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Addio a Carlo Ginzburg, lo storico che rivoluzionò gli studi con la microstoria

PISA – Il mondo della cultura piange la scomparsa di un intellettuale che ha rivoluzionato il modo di guardare al passato. Si è spento all’età di 87 anni lo storico Carlo Ginzburg, uno degli studiosi italiani più noti e tradotti a livello internazionale, il cui percorso scientifico e umano è rimasto indissolubilmente legato alla città toscana.

Nato a Torino il 15 aprile 1939, figlio del letterato antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, era arrivato all’ombra della torre pendente alla fine degli anni Cinquanta. Vincitore del concorso per la Scuola Normale Superiore, a Pisa visse gli anni decisivi della sua formazione universitaria, laureandosi in lettere nel 1961 e stringendo legami intellettuali che avrebbero orientato le sue primissime ricerche d’archivio sulla stregoneria e sui verbali del Sant’Uffizio.

L’approccio che ha reso celebre lo storico si basava sull’analisi di casi minuti e vicende individuali per comprendere dinamiche sociali di portata molto più ampia. Dopo aver insegnato a Bologna e nella prestigiosa università statunitense Ucla di Los Angeles, nel 2006 era tornato trionfalmente a Pisa, chiamato a ricoprire la cattedra di Storia delle culture d’Europa nell’ateneo di piazza dei Cavalieri, dove ha tenuto corsi affollatissimi fino al 2010 prima di ricevere il titolo di professore emerito.

Tra le sue opere più importanti figura I benandanti, pubblicato nel 1966 e nato proprio dagli stimoli metodologici maturati durante il soggiorno pisano. Dieci anni più tardi, nel 1976, diede alle stampe Il formaggio e i vermi, incentrato sulla figura del mugnaio cinquecentesco Domenico Scandella, detto Menocchio, un testo diventato un pilastro della letteratura storiografica mondiale.

Nel corso della sua carriera si era occupato anche di vicende giudiziarie contemporanee con il saggio Il giudice e lo storico del 1991, incentrato sul processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. In quel volume l’autore propose un parallelismo tra l’attività della magistratura e i criteri d’inchiesta dell’Inquisizione, ribadendo la necessità del ricorso alle prove materiali contro le correnti dello scetticismo.

Fermamente convinto che il ricercatore dovesse lasciarsi sorprendere dal caso, aveva collaborato con le maggiori case editrici italiane, trasferendo le sue pubblicazioni da Einaudi ad Adelphi, Feltrinelli e Quodlibet. La scomparsa di Carlo Ginzburg lascia un vuoto profondo negli studi sull’età moderna e nell’istituzione pisana che lo ha visto prima brillante allievo e poi docente di fama mondiale.

Swamy Cancelli

© Riproduzione riservata

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