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martedì 28 Aprile 2026
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Dall’antica Persia al Reich: le mappe storiche di Pisa aprono al pubblico

PISA – La cartoteca dell’Università di Pisa apre per la prima volta al pubblico. Oggi, martedì 28 aprile, presso il dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere in via Paoli 15, è possibile accedere a un archivio cartografico che custodisce migliaia di carte geografiche antiche, alcune risalenti al Settecento, rimaste a lungo inaccessibili.

L’apertura è preceduta alle ore 16 dall’evento Maps Talks, con la presentazione del volume Map Talks. Dalla cartografia storica all’intelligenza artificiale geospaziale, a cura di Michela Lazzeroni, Antonello Romano e Paola Zamperlin, pubblicato nella collana editoriale del dipartimento. Dalle ore 18 è invece possibile visitare l’archivio, dove saranno esposte alcune delle mappe e degli atlanti più preziosi emersi durante il lavoro di catalogazione.

La collezione è di straordinaria ampiezza. Tra i materiali conservati figurano carte murali di inizio Novecento, collezioni di diapositive, plastici e circa 400 atlanti geografici che coprono un arco temporale dal Settecento ai giorni nostri. Sfogliando questi volumi si possono ritrovare i confini dell’antica Persia, l’estensione del Granducato di Toscana nell’Italia preunitaria, i dettagli urbanistici di una Roma in cui il Colosseo si trovava quasi in periferia, fino alle mire espansionistiche della Germania del Reich.

Il professor Paolo Macchia ha spiegato che l’enorme patrimonio è in fase di sistemazione e comprende tutta la base cartografica dell’Istituto Geografico Militare, arricchita nel tempo da elementi utili sia per la didattica che per la ricerca scientifica. Ha inoltre sottolineato che Pisa vantava una delle maggiori scuole di geografia a livello nazionale e che questo patrimonio diventa ora accessibile a tutti.

Il valore scientifico della cartoteca dell’Università di Pisa è confermato da un dato significativo: almeno 80 degli atlanti conservati risalgono a prima del 1900 e circa 60 non risultano censiti nel catalogo nazionale, configurandosi come copie uniche. Alcuni di questi volumi non sono reperibili nemmeno nei cataloghi delle principali biblioteche internazionali. Macchia ha concluso esprimendo la speranza che studiosi di altri atenei o semplici cittadini curiosi del passato prendano contatto con il dipartimento, ricordando che nella collezione ci sono mondi interi ancora da scoprire.

REDAZIONE

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