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Depressione, ansia e panico: il volto della salute mentale italiana è donna

Oltre 845.000 persone in Italia hanno cercato aiuto per la propria salute mentale nel corso del 2024, varcando le soglie di un Dipartimento di Salute mentale (Dsm). Ma dietro questo numero si nascondono tre fratture profonde che attraversano il Paese: un disagio che colpisce le donne con tassi di depressione doppi rispetto agli uomini, una nuova ondata di sofferenza tra i giovanissimi (18-24 anni) e un sistema di cure “a macchia di leopardo” dove risiedere in una regione piuttosto che in un’altra può determinare la qualità e la quantità dell’assistenza ricevuta.

È l’ultimo Rapporto Salute mentale 2024 del Ministero della Salute ad offre una fotografia impietosa di un sistema sotto pressione, dove il Pronto Soccorso è diventato troppo spesso l’unico filtro per l’ansia e il panico.

L’abisso della depressione femminile

Uno degli aspetti più evidenti che emerge dal Rapporto è la marcata differenza di genere nella manifestazione del disagio psichico. Il 55,9% degli utenti assistiti è di sesso femminile. Se da un lato la popolazione maschile presenta tassi più elevati per disturbi schizofrenici, abuso di sostanze e ritardo mentale, le donne dominano statisticamente l’area dei disturbi affettivi e nevrotici.

Il dato sulla depressione è eclatante: il tasso di prevalenza tra le donne è quasi il doppio rispetto a quello degli uomini, con 46,5 casi ogni 10.000 abitanti contro i 27,0 della controparte maschile. Questa disparità si riflette anche nei dati sui nuovi ingressi nei servizi (tasso di incidenza), dove le donne rappresentano la quota maggioritaria dei nuovi pazienti (151.417 contro 121.080 uomini). Anche lo stato civile sembra giocare un ruolo: mentre la maggioranza dei pazienti maschi è celibe (40,7%), tra le donne assistite si registra una quota significativa di coniugate (26,9%) e nubili (30,8%).

L’urto sui giovani (18-24 anni)

Mentre l’utenza complessiva dei servizi riflette l’invecchiamento demografico dell’Italia – con il 66,3% dei pazienti che ha più di 45 anni – i dati sui nuovi casi accendono un faro preoccupante sulle nuove generazioni. Nel 2024, i tassi di nuovi utenti nella fascia d’età 18-24 anni sono risultati particolarmente elevati: 105,6 per 10.000 abitanti tra le ragazze e 82,4 tra i ragazzi. Questi giovani si rivolgono ai servizi per la prima volta nella vita, spesso manifestando l’esordio di disturbi gravi che richiedono una diagnosi precoce.

È significativo notare che, tra i nuovi utenti, quasi il 60% ha meno di 55 anni, segnale di una pressione crescente sulle fasce di popolazione in età lavorativa e formativa.

Il divario tra Nord e Sud

Il Rapporto mette a nudo, inoltre, profonde disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. Il tasso di assistenza nazionale medio è di 171,9 utenti ogni 10.000 abitanti, ma il divario tra le regioni è abissale:

  • La Liguria detiene il record di assistenza con 447,2 utenti per 10.000 abitanti.
  • Le Marche presentano il valore più basso con soli 119,1 utenti.

Anche la capacità di attrarre “nuovi pazienti” (incidenza) varia drasticamente: si passa dal tasso minimo delle Marche (25,7) ai picchi della Valle d’Aosta (118,5) e della Calabria (106,4). Queste differenze non riflettono solo una diversa diffusione del disagio, ma anche una diversa capillarità e organizzazione dei servizi sul territorio.

Le risorse investite seguono questa logica frammentata. A fronte di una spesa media pro-capite nazionale di 75,2 euro per l’assistenza psichiatrica, le regioni mostrano modelli di finanziamento e dotazioni di personale molto differenti. Ad esempio, la dotazione di posti letto in degenza ordinaria è mediamente di 9,2 ogni 100.000 abitanti a livello nazionale, ma oscilla fortemente tra le realtà locali. Il valore più alto si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano, che dispone di 17,8 posti letto ogni 100.000 abitanti. Seguono il Veneto con 15,0 e la Valle d’Aosta con 14,3. Al capo opposto si trova il Friuli-Venezia Giulia, con l’offerta più bassa d’Italia pari a soli 3,6 posti letto ogni 100.000 abitanti. Altre regioni con valori significativamente sotto la media nazionale sono la Campania (4,2), l’Umbria (5,5) e la Calabria (6,1).

La carenza di psicologi e l’assedio ai Pronto Soccorso

Nonostante la domanda di salute mentale sia in crescita, il sistema pubblico fatica a offrire risposte che vadano oltre il trattamento farmacologico. Il personale dei Dipartimenti di Salute mentale è composto per il 37,0% da infermieri, mentre i medici psichiatri rappresentano il 14,5% e gli psicologi appena il 7,0%. Questa carenza di figure dedicate alla psicoterapia si scontra con un aumento costante del consumo di farmaci: nel 2024 sono state erogate oltre 39 milioni di confezioni di antidepressivi in regime convenzionato.

Il risultato di questa carenza di filtri territoriali è l’esplosione delle urgenze: nel 2024 sono stati registrati 636.113 accessi in Pronto Soccorso per cause psichiatriche. Oltre un terzo di questi (36,2%) è legato a sindromi nevrotiche e attacchi di panico e crisi d’ansia acute che non hanno trovato risposta nei centri territoriali.

Inoltre, un dato critico riguarda la continuità assistenziale: solo il 38,6% dei pazienti dimessi da un ricovero psichiatrico riceve una visita di controllo entro i primi 14 giorni. Una lacuna che espone i soggetti più fragili a un alto rischio di ricadute e di nuovi ingressi in emergenza.

Infine, il passaggio dal 2023 al 2024 rivela un sistema sanitario in fase di potenziamento ma ancora sotto forte stress. Nonostante una lieve diminuzione del volume assoluto di utenti (circa 8.500 in meno), il sistema ha intercettato una quota maggiore di popolazione, con un aumento del tasso di assistenza standardizzato e un rafforzamento del personale pubblico (oltre 4.000 operatori in più). Se da un lato migliora la continuità assistenziale post-ricovero (+2,1%), dall’altro preoccupa l’impennata di accessi ai Pronto Soccorso (+62.000 casi), segno di un malessere che fatica ancora a trovare filtri territoriali efficaci prima di arrivare all’emergenza.

Per rispondere a queste sfide, il Ministero ha varato il nuovo Piano di Azioni Nazionale 2025-2030, con l’obiettivo di rendere la salute mentale una priorità trasversale del sistema sanitario.

 

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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