32.1 C
Pisa
giovedì 18 Giugno 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Frederiksen: “Social media? Preferirei che mio figlio fumi”

“Se oggi avessi dei figli piccoli, preferirei che fumassero piuttosto che lasciarli da soli sui social media”. Così la premier danese Mette Frederiksen è intervenuta al summit sull’intelligenza artificiale e la sicurezza dei minori a Copenaghen.

La premier è stata criticata per queste dichiarazioni e si è poi scusata su Facebook, chiarendo che l’intenzione era provocatoria, non letterale: “Non voglio che i bambini fumino, né che siano lasciati soli su piattaforme dove rischiano danni psicologici, adescamento, ricatti”.

Intanto, la frase aveva già innescato il dibattito auspicato da Frederiksen. Perché non sappiamo ancora tutte le conseguenze degli algoritmi su bambini e adolescenti, e quello che sappiamo non è rassicurante.

Già nel recente passato la premier socialdemocratica ha lanciato l’allarme con frasi nette: “Abbiamo scatenato un mostro”, “mai prima d’ora ci sono stati così tanti bambini e giovani che soffrono di ansia e depressione”, “gli smartphone e i social hanno rubato l’infanzia dei nostri figli”.

La battaglia di Frederiksen contro l’abuso del digitale

Da anni la Danimarca è in prima linea nella regolamentazione dei device in età scolare: il governo ha già vietato i telefoni cellulari in tutte le scuole primarie e secondarie inferiori, fino ai 16 anni. A ottobre 2025, durante il discorso di apertura del Parlamento, la premier aveva annunciato l’intenzione di vietare l’accesso ai social media per i minori di 15 anni, lasciando ai genitori la possibilità di concederlo a partire dai 13. L’approvazione della legge è prevista per metà del 2026.

La frase sul fumo non è, quindi, uno scivolone isolato. È la traduzione retorica di una scelta politica già operativa.

Quasi tutti online, quasi sempre

Per capire perché Frederiksen abbia scelto quel paragone, servono i numeri. Secondo Eurostat, nel 2025 l’89,3% dei giovani tra i 16 e i 29 anni nell’Ue usa i social network, contro il 67,3% della popolazione totale. Nel 2024, la Commissione europea stimava che l’84% dei giovani partecipi attivamente ai social media (pubblica, commenta, interagisce) e che il 96% di questa fascia d’età sia online ogni giorno.

In un’analisi su giovani di 15–27 anni in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito (2024), i social media risultano il primo mezzo di consumo quotidiano, con una media di 3 ore e 16 minuti al giorno, più dello streaming on-demand (2 ore e 23 minuti) e della televisione tradizionale (1 ora e 28 minuti). Dati coerenti con quanto rilevato dal Joint Research Centre della Commissione europea: nel 2022, il 37% dei quindicenni nell’Ue trascorreva più di tre ore al giorno sui social nei giorni feriali, con una quota che in alcuni paesi supera il 40%.

I danni reali dei social

L’Oms Europa, in un rapporto pubblicato nel settembre 2024, ha documentato una crescita netta dell’uso problematico dei social media tra gli adolescenti: dal 7% del 2018 all’11% del 2022, su un campione che copre decine di Paesi europei. L’“uso problematico” non è sinonimo di uso intensivo, ma indica una perdita di controllo associata a interferenze con il sonno, la scuola, le relazioni e la salute mentale. La stessa ricerca mette in relazione questo pattern con aumento dei sintomi depressivi, riduzione del benessere percepito e disturbi del sonno.

Un elemento particolarmente rilevante in prospettiva demografica è che i danni non sono distribuiti in modo uniforme. Le ragazze mostrano tassi di uso problematico più alti dei ragazzi, così come livelli più elevati di ansia e depressione correlati all’uso dei social. Il Parlamento europeo ha già chiesto alla Commissione spiegazioni sulle politiche di risposta, citando esattamente i dati Oms sull’11% di adolescenti a rischio.

E il fumo? Meno di prima, ma con nuove forme

Tornando alla frase di Frederiksen, si evidenzia che il fumo, tra i giovani europei, è oggettivamente in calo. I dati Espad 2024, il più grande studio europeo sul consumo di sostanze tra gli studenti, condotto in 35 paesi nella primavera e autunno 2024, documentano che il fumo di sigaretta tra i 15–16enni si è dimezzato negli ultimi trent’anni: la prevalenza nella vita è scesa dal 68% del 1995 al 32% del 2024, e il fumo quotidiano è passato dal 20% all’8%.

Ma c’è un ma. Le sigarette elettroniche, le cosiddette svapo, hanno cambiato il modo di fumare. Quando si considerano sigarette e sigarette elettroniche insieme, la percentuale di studenti 15–16enni che ne fa uso quotidiano sale al 14%, quasi il doppio rispetto al 2019, quando era al 7,9%. In Bulgaria e Ungheria si arriva al 25%.

Inoltre, per la prima volta nella storia di questo monitoraggio, le ragazze fumano e svapano quotidianamente più dei ragazzi: 15% contro 12%. L’Oms attribuisce questo sorpasso a strategie commerciali dell’industria del tabacco esplicitamente rivolte al pubblico femminile.

Sulle conseguenze: “Svapare riduce ormone utile per la fertilità femminile”: la ricerca

In questo scenario, l’Oms Europa ha stimato che circa 4 milioni di adolescenti tra i 13 e i 15 anni nella Regione europea usano prodotti del tabacco, e che la stessa Regione è quella con la più alta prevalenza mondiale di uso di sigarette elettroniche tra i 13–15enni: il 14,3%. I danni restano gravi e documentati: dipendenza da nicotina, effetti sullo sviluppo cerebrale in adolescenza, rischio cardiovascolare e respiratorio a lungo termine, e una correlazione robusta con l’inizio precoce dell’uso di altre sostanze.

Due rischi diversi, una domanda comune

La forza, e il limite, del paragone di Frederiksen è che confronta danni non comparabili per tipo, meccanismo e popolazione esposta. Il fumo produce danni fisici certi, quantificabili e letali nel lungo periodo. I danni dei social sono prevalentemente psicologici, più difficili da misurare, spesso invisibili ai genitori, e non ancora del tutto compresi nelle loro implicazioni di lungo periodo su generazioni che sono cresciute interamente in questo ambiente.

Eppure, la domanda sottostante è la stessa: quanto rischio siamo disposti ad accettare per i nostri figli quando il rischio è normalizzato? Il fumo degli anni Settanta era normale. Lasciare soli un bambino di dieci anni per ore su una piattaforma progettata per massimizzare il tempo di attenzione è normale oggi. Frederiksen ha scelto di mettere le due normalizzazioni a confronto. Non per dire che i social sono come le sigarette. Ma per chiedersi se, tra vent’anni, ci chiederemo come abbiamo fatto a non intervenire subito.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Pisa
cielo sereno
32.1 ° C
34.7 °
31.1 °
46 %
2.7kmh
10 %
Gio
31 °
Ven
33 °
Sab
30 °
Dom
31 °
Lun
33 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS