Contare ciò che sembra impossibile da contare. È questa la sfida vinta da un team di ricercatori degli Atenei di Pisa e Firenze. Lo scenario è l’isola di Giannutri, trasformata per l’occasione in un laboratorio naturale. Qui è stato validato per la prima volta un metodo innovativo per censire le api impollinatrici.
Il problema è globale. Gli insetti diminuiscono a vista d’occhio, ma monitorarli è difficilissimo. Sono piccoli, veloci e numerosi. Finora, per stimali, servivano spesso catture e marcature. Pratiche invasive e rischiose per la biodiversità. Lo studio toscano cambia le regole.
Il nuovo protocollo si basa su campionamenti a vista lungo percorsi prestabiliti. I ricercatori contano gli esemplari osservati e ne stimano la distanza. Una tecnica solitamente usata per grandi vertebrati, ora adattata con successo al microcosmo degli insetti.
Sull’isola sono state monitorate tre specie. Due sono selvatiche e in declino: l’Anthophora dispar e il Bombus terrestris. La terza è l’ape da miele allevata (Apis mellifera). Proprio quest’ultima è stata la chiave di volta. “Conoscendo il numero esatto delle api domestiche presenti – spiega Claudia Bruschini dell’Università di Firenze – abbiamo potuto verificare l’efficacia del calcolo anche per quelle selvatiche”.
I risultati, pubblicati sulla rivista della Royal Entomological Society, sono incoraggianti. Le stime si sono rivelate affidabili. Il metodo ha saputo leggere gli andamenti stagionali e l’influenza del meteo.
“È un approccio promettente e non invasivo“, sottolinea il professor Alessandro Cini dell’Università di Pisa. Fino a oggi mancavano strumenti simili. Ora la scienza ha un’arma in più. Una tecnica potente per monitorare e proteggere gli impollinatori senza interferire con la loro vita. Un passo avanti decisivo per la tutela della biodiversità.
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