericolo.

L’impatto dell’erosione a San Rossore

Le dinamiche di degrado assumono caratteristiche differenti a seconda dell’area esaminata. Lungo i 12 chilometri di litorale della Tenuta di San Rossore, racchiusi tra le foci dei fiumi Arno e Serchio, il principale fattore di criticità è rappresentato dall’erosione naturale. Delle 24 aree di campionamento originarie, i ricercatori sono riusciti a individuarne soltanto 13, essendo le restanti sprofondate sotto il livello del mare. Questo fenomeno si innesta su una tendenza storica già nota: le rilevazioni indicano che dal 1938 al 2005 la linea costiera è arretrata fino a 400 metri, con picchi di erosione pari a 6,8 metri annui. A tale depauperamento fisico si somma un’alterazione biologica, causata dalla proliferazione di specie vegetali invasive, tra cui l’Ailanthus altissima. La loro espansione sta determinando la sostituzione dei tipici spazi aperti sabbiosi con formazioni vegetali chiuse, incompatibili con l’habitat dunale.

La pressione antropica a Calambrone

Spostando l’analisi sui 3,5 chilometri della costa di Calambrone, la matrice del cambiamento risulta invece di natura prettamente antropica. L’indagine sui 28 plot di quest’area ha evidenziato la totale scomparsa delle sei stazioni di rilevamento collocate più in prossimità della riva vent’anni fa, oggi integralmente sostituite da stabilimenti balneari.

Il peso delle attività umane è quantificabile anche attraverso i dati dell’afflusso turistico, che nel 2024 ha registrato oltre 2,1 milioni di presenze sul litorale pisano. La professoressa Daniela Ciccarelli, esponente dell’Ateneo pisano, ha illustrato come la fruizione intensiva del territorio comprometta irreversibilmente il ciclo vitale della flora costiera. Le specie vegetali annuali più vicine al mare, come la Cakile maritima, sopravvivono ai mesi invernali conservando i propri semi sotto lo strato sabbioso. Tuttavia, l’intenso calpestìo e, soprattutto, le operazioni di pulizia meccanica delle spiagge condotte all’avvio della stagione balneare, comportano la sistematica rimozione di frutti e sementi insieme ai rifiuti, impedendo di fatto all’ecosistema di rigenerarsi e strutturarsi.

REDAZIONE

© Riproduzione riservata

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