Un sistema fiscale che perde la sua progressività per i contribuenti più facoltosi, risultando nei fatti meno oneroso per il sette per cento più ricco rispetto al restante novantatré per cento della popolazione. È quanto emerge da una ricerca condotta da un gruppo di studiosi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, della LMU di Monaco e dell’Università della Calabria, pubblicata sulla rivista Review of Income and Wealth.
Utilizzando i dati aggiornati della Banca d’Italia sulla distribuzione della ricchezza, l’indagine mette in luce come i rendimenti del capitale varino notevolmente all’interno della popolazione. Se per la grande maggioranza dei cittadini tali rendimenti si mantengono stabili attorno al due e mezzo per cento, salgono a quasi il cinque per cento per lo zero virgola uno per cento più ricco. Questa eterogeneità incide sul prelievo effettivo: lo zero virgola uno per cento più abbiente sostiene un’aliquota effettiva del trentadue virgola sei per cento, a fronte del circa quarantacinque per cento pagato da un lavoratore dipendente della classe media. Per il sette per cento più fortunato, il carico fiscale risulta complessivamente inferiore rispetto al resto dei contribuenti, ponendosi in contrasto con i principi di progressività indicati dall’articolo cinquantatré della Costituzione.
Gli autori dello studio propongono interventi correttivi basati su modelli di tassazione ottimale, ipotizzando tre diverse strade: un sistema unificato tra redditi da lavoro e da capitale, l’applicazione di imposte differenziate oppure interventi mirati esclusivamente sui redditi da capitale. Misure di questo tipo porterebbero l’aliquota media effettiva per il sette per cento più ricco a salire, raggiungendo il sessanta per cento per lo zero virgola uno per cento con i patrimoni più elevati.
Una soluzione alternativa discussa nella ricerca riguarda l’introduzione di un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni netti del sette per cento più ricco degli italiani, con aliquote comprese tra lo zero virgola uno e l’uno virgola tre per cento per la fascia più alta, composta da circa cinquantamila individui con un patrimonio medio superiore ai venti milioni di euro. Secondo le stime, un’imposta netta dell’uno virgola tre per cento applicata sull’uno per cento più ricco genererebbe circa trenta miliardi di euro all’anno, che scenderebbero a tredici miliardi e mezzo limitando il prelievo allo zero virgola uno per cento e a circa due miliardi circoscrivendolo ai soli miliardari.
Le risorse così ottenute, secondo i ricercatori, permetterebbero di riequilibrare il carico tributario alleggerendo la pressione sulla classe media e sui redditi bassi, destinando fondi significativi a settori chiave come la sanità, l’istruzione e gli investimenti per la transizione ecologica.
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