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martedì 5 Maggio 2026
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Pisa, chirurgo arrestato: ignorava il divieto di avvicinamento all’ex famiglia

PISA – Il braccialetto elettronico avrebbe dovuto tenerlo lontano. Non è bastato. Un chirurgo vascolare in servizio all’Azienda ospedaliera universitaria pisana è finito in carcere dopo aver ignorato per più volte il divieto di avvicinamento all’ex moglie e al figlio minore, continuando a violare le restrizioni nonostante il dispositivo di controllo remoto già agganciato al polso. A eseguire il fermo sono stati gli investigatori della Squadra mobile di Pisa, che lo hanno trasferito nel carcere Don Bosco.

Una storia che andava avanti da tempo

Non si tratta di un episodio isolato. L’autorità giudiziaria aveva già ricostruito un quadro di condotte violente e vessatorie protratte nel tempo nei confronti della moglie e dei figli, elementi sufficienti a convincere i giudici a disporre l’allontanamento dalla casa familiare e l’applicazione del braccialetto elettronico. Misure che il professionista ha scelto di ignorare.

In almeno un’occasione si è presentato direttamente a casa dell’ex coniuge. In un’altra ha inseguito in auto la donna e il figlio minore, che secondo le testimonianze era rimasto molto spaventato dall’episodio. Fermato dagli agenti, il chirurgo ha cercato di attribuire le violazioni a un malfunzionamento tecnico del dispositivo. Una versione che non ha convinto gli inquirenti: se in un caso il braccialetto ha effettivamente mostrato un’imperfezione, negli altri le violazioni sono apparse deliberate, supportate dalle testimonianze dirette dei familiari.

La testimonianza che ha cambiato tutto

La svolta è arrivata quando la donna è stata ascoltata negli uffici della Squadra mobile. La sua testimonianza ha fornito agli agenti gli elementi necessari per agire: la situazione è stata immediatamente trasmessa alla Procura, che ha chiesto al tribunale di aggravare la misura cautelare già in vigore. La risposta non si è fatta attendere. Pochi giorni dopo il chirurgo era in cella.

A pesare sulla sua posizione anche una relazione redatta dalla direzione ospedaliera, che segnalava comportamenti ritenuti inidonei sul luogo di lavoro: un elemento in più che ha contribuito a convincere i giudici della necessità di una misura più severa.

REDAZIONE

© Riproduzione riservata

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