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In commissione i docenti della rete nazionale degli istituti tecnici: “Si rinvii la riforma”

FIRENZE – “Dopo aver ascoltato in audizione i docenti della Rete nazionale degli Istituti tecnici e le loro proposte, riferiremo all’assessora all’Istruzione Alessia Nardini gli elementi emersi, affinché la Regione possa farsi promotrice di un’interlocuzione con il ministero dell’istruzione e del merito. L’obiettivo è portare alla sua attenzione le criticità evidenziate e chiedere l’apertura di un momento di ascolto e confronto sulla riforma”. Lo ha dichiarato la presidente della commissione cultura del consiglio regionale, Diletta Fallani (Avs), al termine dell’audizione dei docenti aderenti alla Rete nazionale degli Istituti tecnici, impegnati da mesi a evidenziare gli effetti dell’introduzione della riforma ministeriale.

Nel corso dell’audizione, i docenti hanno consegnato alla commissione il documento nazionale con cui illustrano la situazione e avanzano alcune proposte di modifica. Secondo quanto esposto, la riforma incide sull’organizzazione scolastica, sulla qualità dell’offerta formativa, sulle aspettative delle famiglie e rischia di produrre ricadute anche sul sistema produttivo.

Le famiglie hanno spiegato i docenti, “a settembre si troveranno con figli iscritti a un percorso di studi diverso da quello presentato durante gli open day e sulla base del quale avevano effettuato la loro scelta“. Tra gli aspetti maggiormente segnalati vi è il superamento del biennio unico, sostituito da un percorso di specializzazione fin dal primo anno. “Il biennio unico va reintrodotto – hanno affermato i docenti – perché consente agli studenti di maturare una scelta consapevole del successivo indirizzo di specializzazione e garantisce una preparazione più solida anche in vista dell’accesso agli studi universitari”. È stata inoltre richiesta la reintroduzione delle due ore eliminate al quinto anno, una di italiano e una dedicata alle discipline tecniche.

Secondo la Rete nazionale degli Istituti tecnici, la riforma potrebbe avere conseguenze anche sul tessuto produttivo. “Le aziende rischiano di trovare tecnici preparati a eseguire, ma con minori strumenti per innovare – hanno osservato i docenti – con possibili ripercussioni sulla competitività dei distretti produttivi e, nel tempo, sul piano sociale”.

Per queste ragioni, i docenti hanno chiesto alla Regione di promuovere un confronto con il ministero dell’istruzione e del merito, sollecitando il rinvio dell’entrata in vigore della riforma.

REDAZIONE

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