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Appello per la resilienza e sovranità tecnologica, le nuove direttrici della difesa nazionale

(Adnkronos) – Durante la sesta edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit, svoltasi a Roma presso Palazzo Simonetti Odescalchi, istituzioni e vertici della difesa hanno delineato una strategia comune per rafforzare la resilienza del Paese. Il confronto, promosso dall’ANGI– Associazione Nazionale Giovani Innovatori in collaborazione con il Parlamento Europeo, ha confermato come il dominio digitale sia ormai il luogo in cui si misura la capacità di uno Stato di mantenere la continuità operativa anche sotto pressione estrema. 

Il ministro Nordio, nel suo intervento, ha sottolineato come il ricorso all’innovazione appaia sempre più urgente a fronte dei cambiamenti climatici che insistono sul nostro territorio e dell’attesa esponenziale crescita della domanda energetica. “Le minacce cybernetiche sono un rischio crescente nelle nostre comunità, che riguarda certamente i singoli cittadini e la loro privacy, ma che possono pericolosamente colpire le pubbliche amministrazioni, danneggiare le imprese e anche le preziose infrastrutture energetiche che servono alla nostra sicurezza. Una grande attenzione comune a questi temi, senza sottovalutazioni, che parta proprio dalla spinta dei più giovani, può essere la migliore risposta verso uno sviluppo sostenibile anche a livello sociale, che per affermarsi ha bisogno di una società del domani più connessa e più sicura”, ha detto il Ministro della giustizia nel suo intervento attraverso il suo video messaggio.  

 

 

“Oggi la cybersicurezza non può più essere letta come una semplice disciplina tecnica di protezione. Sta diventando sempre più chiaramente una infrastruttura di sovranità e una componente diretta della potenza nazionale. Per troppo tempo la cyber è stata trattata come una materia da specialisti, da compliance o da adempimento. Ma il punto, ormai, è un altro. Il dominio digitale è il luogo in cui si misura la capacità di uno Stato, di una filiera industriale e di un sistema-Paese di mantenere il comando sotto pressione, assorbire l’urto, preservare continuità operativa e non cedere libertà di azione nei momenti di crisi. La domanda decisiva, quindi, non è più soltanto “quanto siamo protetti?”, ma “quanto siamo in grado di restare operativi, lucidi e autonomi quando l’attrito aumenta?”. Perché la dimensione cyber contemporanea non è più soltanto una guerra di accesso: è una guerra di resistenza, sincronizzazione, resilienza e tenuta strategica. I sistemi maturi non si distinguono perché non vengono mai colpiti. Si distinguono perché, anche quando vengono colpiti, non perdono coerenza, catena decisionale e capacità di reazione. È qui che serve un cambio di mentalità: non basta più costruire difese, bisogna costruire profondità. Profondità tecnologica, industriale, istituzionale e culturale. Perché senza profondità non c’è deterrenza, e senza deterrenza non c’è vera sovranità. In questo quadro, anche la collaborazione pubblico-privato deve smettere di essere una formula e diventare una vera architettura operativa permanente. Le minacce non rispettano i confini amministrativi, non distinguono tra rete civile e infrastruttura critica e sfruttano esattamente le zone di frizione tra competenze, filiere e responsabilità. Il vero salto di qualità, oggi, è questo: non dobbiamo soltanto rendere più sicuri i sistemi, dobbiamo rendere più resistenti e resilienti le organizzazioni. In altre parole, dobbiamo renderle capaci di continuare a funzionare, decidere e coordinarsi anche mentre l’attacco è in corso. Questa, in fondo, è la differenza tra cybersecurity e cyber defence: la prima protegge, la seconda garantisce la tenuta funzionale del sistema sotto ostilità. Ed è per questo che la cybersicurezza non è più soltanto un costo di protezione. È una delle condizioni essenziali della libertà di azione di un Paese, della sua capacità di deterrenza e della sua stabilità strategica”. Così Pierguido Iezzi Cyber BU Director Maticmind S.p.A, Strategic Director Zenita Group. 

 

 

 

Amm. Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare NATO, ha commentato invece così nel suo video messaggio: “Geopolitica e difesa strategica, intelligenza artificiale, futuro crittografico, Cybercrime, infrastrutture critiche, aerospazio, digital transformation sono temi vasti, ma soprattutto sono temi molto, molto attuali e oggi più che mai sono temi inseparabili. Il punto centrale è molto semplice: il confine tra il mondo fisico e il mondo digitale è sempre più sottile. Le minacce si muovono tra reti, infrastrutture, informazione, spazio, industria e anche società. E la sicurezza non si costruisce a compartimenti stagni. Per descrivere questa realtà uso un concetto nuovo: cybrid. Cybrid significa fusione tra cyber e hybrid. Significa che oggi si agisce nel dominio digitale e nel mondo reale insieme, in continuità, nello stesso momento. Non prima uno, poi l’altro, ma entrambi in modo coordinato, in modo complementare, in modo sempre più rapido. In questo scenario il vero fattore decisivo direi che è il tempo. Tempo di comprendere, tempo di decidere, tempo di innovare, tempo di proteggere e tempo di reagire. Nell’era del cyber e dell’intelligenza artificiale non basta avere strumenti avanzati. Serve velocità mentale. Serve coordinamento. Serve capacità di adattamento. Vince chi riduce i tempi tra l’osservazione, la decisione e l’azione. Vince chi sa imparare prima degli altri. Vince chi trasforma l’innovazione in capacità concreta.
 

 

 

 

Questo vale per le forze armate, ma vale per le istituzioni, vale per l’industria, vale per la ricerca. E vale in modo speciale per i giovani. Ai giovani, ai giovani innovatori, voglio dire questo: osate. Lo diceva Steve Jobs. Ve lo ripeto anche io. Non accontentatevi di migliorare solo ciò che esiste già. Provate a immaginare ciò che ancora non esiste. Nelle fasi di cambiamento rapido spesso non prevale chi è soltanto il più forte, prevale chi vede prima, chi collega discipline diverse, chi unisce competenza, creatività e anche coraggio”. 

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