FIRENZE – Il mondo della cultura piange la scomparsa di Carlo Cecchi, uno dei giganti del teatro e del cinema italiano, spentosi all’età di 85 anni.
L’attore e regista è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Campagnano, alle porte di Roma, dalla collaboratrice domestica; una morte definita “inaspettata” da chi gli era vicino, arrivata a pochi giorni dal suo ottantasettesimo compleanno, che avrebbe festeggiato il prossimo 25 gennaio.
Nato a Firenze nel 1939, Cecchi ha incarnato l’essenza dell’intellettuale schivo e rigoroso, costruendo una carriera leggendaria basata sulla sottrazione e sul rifiuto dei compromessi commerciali. Legato da una profonda e storica amicizia a Elsa Morante, l’attore ha saputo trasporre nel suo lavoro una sensibilità letteraria unica, che gli valse nel 2007 il prestigioso Premio Gassman.
La sua cifra stilistica rimarrà per sempre impressa nelle storiche regie cechoviane, su tutte il celebre Ivanov, dove ricoprì il doppio ruolo di protagonista e direttore, rivoluzionando il modo di recitare il drammaturgo russo in Italia. Al cinema, la sua consacrazione definitiva arrivò nel 1992 con l’interpretazione di Renato Caccioppoli in Morte di un matematico napoletano di Mario Martone, un ruolo che restituì al pubblico tutta la sua capacità di dare corpo a tormenti interiori e genio assoluto.
Cecchi è stato l’attore feticcio per i grandi maestri della cinepresa: da Bernardo Bertolucci a Marco Bellocchio, passando per Pupi Avati e Ferzan Ozpetek. Nonostante il successo sul grande schermo, ha sempre rivendicato il primato del palcoscenico come luogo d’elezione per il rapporto ‘carnale’ con lo spettatore. Nel 2013, la sua generosità artistica lo portò ad accettare la sfida di Valeria Golino, che lo scelse come coprotagonista per il suo esordio alla regia in Miele, confermando la sua capacità di dialogare con le nuove generazioni di registi.
Con lui se ne va un interprete capace di rendere la parola teatrale un’arma di precisione, lasciando un vuoto incolmabile nella scena fiorentina e nazionale.
“Ho appreso con profonda tristezza della scomparsa di Carlo Cecchi, fiorentino,un gigante del teatro e un interprete straordinario che ha saputo portare la magia della scena in ogni gesto e parola”. Si apre così la dichiarazione dell’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti sulla morte del grande attore.
“Ricordo con ammirazione – prosegue l’assessora – la sua capacità unica di rendere ogni personaggio vivo e indimenticabile, dal teatro dell’assurdo ai grandi classici, sempre con quella dedizione che solo i veri maestri possiedono. Il suo sodalizio con Roberto Toni al Teatro Niccolini di Firenze è stato un esempio di passione e lungimiranza, capace di fare di quel teatro un luogo di innovazione e cultura per tutta Italia. La sua vita, avrebbe compiuto gli anni il 25 gennaio, e la sua carriera furono anche segnate da incontri e amicizie profonde, come quella con Elsa Morante, che raccontano la ricchezza umana e artistica di un uomo straordinario. Firenze e tutto il teatro italiano perdono un artista che ha lasciato un segno indelebile nel cuore di chi ha avuto la fortuna di vederlo sul palco o sul grande schermo. A chi gli è stato vicino va il mio affetto”.
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