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Frane, il 5 per cento del territorio regionale è in zona rossa: Pienza e Volterra i casi simbolo

FIRENZE – Le piogge incessanti di questo scorcio di gennaio 2026 hanno riacceso l’allarme frane in tutta la Toscana, mettendo a dura prova un territorio già strutturalmente fragile. Sotto la lente dell’Autorità di Bacino del Distretto dell’Appennino Settentrionale, guidata da Gaia Checcucci, ci sono i terreni sabbiosi e permeabili che poggiano su strati argillosi, un mix che con l’accumulo di acqua rischia di trasformarsi in una trappola geologica.

I numeri dell’emergenza

Secondo gli ultimi aggiornamenti del Piano di assetto idrogeologico (Pai), la mappatura della pericolosità in Toscana è preoccupante: 39852 aree P4 (pericolosità molto elevata): sono le cosiddette ‘zone rosse’: che coprono circa il 5% del territorio regionale. 108927 aree P3 (pericolosità elevata): interessano il 16% del territorio, pari a circa 32 chilometri quadrati. In queste zone, le norme urbanistiche sono rigidissime: vige il divieto assoluto di nuove costruzioni, piscine o interventi che non siano di pura manutenzione o consolidamento dell’esistente.

I casi simbolo: Pienza e Volterra

L’attenzione è massima su due perle del patrimonio toscano: Pienza (Siena) e Volterra (Pisa). A Pienza, l’alternanza tra sabbia e argilla provoca scorrimenti lenti verso valle. Grazie al via libera del Cipess, sono stati sbloccati 2 milioni di euro dai fondi di coesione 2021-2027 per interventi di drenaggio e monitoraggio, fondamentali per proteggere il Duomo e la cattedrale di Santa Maria Assunta.

A Volterra, invece, il quadro dei dissesti è più mutevole, imponendo un approccio flessibile basato su un monitoraggio costante. Come sottolineato da Gaia Checcucci, intervenire senza conoscenze certe in queste aree rischierebbe di peggiorare i movimenti del terreno anziché arrestarli.

Le nuove strategie: monitoraggio e prevenzione

Proprio in questi giorni la Regione Toscana ha siglato un protocollo d’intesa con l’Autorità di Bacino e l’Anbi per mettere a sistema la difesa del suolo e la gestione delle risorse idriche. L’obiettivo è duplice: contrastare il dissesto durante le ondate di maltempo e stoccare l’acqua per i periodi di siccità (come per il progetto Montedoglio in Val di Chiana).

Inoltre, il recente aggiornamento delle mappe del Piano di gestione del rischio alluvioni (Pgra 2027-2033), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 gennaio scorso, conferma la necessità di un cambio di passo nella prevenzione, incrociando i dati storici con i nuovi scenari dettati dal cambiamento climatico.

REDAZIONE

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